Investimenti bilanciati: come sono andati gli ultimi 20 anni

portafogli di investimento bilanciati

Nel mondo degli investimenti si definisce bilanciata quella tecnica di allocazione del denaro che suddivide il rischio tra strumenti azionari e strumenti obbligazionari. Investire con un’asset allocation bilanciata è ormai considerato un esercizio obbligato dal risparmiatore italiano alla ricerca di quel rendimento che i titoli di stato non sono più in grado di offrire.

Investire in azioni permette al capitale di crescere con performance interessanti nel lungo periodo.

Investire in obbligazioni permette di conservare, almeno nominalmente, il capitale smussando la volatilità dell’investimento azionario.

Questa la narrazione che solitamente porta avanti un consulente finanziario quando cerca di convincere un cliente a investire in un fondo bilanciato o multi asset che dir si voglia.

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10 classiche scuse di chi non vuole investire

10 scuse per non investire sui mercati finanziari

Il 2022 sta arrivando e con l’anno nuovo arrivano anche i classici buoni propositi.

Tempo di bilanci e di progetti e, come spesso accade in momento come questo, alla voce risparmiare di più e investire meglio ci ritroviamo in tanti.

Il problema è che non viviamo in una campana di vetro. Veniamo bombardati dal “rumore” di notizie finanziarie nove volte su dieci inutili per il nostro benessere finanziario, che quotidianamente condizionano la nostra mente e quindi le nostre scelte finanziarie.

Siccome ascoltare cosa dicono altri che riteniamo  più esperti e autorevoli di noi  è più semplice che ragionare cercando soluzioni complesse, le scuse per non investire in certi momento della nostra vita fioccano copiose.

Ne ho selezionate 10, ma se volete aggiungerne altre nei commenti sarò ben lieto di integrare.

Cominciamo. Continua a leggere

Un decennio da ricordare per l’investitore azionario

Il meglio è ormai alle spalle per i mercati azionari?

Le borse mondiali stanno per chiudere un triennio straordinariamente positivo con un rialzo che supera l’80%. Le borse americane hanno fatto anche meglio. Il guadagno del principale indice statunitense, lo S&P500, sfiora il 100% in 36 mesi. Gli ultimi 3 anni hanno avuto sempre segno positivo in doppia cifra.

I sorrisi non mancano e allora ecco che un bel post statistico sul finire d’anno può aiutare a inquadrare la situazione in ottica 2022 e non solo. Come sa bene chi legge da tempo questo blog qui si ragiona sempre in un’ottica di lungo periodo. Come diceva qualcuno, tutto il resto è noia.

La domanda che ogni investitore poco avvezzo a maneggiare le statistiche si pone a questo punto del percorso è se siamo di fronte a rialzi di borsa eccezionali.

La risposta è no, anche se bisogna ritornare al 1997 per ritrovare numeri così generosi. Giusto per la cronaca, nel 1998 e nel 1999 le borse americane salirono ancora archiviando il bilancio triennale sopra al 100% di performance.

Periodi che sembrano aver qualche punto in comune con i movimenti di mercato di questi ultimi anni. Il 2021 sarà ricordato per la raffica di massimi storici realizzati nello stesso anno a Wall Street. Nel1995 si arrivò a ben 77 record storici eppure questo non privò le borse della benzina necessaria a spingersi più in alto nel lustro seguente che portò alla bolla delle dot.com.

Una sequenza impressionante di rialzi non è quasi mai sinonimo di borse destinate a crollare a breve.

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4%, è veramente il numero magico nel mondo FIRE?

Dice, Price, Percent, Percent Cube

La persona o la famiglia che, con grande lungimiranza è stata capace di accumulare un cospicuo capitale finanziario nel corso degli anni, nel momento in cui decide di godersi la vita magari smettendo di lavorare o semplicemente rallentando i ritmi della routine quotidiana, quasi sempre si pone la seguente domanda.

Se investo oggi i miei soldi con la asset allocation X e prelevo ogni anno una quantità di euro pari a Y dal mio conto in banca, con quanti soldi mi ritroverò ad esempio all’età di 80 anni?

Ovviamente i dubbi possono poi sfociare in diverse varianti interrogative.

Durerà tutta la vita il mio gruzzoletto? Resterà qualcosa per gli eredi? Mi ritroverò vecchio e incapace di produrre nuovo reddito e privo di ogni forma di ricchezza perché ho calcolato male tempi e modalità di gestione del denaro? E se dovesse accadere un imprevisto molto costoso, saprò fronteggiarlo senza distruggere il mio patrimonio?

Quesiti leciti e fondamentali che rappresentano i giusti test di sicurezza ad ogni buon piano finanziario che si rispetti e che non possono essere lasciati all’approssimazione. O meglio. Si può fare da sé fino ad un certo punto, ma poi per evitare disastri totali quando le complessità aumentano, sempre meglio spendere qualche spicciolo affidandosi a dei professionisti.

Se poi questo piano è finalizzato al ritiro anticipato dal mondo del lavoro in un’età nella quale le prestazioni professionali sono ancora alte e redditizie, giusto essere ancora più analitici studiando piani A e piani B. Tenendo conto dei rischi C e dei rischi D.

