Volatilità bassa, mercati pronti a crollare!

Ok lo ammetto, un bel titolo che è andato a caccia di clic. Mi dispiace per chi è entrato qui sperando di trovare una conferma alla sua tesi da orso pessimista, ma questo titolo è una delle tante “bombe” che periodicamente si leggono o si sentono sui mercati finanziari.

Sul blog Awealthofcommonsense è apparso un articolo molto interessante sulla volatilità che il sempre ottimo autore Ben Carlson ha saputo spiegare in modo semplice e soprattutto di buon senso.

Prendendo come spunto la tabella che segue, il messaggio chiave trasmesso dal blogger americano è semplicemente quello che la volatilità può trovarsi ovunque senza fornire per questo indizi anticipatori dei massimi di un mercato azionario.

Come si vede dalla tabella ci sono stati bear market che 30 giorni prima del massimo avevano una volatilità infima (sotto a 10), altri avevano una volatilità esplosiva (sopra 25).

Possiamo quindi ricavare delle conclusioni che la volatilità bassa rappresenta un pericolo per il futuro dei prezzi azionari? No, possiamo solo dire che questo fenomeno non è anomalo e può durare a lungo.

Capisco il nervosismo di chi è rimasto fuori dall’azionario in questi anni perchè timoroso di valutazioni eccessive degli indici azionari.

Capisco anche che più si sale, più chi è rimasto fuori (o il consulente che pensando di prevedere il futuro vi ha fatto rimanere fuori) cerchi disperatamente motivazioni per giustificare un comportamento assurdo che, ora possiamo dirlo, ha fatto perdere a tanti investitori il bull market più spettacolare dal dopoguerra, roba che si vede una volta a generazione se va bene.

Quando la prossima volta un amico, un consulente o chicchesia vi dirà che la volatilità è troppo bassa ed il mercato sta per crollare, fate esattamente l’opposto. Forse il sentiment non è ancora così euforico da giustificare un calo massiccio nei prezzi.

La storia non conferma nè smentisce la sua tesi, semplicemente fa il suo corso e noi non possiamo prevederlo.

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Crowdfunding immobiliare, arrivano i primi interessi da Housers

Dopo i post Costruire una rendita con il crowdfunding immobiliare e crowdfunding immobiliare, partirò con Housers da Lisbona,  doveroso aggiornamento sul mio percorso di investimento nel mondo immobiliare.

Prima di mostrare il mio “modesto” (almeno per ora) portafoglio, una breve recensione su Housers che ho “stressato” in queste ultime settimane.

Del servizio clienti rapido ed efficiente avevo già parlato nei post precedenti, ma qualche dubbio l’avevo sull’accredito puntuale degli interessi mensili e sul riscatto di capitale.

Per quest’ultimo caso la mia richiesta simbolica di riscatto da 50 Euro è stata molto veloce ed in tre giorni i soldi erano sul conto corrente che avevo indicato in fase di iscrizione. La procedura di riscatto è di una banalità sconvolgente. Bene così.

L’altro aspetto sul quale avevo qualche perplessità era legato all’accredito degli interessi. Ed invece Housers ha rispettato le scadenze in modo puntuale.  Per le proprietà in mio possesso ad inizio mese è arrivato il primo accredito sul conto Housers e mi aspetto che lo stesso accadrà anche il mese prossimo. Continua a leggere

Le strategie vincenti sono ovunque, ma…

Qualche settimana fa sul sito online dell’Economist è stato pubblicato un articolo interessante relativo alle cosiddette strategie Smart Beta.

Nulla di nuovo per i nostri lettori (ne abbiamo parlato in diverse occasioni), ma quello che a nostro modo di vedere può essere interessante è la riflessione che emerge dall’articolo.

L’utilizzo dei cosiddetti “fattori” all’interno degli ETF è la realizzazione in pratica di ciò che accademici internazionali hanno già ampiamente previsto, la macchina che sostituisce l’uomo (in questo caso il gestore di fondi). E’ la dura realtà, visto che questi strumenti altro non fanno che replicare strategie che già i gestori portano avanti. Value, dividendo, bassa volatilità, piccole e medie capitalizzazioni sono tutti fattori che un algoritmo può replicare a bassissimo costo.

