Piano di Accumulo (PAC), una soluzione di Investimento buona per tutte le stagioni

piano di accumulo risparmi

Il Piano di accumulo del capitale, altresì noto come PAC  rappresenta una delle forme di investimento più semplici ed al tempo stesso efficaci che ogni investitore può portare avanti se lo scopo è quello di accumulare gradualmente e nel lungo periodo pochi o tanti risparmi.

Previdenza, investimento, spese future sono innumerevoli le finalità che possono rendere giustificato e di buon senso l’avvio di un piano di accumulo dei risparmi.

Fin da subito bisogna chiarire che questa è la soluzione che trova il giusto compromesso tra rischio e rendimento, non quella che permette di ottenere i ritorni migliori ed ora ve lo spiegherò con  esempi concreti. Continua a leggere

I gestori di fondi attivi sanno proteggerci dai ribassi dei mercati? Insomma…

Sulle difficoltà che hanno i fondi nel battere gli indici nel lungo periodo se ne parla ormai da anni, ma è un luogo comune, anche tra la clientela privata, quello di accreditare ai gestori una maggior capacità di protezione del capitale dai ribassi dei mercati. Se alla credenza popolare tipo “il gestore conosce il mercato” oppure “il gestore ha informazioni rilevanti prima degli altri”, non si oppongono dei numeri, diventa difficile smontare questa convinzione che pervade la mente degli investitori medi.
Se però i fondi a gestione attiva sottoperformano nel lungo periodo gli indici benchmark è assai probabile che questo accada sia nelle fasi di rialzo che di ribasso.
Ovviamente esistono le eccezioni (ed è giusto evidenziarlo), ma la tabella che riportiamo qui sotto è impietosa. L’articolo apparso su Etfguide.com prende a riferimento i due recenti bear market azionari, quello del 2000-2002 e quello del 2008. Continua a leggere

Il coro unanime degli analisti su bond e azioni

Nel post Lasciate perdere le previsioni di fine anno avevamo visto come nella storia recente dei mercati finanziari, economia reale e prezzi degli asset seguono strade diverse ed apparentemente illogiche.
Questo è uno dei motivi per cui alla fine di ogni anno guardiamo con un po’ di scetticismo agli outlook degli strategist più blasonati che cercano di fornire al cliente una loro previsione sull’andamento dei mercati nell’anno che sta per cominciare.
Non per screditare la categoria (esistono fior fiore di analisti che offrono spunti interessanti di riflessione quotidianamente), ma questo esercizio è tanto inutile quanto molto spesso errato (vedi previsione sui tassi di interesse di fine 2013).
Lo so che tanto siete curiosi ed eccovi accontentati con le previsioni 2015 delle principali banche d’affari ( qui un riepilogo ben fatto).

Cominciamo dall’azionario (vedi qui). Tutti gli analisti sono bullish sull’equity e non potrebbero essere altrimenti visto che Continua a leggere

Ha senso investire in commodity?

Miniere A Cielo Aperto, Sabbia

Update articolo settembre 2020

Con la scelta della FED di avviare una politica monetaria impostato sul raggiungimento di un tasso medio di inflazione al 2% è possibile che, oltre alla debolezza del Dollaro, la variazione dei prezzi al consumo nei prossimi anni possa tendere ad essere superiore al 2% senza per questo che la FED intervenga in modo aggressivo alzando i tassi di interesse. Un terreno teoricamente fertile anche per l’oro e le materie prime in generale.

Ma possono le commodities essere considerate uno strumento di investimento adatto a far crescere il nostro capitale nel corso degli anni? Cerchiamo di rispondere con dei dati numerici certi ad un quesito che coinvolge molti investitori.

