La tecnica della scala per i bond

La parola ladder in inglese significa scala e proprio la scalettatura di un investimento obbligazionario è una delle strategie migliori per evitare di subire passivamente un eventuale rialzo dei tassi di interesse nei prossimi mesi o anni.

Sappiamo che la duration di un investimento ha una valenza quasi pari a quella del rendimento (ne abbiamo parlato qui), soprattutto nella fase di consapevolezza del rischio che stiamo correndo quando investiamo.

Se intendiamo portare a scadenza un’obbligazione o pensiamo di mantenere per 10-15 anni un fondo obbligazionario o un Etf allora non ci sono problemi di capitale, lo recupererete certamente, ma se queste non sono le nostre finalità o se vogliamo essere in grado di sfruttare in modo più consistente un rialzo dei tassi il laddering è la vostra strategia.

Premessa, il cosiddetto bond ladder non si fa con fondi o ETF. Servono singole obbligazioni. Qualche mese fa Fidelity ha pubblicato una sorta di linee guida per coloro che decidono di adottare questa strategia.

La tabella, seppur in inglese, non ha bisogno di grandi presentazioni.

ladder
Fonte Fidelity.com

Si comprano 5 bond con scadenze intervallate di 2 anni e poi si rinnova quello arrivato a scadenza con uno a scadenza più lunga a 10 anni. In questo modo si riducono i costi di transazione (il rimborso solitamente non si paga) e soprattutto si acquista una scadenza lunga con rendimenti probabilmente più elevati tramite l’incasso dell’obbligazione arrivata a scadenza. Continua a leggere

Grafici della settimana

Forse le elezioni francesi sono solo una scusa, ma stando ai grafici la Francia potrebbe essere il  motore turbo del nuovo Euro. Una rottura bullish che fa commuovere gli analisti tecnici.

Voilà Monsieur CAC40

A proposito, per i disfattisti che come anziani frequentatori di fumosi bar continuano a ricordarci i crolli del 2000 e del 2007… ecco Mister Msci World, nuovo massimo storico e mi sa tanto che il più classico dei return move l’ha già messo alle spalle.

E intanto zitto zitto il caro vecchio Donald sta preparando il terreno ad una nuova spinta al Pil americano con un pò di sana svalutation.

Ingolositi e delusi

Da almeno un paio di anni un piccolo spicchio del mio portafoglio di investimento utilizza una strategia molto simile a quella presentata nel post “Investire nei bond che rendono di più, una strategia alla prova della storia”.

Simile ma non identica, visto che ritengo in questo caso specifico importante il momentum di ingresso. Non posso certamente affidarmi a fondi o ETF per questo tipo di strategia e i modesti importi possono tranquillamente sopportare l’inevitabile volatilità futura legata anche all’acquisto di scadenze molto lunghe. Basse commissioni, tassazione al 12.5% (tendo a preferire dei liquidi sovranazionali in valute emergenti) e tanto rendimento da flusso cedolare. Visto così sembra il mondo perfetto, ma ovviamente ad alto rendimento corrisponde alto rischio di perdite in conto valutario. Per questo, ritengo fondamentale  acquistare solo a certe condizioni tecniche dei rispettivi cross valutari.

Come ben sapete, le mie “guide” in questo campo sono gli amici di Age Italia ai quali regalo un doppio spot gratuito. Continua a leggere

145 anni investiti in borsa per guadagnare solo in 10

Se l’orizzonte temporale è importante, rimanere investiti senza distrarsi troppo lo è altrettanto. Il grafico seguente l’ho scovato sul blog ofdollarsanddata.com ed è basato sulle performance mensili reali della borsa americana (comprensive di dividendi al netto dell’inflazione) estrapolate dal database di Robert Shiller.

Il titolo è provocatorio, ma assolutamente corretto. Dal 1871 al 2016 sono passati 1751 mesi. In questi 1751, compensando profitti e perdite, solo il 7% del tempo ha fornito un valore tale da far avanzare il montante finale dell’investimento. Il 7% sono circa 122 mesi e quindi 10 anni.