Certo il gestore può utilizzare la flessibilità della mente umana, ma i costi da coprire (ricerca, remunerazione del team, ecc…) rendono spesso e volentieri lo smart beta più competitivo agli occhi di chi compra.

Un interessante studio accademico citato all’interno dell’articolo ha provato a capire come hanno lavorato certe strategie automatiche dal 1975 al 2016. Ad esempio nel caso del momentum la regola adottata è stata quella di selezionare nei sei mesi precedenti le azioni migliori (comprandole) e quelle peggiori (vendendole allo scoperto). Tutto questo ripetuto ogni mese ha generato un valore medio positivo mensile di 0.79%, quasi il 10% all’anno, sufficiente a coprire i costi di trading. Continua a leggere

Denaro e Cibo sono così simili?

Il celebre blog americano I will teach you to be rich si è posto questa domanda e sembra essere arrivato alla conclusione che questa verosimiglianza esiste sotto diversi punti di vista. Vediamo alcuni di questi parallelismi.

Nel nostro quotidiano modo di mangiare difficilmente contabilizziamo le calorie assunte.

Nel nostro quotidiano modo di spendere soldi difficilmente contabilizziamo ogni nostra spesa.

Mangiamo effettivamente più di quello che pensiamo  di aver mangiato.

Spendiamo più di quello che il nostro cervello ammette o di cui ha percezione.

Partecipiamo, leggiamo, ci appassioniamo a dibattiti su diete, calorie, stili di alimentazione.

Partecipiamo, leggiamo, ci appassioniamo a dibattiti su tassi di interesse, inflazione, azioni, Bitcoin, ecc…

Diamo credito a ricerche o consulenze dell’ultima ora di parenti, amici, consulenti improvvisati dietisti, guru televisivi delle diete.

Diamo credito ai consigli finanziari dell’ultima ora di parenti, amici, consulenti finanziari improvvisati, guru televisivi della finanza.

Aggiungerei un concetto basilare. Siamo disposti a pagare cifre iperboliche per portate alimentari dall’aspetto raffinato, curato, alternativo, ma dello stesso potere calorico di portate presentate in modo più semplice e low cost. Se lo scopo è alimentarsi il risultato finale sarebbe lo stesso, anzi migliore perchè avremmo più soldi in tasca.

Siamo disposti a pagare cifre iperboliche per fondi alternativi, hedge fund, prodotti finanziari infiocchettati e ricchi di promesse, ma dello stesso potenziale di guadagno di fondi presentati in modo più semplice e low cost. Se lo scopo è aumentare il proprio capitale finanziario il risultato finale sarebbe lo stesso, anzi migliore perchè avremmo più soldi in tasca.

Leggi anche: E se l’asset allocation fosse una dieta?

 

La campana del rischio – rendimento

Mi piacciono quei post dove le immagini valgono più di mille parole.

Questo grafico è stato estrapolato dal blog dell’autore Daniel P.Egan e tratta l’argomento del rischio e della sua percezione da parte degli investitori.

Assumendo di investire per il 50% in asset azionari con un rendimento medio annuo del 6% ed una volatilità al 17% (il resto del portafoglio è assunto senza rischio), dal grafico possiamo percepire come nei primi anni il rischio di perdite è consistente in termini di numerosità delle rilevazioni, poi con il passare del tempo questa campana si appiattisce fin quasi a stendersi. La parte inferiore della campana (quella delle perdite per intenderci) risulta al decimo anno molto schiacciata e con una numerosità di rilevazioni decisamente bassa.

I pallini rossi indicano poi i percentili di rilevazione delle performance, rispettivamente il 20esimo, il 50esimo e l’80esimo. Già a partire dal settimo anno la statistica comincia ad essere dalla nostra parte con una elevata probabilità di non perdere soldi.

Osservate anche dove arriva la campana finale estremamente schiacciata dal lato positivo e dal lato negativo del ritorno atteso. Non solo probabilità a favore, ma anche potenzialità di guadagno superiori alle perdite.