La premessa è intanto legata al parametro di riferimento che viene adottato per la misura dei prezzi delle materie prime. Morningstar offre una panoramica sulla selva di indici che popolano il mercato delle commodity. Comprare un indice Bloomberg Commodity Index (ex DJUBS) piuttosto  che un indice CRB può fare molta differenza. Ad esempio nel periodo agosto 2019-agosto 2020 un ETF di Invesco con sottostante l’indice Bloomberg ha perso il 10% contro il -15% del Lyxor CRB Index. Continua a leggere

Pianificare Finanziariamente il Costo per l’Istruzione dei Nostri Figli

Sul rendimento futuro generato dal completamento di un corso di studi universitario i dibattiti si sprecano anche perché è difficoltoso mediare tra specializzazioni (e quindi professioni future) molto diverse tra loro anche in termini di stipendi erogati.

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Quando si fa un investimento però il rendimento atteso è una delle variabili fondamentali da conoscere per capire se il costo che si andrà a sostenere sarà ragionevole oppure no. Nessuno farebbe investimenti se il ritorno previsto fosse zero o inferiore a zero.
Chiaramente sugli studi dei figli entrano in gioco altre variabili (economiche, demografiche, caratteriali), ma queste a priori diventano difficilmente prevedibili e non possono essere incidere nella scelta di investire comunque sulla formazione.

Alcuni anni fa Bankitalia pubblicò  uno studio in cui indicò la percentuale del 8,9% come rendimento medio annuo generato dalla spesa per istruzione nei periodo successivi al completamento del percorso di studio.

Recentemente la più grande società mondiale di gestione dei fondi indice Vanguard  ha evidenziato con una serie di grafici, il vantaggio in termini di reddito che hanno accumulato i ragazzi americani arrivati a terminare un percorso di studio universitario. Continua a leggere

Cosa aspettarsi dagli investimenti del 2015

Eccoci ormai arrivati a fine anno e come sempre accade in queste occasioni si cominciano a definire gli obiettivi per il 2015. Ogni buon investitore di buon senso deve saper distinguere tra obiettivi di breve periodo (spese programmate, viaggi, ecc…) ed obiettivi di medio lungo periodo (cambio automobile, finanziamento studi dei figli, pensione, ecc…).
Il piano di investimento che si decide di portare avanti deve quindi avere uno o più orizzonti temporali di riferimento (a seconda degli obiettivi fissati) e di conseguenza un certo grado di propensione al rischio.
Ma come facciamo a fare progetti se non abbiamo la certezza di quello che sarà il nostro ritorno in termini di rendimento sul capitale investito fra 1, 10 o 30 anni? Domanda banale, ma giustissima poiché tanti consulenti proporre ricette di investimento, ma nessuno potrà avere a priori la certezza di quanto crescerà il capitale nel tempo.
Come abbiamo visto in questo post gli attuali rendimenti obbligazionari ci dicono molto su quello che potrebbe essere il ritorno nominale annuo nella prossima decade di un investitore obbligazionario, un livello che potrebbe essere molto simile a quello realizzato nel periodo 1926-1969 sul mercato americano; come vediamo dalla tabella fornita da Vanguard, Continua a leggere

Che delusione l’investimento in immobili nel lungo periodo

Se l’investimento immobiliare in Italia non si è rivelato certo un buon affare negli ultimi 20 anni , non veniamo nemmeno rassicurati dai dati che arrivano da altre piazze mondiali appartenente all’area dei paesi sviluppati. Grazie ai dati forniti dalla Fed di St.Louis possiamo infatti analizzare le serie storiche dei principali paesi elaborando i prezzi reali (quindi già depurati dall’inflazione) delle abitazioni.

Per avere un confronto relativo più attendibile abbiamo analizzato i dati a partire dal 1995 di Olanda, Italia, Giappone, Canada, Francia, Usa e Uk, confrontandoli con le performances dei mercati azionari e obbligazionari mondiali.
Come si vede dalla tabella sottostante, in termini reali nel periodo 1995-2013, la variazione reale annua dei prezzi delle abitazioni residenziali è stata nulla per l’Italia (+0,4%) e negativa per il Giappone (-3,1%). Un modesto +1,8% annuo reale spuntano Continua a leggere