Sei un Giovane Investitore? Allora spera in un bel Crash di Mercato!

Fire And Water, Fight, Hands, Fire, Heat

Ovviamente il titolo è provocatorio, ma non più di tanto.

La tabella che segue è stata pubblicata da Jim O’Shaughnessy ed è molto interessante poiché ci offre due punti di vista diversi circa l’evoluzione dei mercati nel corso della storia.

simulazione decadi large cap usa 1930
Dal 1930 il mercato americano è stato sezionato per decadi fino ad arrivare ai giorni nostri di cui abbiamo vissuto circa la metà del tempo.

Ogni decade comincia con 10 mila dollari e, come si può vedere, quella appena chiusa (2000-2009) è stata la peggiore di sempre con l’investimento in deficit di 3 mila dollari dopo una decade. Nel 1950 la stessa cifra iniziale era diventata 47 mila dollari alla fine dei 10 anni.

Se le performance dei mercati azionari per decadi non è uniforme, la volatilità, depurata dal caso limite degli anni ’30, tendenzialmente tende sempre ad essere la stessa.

Sappiamo mediamente quindi quanto rischiamo, non sappiamo quanto sarà in grado di ritornarci sotto forma di rendimento il mercato. Continua a leggere

La Rendita di un Affitto Immobiliare nel 2014

In un precedente articolo avevamo evidenziato come negli ultimi 20 anni l’immobile acquistato a puro scopo di investimento non è risultato in Italia il miglior affare possibile tenendo a malapena il passo dell’inflazione. Quell’analisi era però viziata da una carenza quella di non includere nello studio i ricavi da affitto e i costi da manutenzione e tassazione.

italy

Volutamente era stata fatta quella scelta poiché la nostra idea era quella di smentire coloro che considerano la casa come un mezzo di investimento più sicuro e redditizio di altri asset finanziari e destinato a rivalutarsi nel tempo più di altri investimenti.
Per chi invece non vuole considerare la casa come investimento di possesso (quindi senza vederlo occupato da altre persone) alla stregua dell’oro (anch’esso senza flussi cedolari), su segnalazione di un nostro lettore vi invitiamo a visitare il sito del Sole 24 ore dove di recente è stato pubblicato un articolo molto interessante sul rendimento del mattone nel 2014 tenendo conto anche del fattore costi-ricavi (affitti).
Quali i punti salienti di questo rapporto condotto secondo dei parametri fonte Nomisma? Continua a leggere

Come Scegliere la Giusta Asset Allocation

Dopo che un risparmiatore ha deciso quanto denaro destinare al proprio piano di investimento si rende necessaria l’attività di ripartizione del denaro tra le varie asset class.
La scelta dell’asset allocation è un qualcosa che non può prescindere da considerazioni soggettive come orizzonte temporale, obiettivi e profilo di rischio. Non esiste una ricetta magica uguale per tutti (questo è secondo me uno dei limiti principali degli attuali modelli automatici di ROBO-Advisors) ma certamente in questa fase entrano anche in gioco altri fattori come quello legato ai costi.

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Ognuno di noi ha un personale livello di stress di fronte al comportamento dei mercati, ma questa soglia non è sempre uguale durante la nostra “carriera” di investitori.
Non riprenderò qui il solito discorso che da giovani si è più tolleranti verso le perdite mentre in età matura queste danno molto più fastidio; non sono affatto certo di questa verità che molti consulenti vendono ai clienti per adeguare il loro portafoglio a dei profili di rischio standardizzati.
Credo invece nell’autodiagnosi. Se fra 5 anni avrò perso il 50% del mio capitale potrò vivere comunque serenamente? Se sì qual è il mio obiettivo di periodo e quali sono le mie aspettative? Questo sono solo alcune delle domande che ognuno dovrebbe porsi prima di creare un’asset allocation.
Ritengo utile per ogni investitore la simulazione di fasi particolarmente stressanti del passato che capire quale sarebbe stata la reazione di fronte a certe performances. Fortunatamente uno dei periodo più critici è molto vicino temporalmente; credo che il periodo 2000-2012 rappresenti la palestra più interessante da questo punto di vista poiché oggetto di due pesantissimi bear market. Seguitemi in questo esercizio. Continua a leggere