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Partendo dal 1871 ed arrivando a fine 2016, il colore blu ci mostra il periodo di tempo che di fatto ha aggiunto valore in termini reali all’investimento. Stiamo parlando del 7% del tempo appunto. Continua a leggere

Imprevedibile Futuro

pacco

Quando decidiamo di investire, ad esempio 100 Euro, con un orizzonte temporale di 5, 10, 20 o 30 anni, creiamo nella nostra mente e nel nostro foglio di Excel un capitale ipotetico finale che potremo riscattare. Ma quali certezze abbiamo nel momento della simulazione iniziale?

Rendimento? No. Il tasso annuo composto di rendimento di un investimento (quello che spesso troverete scritto come Cagr) nessuno lo può garantire. Possiamo fare tutte le simulazioni che vogliamo, ma se non investiamo in un titolo a reddito fisso (e al lordo del rischio default), non possiamo avere la certezza del rendimento. Anche assumendo di sapere a priori quale sarà il valore medio del rendimento, la sua distribuzione nel tempo potrebbe variare alterando comunque il valore finale ipotizzato.

Inflazione? No. Se c’è una variabile imprevedibile quella è certamente rappresentata dal tasso di variazione dei prezzi al consumo fra n anni. Si possono fare stime medie di un 2% (obiettivo ad oggi della Bce), ma questo non significa che il valore finale medio sarà questo ed i tempi attuali lo dimostrano.

Tassazione? No. Certamente l’Italia da questo punto di vista non può essere considerato il paese più friendly per gli investitori. Pensiamo a chi stimava rendite tassate al 12.5% solo qualche anno fa e che ora deve fare i conti con il 26%.

Tempo? No. I fatti della vita possono costringerci ad allungare il periodo di risparmio (allungamento dell’età pensionabile, perdita del lavoro, necessità famigliari tanto per fare qualche esempio), oppure di accorciarlo per necessità impreviste che vanno ad attingere dal bacino di denaro finora accantonato.

Spesa? No. E’ giusto progettare un tasso di risparmio sulla base delle condizioni attuali, ma nella vita tutto può succedere andando ad incidere sulla nostra capacità di accantonare denaro. Salute, figli, casa e tanto altro rappresentano spese programmate che a volte possono superare le nostre attese costringendoci a spendere di più e risparmiare di meno.

Perchè ho voluto elencare questi cinque imprevedibili punti che l’ottimo Charles Ellis ha citato in uno dei suoi libri?

Perchè non esiste la ricetta perfetta per il piano di risparmio perfetto. Non esiste perchè ogni persona ha una sua storia, ogni famiglia vive una sua avventura. Come ogni piano di volo o di navigazione deve tenere conto di imprevisti come il meteo, i motori, il personale di bordo, i passeggeri, anche un piano di investimento deve muoversi in un ambiente instabile.

Non è tutto semplice, non è tutto lineare, ma se almeno proviamo fin dall’inizio ad impostare una serie di progetti potremo essere certi che qualcuno di questi andrà a buon fine come previsto. Se poi saranno tutti, bravissimi…se saranno solo alcuni bravi lo stesso.

Nessuno di noi può scegliere le condizioni di mercato per il futuro, semplicemente lo farà il mercato per noi.

Esserci però è fondamentale per sfruttare le opportunità che nasceranno. Non esserci significa precludersi fin da subito ogni possibilità di aumentare la nostra ricchezza.

Un metodo originale per scegliere i gestori di fondi

I fund selector di tutto il mondo basano le loro valutazioni su una miriade di indicatori di rischio, performance e informazioni varie di ogni tipo.

Quello che però è apparso sul sito del National Bureau of Economic Research americano  credo che rappresenti un metodo di selezione del gestore a cui nessuno aveva pensato prima d’ora.

Lo studio è stato orientato sulla capacità di produrre extra rendimento da parte dei gestori di fondi che hanno investito nell’azionario americano tra il 1975 e il 2012. Quello che si voleva capire era se il background di reddito (in pratica se i gestori erano originari di famiglie ricche o meno ricche) poteva influire sulle performance dei prodotti da loro gestiti  ed anche sullo stile di gestione. La risposta (e lo dico con grande piacere) è sì.

manager

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Ribilanciare senza esagerare

Il ribilanciamento è una di quelle attività che ogni possessore di un portafoglio di investimento dovrebbe effetturare con cadenza periodica alla stessa stregua del tagliando dell’automobile o del rinnovo di un documento. Ridurre il rischio catturando opportunità a basso costo sono due dei benefici principali offerti dal ribilanciamento, ma questo tipo di attività ha delle criticità.