Certo non possiamo escludere perdite quando investiamo metà del nostro patrimonio in azioni, ma siamo sicuri che vale la pena rinunciare ai potenziali guadagni solo perchè riteniamo, non si sa in base a cosa, che i nostri soldi finiranno sotto la linea dello zero di rendimento?

In attesa di un alito di volatilità

Interessante analisi storica quella presentata dalla società LPL Research nei giorni scorsi e che spezza un po’ le motivazioni che molti “orsi” cronici sembrano portare ogni volta che incitano all’imminente scoppio della bolla speculativa.

Come si vede dal grafico, nel 2017 sono state 8 le variazioni superiori al 1% per l’indice azionario americano.

Non siamo di fronte ad un valore da record storico, per quello bisogna tornare al 1963. Singolare come tutto questo è successo da quando il neo Presidente americano Trump ha preso possesso della Casa Bianca. Ma non doveva provocare disastri? Forse sarà così, ma per il mondo degli affari al momento questa storia non esiste proprio. La striscia storicamente più favorevole di bassa volatilità arrivò ancora una volta paradossalmente dopo un evento presidenziale potenzialmente nefasto, l’assassinio di Kennedy.

I soliti gufi che sistematicamente invocano il disastro sono stati battuti nettamente quest’anno ma state certi che al primo alito di vento per loro la tempesta è all’orizzonte.

Ovviamente non abbiamo la più pallida idea di quando le oscillazioni si faranno più frequenti sui mercati azionari, ma vale la pena ricordare di come la volatilità crea anche opportunità per chi deve investire denaro e che la stessa rappresenta semplice rumore per chi ha orizzonte di lungo periodo.

Crowdfunding immobiliare, partirò con Housers da Lisbona

Come promesso nel post di ieri Costruire una rendita con il crowdfunding immobiliare voglio cercare di approfondire nell’articolo odierno le mie prime impressioni circa due piattaforme di crowdfunding immobiliare, l’inglese Property Partner e la spagnola Housers (per la quale forse è meglio di parlare di social lending).

Premetto che sono ancora nella fase iniziale dell’investimento,  mi sono iscritto alle piattaforme ed ho caricato con denaro reale il mio wallet, ovvero il borsellino nel quale, tramite carta di credito o bonifico bancario, si possono accreditare (o prelevare) i fondi.

Per quello che riguarda Housers il sito internet è ben fatto (a parte qualche difetto di traduzione) ed anche in italiano. La società è spagnola e la piattaforma è autorizzata dalla Consob iberica. Per Property Partner invece il sito è tutto in inglese ed anche qui abbiamo l’autorizzazione della Financial Conduct Authority britannica.

Voglio sgomberare subito il campo da un elemento critico. Queste piattaforme sono sì sottoposte agli obblighi di vigilanza, ma solamente per l’attività di “propositori” di opportunità commerciali. Tutto deve essere fatto nel rispetto delle regole, ma se l’attività immobiliare nella quale si investe va male il rischio è tutto a carico dell’investitore e l’intermediario non ha responsabilità.

Di fatto quello che fa ad esempio Housers, è costruire una vetrina immobiliare che raccoglie denaro per permettere agli investitori di acquistare quote di società che investono in immobili di Spagna, Portogallo e Italia.

Continua a leggere

Costruire una rendita con il crowdfunding immobiliare

Il mondo del crowdfunding è stato avvicinato dal vostro autore in modo molto più convinto rispetto al passato con la pubblicazione del post “Investire soldi con il Social Lending” con approfondimenti e riflessioni che si sono susseguite negli ultimi mesi. Articoli in rete, regolamenti, esperienze di altri investitori e tanti altri contenuti hanno contribuito a generare nel sottoscritto un’idea sul fenomeno crowdfunding.

Siamo di fronte a qualche cosa ancora agli albori, che sconvolgerà il mondo del credito per come lo conosciamo ora. Attenzione però a rischi e pericoli vari che si incontreranno lungo il percorso perché anche per questo tipo di investimento rischio e rendimento osserveranno la solita regola. Più alto il rendimento più alto il rischio.