Ci sarà sempre un’età che non ci consentirà più di ritornare nel mondo del lavoro con le stesse capacità intellettuali e fisiche di quando abbiamo deciso di adottare la filosofia FIRE.

Opportunità (godersi la vita), ma anche rischi enormi (bruciare il capitale troppo presto), sono là fuori che ci aspettano.

In questa serie dedicata non all’accumulo, ma al decumulo del capitale, cercherò di fornire qualche buon consiglio per navigare al meglio questo mare.

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Il lungo percorso per essere veramente ESG

La ESG mania avanza dirompente. Il marketing finanziario non si è fatto sfuggire la Conferenza Mondiale sul Clima COP26 di Glasgow per ricordare ai risparmiatori di tutto il mondo che la finanza è già attrezzata per combattere il cambiamento climatico.

Investire in maniera sostenibile è ormai diventato un tormentone. Pur riconoscendo la valenza dei principi che stanno alla base di questa filosofia di investimento, chi critica in maniera oggettiva il fenomeno (se sarà una moda passeggera lo capiremo nei prossimi anni) o viene attaccato, o semplicemente viene snobbato.

Poche ore è durata ad esempio l’accusa di una delle autorità monetarie più importanti al mondo, la banca centrale delle banche centrali, ovvero la Banca dei Regolamenti.

All’interno del report trimestrale che la BIS pubblica regolarmente, uno studio  dal titolo “Sustainable finance: trends, valuations and exposure” ha messo in luce tutte le fragilità sulle quali sta poggiando l’attuale collocamento di prodotti “sostenibili”.

Anna Zabai e Sirio Aramonte, i due autori dello studio, si sono chiesti se questa grande attenzione di investitori e gestori verso il tema ESG non stia per caso creando una bolla speculativa in settori fino a poco tempo fa molto marginali e di nicchia.

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In viaggio verso il ritiro anticipato

Aeroporto, Pista, Foto Aerea, Masłów

Avete mai provato a scrivere o muovere il mouse con la mano sinistra (o con la destra se siete mancini)?

Più o meno tutti quanti abbiamo fatto questo esperimento durante la nostra vita per necessità o semplicemente per provare qualcosa di diverso dal solito.

Quel piccolo e insignificante gesto a molti di noi ha fatto comprendere cosa significa modificare un’abitudine consolidata. Il risultato è sempre quello.

Ci sentiamo imbranati e dopo poco tempo abbandoniamo la modalità esplorazione. Abbiamo disponibile la nostra funzionalità abituale con risultato garantito e pilota automatico, perchè sforzarsi di vedere il mondo da un’altra prospettiva?

Eppure l’esperienza di chi è stato molto sfortunato e non ha più la possibilità di utilizzare “l’abitudine consolidata”, dimostra nella maggior parte dei casi che dopo un po’ di tempo il nostro corpo si riadatta e il cervello pure.

Perchè ho fatto questa premessa apparentemente priva di senso visto il titolo dell’articolo di oggi? E soprattutto cosa ci fanno concetti di questo tipo in un blog che parla di investimenti e finanza personale?

Ho scritto tutto ciò perché il passaggio dalla fase di accumulo della ricchezza a quella del decumulo della ricchezza comporta una specie di cambio di metodologia di scrittura, dalla mano abituale a quella opposta.

Nel mio articolo introduttivo sul tema ho già sollevato in maniera molto superficiale diversi temi. La seconda parte della sigla FIRE (Financial Independence, Retire Early) ha tante di quelle sfaccettature che servirebbero decine e decine di articoli per illustrarle tutte. Il tempo è dalla nostra e nei prossimi mesi non mancheremo di parlare dell’argomento.

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Inflazione personale, come calcolarla (e utilizzarla) nel mondo della personal finance (seconda parte)

Nella prima parte dell’articolo dedicato al tasso di inflazione personale abbiamo cercato di comprendere l’importanza di questo numero per le nostre tasche di risparmiatori. Ma come possiamo calcolare il suo valore e soprattutto, come possiamo utilizzarlo per la nostra attività di pianificazione finanziaria?

Prima di tutto bisogna essere chiari e onesti con noi stessi. Non si può fare nulla se non si è in grado di certificare il bilancio di spesa annuale della nostra famiglia.

Come scrivo spesso su questo blog, uno dei pilastri fondamentali per una buona gestione delle finanze personali è il monitoraggio delle spese ordinarie e straordinarie.

Per queste ultime l’attività è utile per quantificare quanto deve essere capiente il nostro serbatoio di emergenza. Per le spese ordinarie l’utilità è invece quella di avere, con buona approssimazione, un’idea dei costi che la nostro “impresa familiare” dovrà sostenere ragionevolmente l’anno prossimo.

Che si tratti di carta e penna, di un file excel o (consigliata) di una app sullo smartphone, il bilancio delle spese è fondamentale per capire anno dopo anno se i ricavi superano i costi, ma anche quali sono le maggiori voci di spesa che incidono sui nostri conti.

In questo modo avremo definito il nostro personale paniere di spesa che differirà quasi certamente differirà da quello ufficiale.

Ripetere l’esercizio l’anno successivo e con una certa costanza ci permetterà di confrontare di quanto è salita o scesa la spesa. La cosiddetta inflazione personale.

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