La prima è quella della periodicità. Meglio farlo una volta ogni 3 mesi, una volta all’anno, una volta ogni 5 anni, quando capita?

Esistono varie versioni riguardo alla frequenza, ma penso che importo in gioco e volatilità del portafoglio possono risultare due variabili decisive. Se avete investito pochi soldi e/o le oscillazioni sono contenute, il ribilanciamento ha senso con una frequenza da un anno in su.

Questo ci porta alla seconda criticità, i costi. A dire il vero ci sarebbe anche un problema di tasse che vengono pagate al realizzo dell’utile per acquistare quella fettina di portafoglio in perdita, ma il grosso proviene dai costi di transazione. Ribilanciare troppo spesso e per riallineare modeste percentuali rischia di produrre più danno che beneficio, proprio per effetto delle commissioni di negoziazione.

Che fare quindi? Continua a leggere

Grafici della settimana

Mercati azionari che non mollano un centimentro, mercati obbligazionari in ripresa così come l’oro. Insomma qui per ora nessun perde soldi…

Il primo grafico di questa settimana è quello del Dax tedesco, massimo storico ad un soffio. Ed è sempre colpa dell’Euro…

Dax Germania

 

Ma anche i bond tedeschi non scherzano ed il Bund a 30 anni minaccia di tornare sotto l’1%. Sempre colpa dell’Euro.

Bund 30 anni

Impazza intanto la PIR mania in Italia. Guardando ad un ipotetico e non garantito beneficio fiscale dei Piani Individuali di Risparmio (ovviamente conseguibile solo con plusvalenze), gli investitori se ne infischiano allegramente delle quotazioni facendo a spallate per arrivare prima. Il grafico che segue rappresenta l’ETF di Lyxor Mid Cap ora diventato PIR. Guardate nella parte bassa i volumi.  Ogni altra parola è superflua.

Lyxor ETF PIR – Fonte Borsa Italiana

Quando arriverà il momento di sedersi in panchina

Avete mai pensato a quanto denaro riuscirete ad incassare lavorando per 40 anni con stipendio costante? Ognuno può mettersi a tavolino e fare i suoi conti. Lasciamo perdere i concetti di attualizzazione dei flussi di cassa che correttamente qualche lettore esperto di matematica finanziaria potrebbe fare emergere, quello che interessa qui è focalizzarsi sulla filosofia del concetto di lavoro.

Il nostro personale capitale umano è legato alla capacità di produrre beni o servizi. Queste abilità sono acerbe e spesso inesplorate da giovani, ma grazie a talento, formazione ed anche fortuna crescono nel tempo. Possiamo migliorare il nostro “valore di mercato” studiando ed approfondendo.

Il tempo però è anche crudele e più ci si avvicina alla data della pensione, più il nostro capitale umano, inteso come capacità di generare nuova ricchezza, si affievolisce per un semplice effetto di invecchiamento. L’esperienza ha un valore certo, ma l’anagrafe presenta il conto.

Come in una squadra di calcio quando si superano i 35 anni la panchina diventa sempre più frequente. In alternativa possiamo accontentarci di ottenere ingaggi più bassi giocando in squadre minori.

Ecco a cosa serve il capitale finanziario. Continua a leggere

L’Asset Allocation di ArcheoWealth (Update 1°trimestre 2017)

Consueto aggiornamento trimestrale del portafoglio di Archeowealth pubblicato ufficialmente, come i nostri lettori più affezionati ben sanno,a gennaio 2015 con una dotazione di 50 mila Euro.

La nostra volontà era quella di mostrare ai lettori che è possibile costruire portafogli efficienti anche con importi modesti. Realizzato tramite strumenti a replica passiva (ETF), l’obiettivo è quello di minimizzare il costo dell’investimento con al massimo una decina di strumenti compresi all’interno del portafoglio.

A fine 2016 il montante di capitale investito era salito a 56 mila Euro.

archeo

Grazie al buon andamento dei mercati finanziari (soprattutto azionari) è diventato alla fine del primo trimestre 2017 di poco superiore ai 57.500 Euro. Una performance trimestrale al netto dei costi che segna +2,87%, percentuale che su base annua ci farebbe andare ben oltre quei 5,7% e 5,8% (sempre netto commissioni di gestione e intermediazione) collezionati rispettivamente nel 2015 e 2016.

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