Il crowdfunding  (in italiano finanziamento collettivo, ma a volte forse è meglio non tradurre vista la bruttezza di quello che esce)  deriva da crowd (folla) e funding  (finanziamento). Qualcuno già prevede scenari pesantemente negativi per il mondo bancario poiché con questa pratica il popolo può democraticamente avere accesso a prestiti ed investimenti prima inviolabili totem praticabili solo da istituzione finanziarie con le spalle larghe.

L’ovvietà è che i progetti devono essere interessanti e sostenibili per poter raccogliere denaro dal pubblico (questo lo scoprirete solo dopo); Continua a leggere

La difficile scelta di quanto versare al Fondo Pensione

In omaggio al premio Nobel per l’economia Richard Thaler questa settimana il nostro blog ripropone gli articoli nei quali è stato citato l’autore del libro  Nudge. La spinta gentile. La nuova strategia per migliorare le nostre decisioni sul denaro, salute, felicità

Quando si pensa all’apertura di un fondo pensione generalmente la maggior parte delle persone lo fa con lo stesso approccio utilizzato per il regime alimentare o l’attività fisica. Da domani mi metto a dieta o mangio meglio, da domani faccio più movimento e sport, da domani risparmio di più per la mia pensione.

Questa forma di autodisciplina le statistiche purtroppo dimostrano che non funzionano.

Dal Sole24Ore del 9 giugno 2016

I lavoratori iscritti a forme di previdenza integrativa hanno raggiunto nel 2015 quota 7,2 milioni con un aumento del 12,1% sul 2014. Lo rileva la Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) spiegando che nell’anno sono aumentati anche coloro che hanno interrotto il versamento dei contributi passando da 1,6 milioni nel 2014 a 1,8 milioni, in pratica un quarto degli iscritti complessivi.

Numeri modesti che appaiono ancora più incredibili se si pensa che, almeno per i lavoratori dipendenti, l’adesione al fondo viene premiata con un contributo aziendale pari ad una percentuale dello stipendio. In pratica è come rifiutare un aumento di stipendio.

Detto questo, un’altra grande criticità che incontrano i lavoratori è la scelta della percentuale di denaro da destinare al fondo pensione. Le percentuali scelte hanno più un carattere di estrazione casuale di un numero che non un ragionato pensiero di programmazione. Molti scelgono lo 0,5% (il minimo) dello stipendio per sentirsi a posto con la coscienza, ma nello stesso tempo non vogliono incidere troppo sullo stipendio che incassano ogni mese in busta paga. Altri scelgono il classico numero rotondo (1%, 2%, 3%), pochissimi scelgono la doppia cifra (dal 10% al 15%). Continua a leggere

La Mano Calda

In omaggio al premio Nobel per l’economia Richard Thaler questa settimana il nostro blog ripropone gli articoli nei quali è stato citato l’autore del libro  Nudge. La spinta gentile. La nuova strategia per migliorare le nostre decisioni sul denaro, salute, felicità

Se dovessi consigliare a qualcuno due libri da leggere durante le vacanze natalizie non avrei dubbi su questi titoli.

Daniel Kahneman – Pensieri lenti e veloci

Richard Thaler – Nudge. La spinta gentile. La nuova strategia per migliorare le nostre decisioni sul denaro, salute, felicità

basket

La finanza comportamentale negli ultimi anni sta guadagnando una dignità che fino alla fine del ventesimo secolo non veniva riconosciuta praticamente da nessuno. Due bear market devastanti hanno creato una letteratura molto prolifica che ha cercato di dare una spiegazione più concreta a quello che è successo, e soprattutto al perché la nostra mente non sempre agisce razionalmente, paradigma dell’economia più classica in voga negli anni ’90.

Sono talmente tanti gli argomenti affrontati in questi due libri che diventa difficile scegliere. Se devo fare un esercizio veloce di memoria, mi salta subito in mente la cosiddetta regola della mano calda citata nel libro di Thaler. Continua a leggere