Chi è il vero Killer dei Bond

Come abbiamo già spiegato in altri post il vero killer del mercato obbligazionario non sono i bassi tassi di interesse quanto piuttosto l’inflazione. Con un cuscinetto cedolare così basso come quello attuale è verissimo che un rialzo dei rendimenti, soprattutto nella parte lunga della curva, inciderà sui corsi dei bond a cedola nominale, ma se questo rialzo è lento e graduale i ritorni tutto sommato potrebbero rimanere positivi in termini assoluti se l’orizzonte sarà quello di medio lungo periodo (vedi qui).
Quello che invece può rendere pesantemente negativo il ritorno su un investimento obbligazionario nei prossimi anni è l’inflazione, attualmente snobbata dalla maggior parte di economsti e analisti e riflessa nei bassi livelli di inflazione attesa presenti sul mercato. Negli Stati Uniti la media di inflazione attesa per i prossimi 10 anni è del 1.6%, mentre in Italia e Germania siamo allo 0.80%.

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Come si può allora combattere questo avversario degli investimenti a reddito fisso? Molti risparmiatori stanno abbracciando la logica dei bond indicizzati all’inflazione senza tenere in dovuta considerazione i limiti Continua a leggere

Partecipare e divertirsi alla festa dei mercati senza ubriacarsi

Una tabella ed un grafico giusto per evidenziare ancora una volta quanto il concetto di “mean reversion” (ritorno verso la media) dovrebbe rappresentare una faro indiscusso in ogni piano di investimento.
Cominciamo dalla tabella fonte JP Morgan.

table1Questa tavola ci consente di apprezzare come scelte di investimento piuttosto nette con relativa concentrazione dei rischi in portafoglio, possono essere tanto pericolose quanto entusiasmanti. E’ il caso dei REIT (azioni legate al settore immobiliare) dal 2009 ad oggi sempre ai primi posti (unica eccezione il 2013), oppure dal lato opposto il caso delle commodity già al quarto anno consecutivo di pesante negatività. La verità come sempre sta nel mezzo? Parrebbe proprio di sì con l’asset allocation bilanciata proposta da JPM (un 60% azioni, 35% bond 5% commodity ben diversificato) che si posiziona sempre a metà tavola. Questo evita all’investitore sorprese negative permettendogli nello stesso tempo di vedersi retrocesso ciò che il mercato è in grado di offrire. Insomma partecipiamo alla festa, ci divertiamo, ma non ci ubriachiamo e non corriamo il rischio di vederci ritirare la patente sulla via del ritorno.

Altro esempio stavolta su un tema di grande attualità, il cambio dell’Euro Continua a leggere

Questione di Aspettative

Research Affiliates ogni trimestre aggiorna la pagina relativa alle attese di rendimento reali (quindi depurati dall’inflazione prevista) per ciascuna asset class, attese stimate sulla base di una serie di dati storici e proiettabili all’interno di un portafoglio con orizzonte temporale di lungo periodo.
Lo strumento è utile non tanto per sapere come si muoveranno i mercati nei prossimi mesi o anni (sinceramente assistiamo a trend che gli stessi modelli non riescono a prevedere, vedi la borsa americana del 2014 e che vedeva ad inizio anno rendimenti attesi molto modesti come nel 2015), quanto per capire come le aspettative di ciascun investitore deve essere ridimensionate rispetto al passato, almeno ad oggi gennaio 2015.

aspettative FR
Le metodologie adottate per calcolare questi rendimenti attesi da Research Affiliates possono essere considerate valide o opinabili non ci interessa. Quello che è certo è che pronti via il 2014 vede asset class come le small caps americane le quali addirittura vantano rendimenti attesi in termini reali (quindi depurati dall’inflazione americana) negativi, esattamente come la liquidità. Poche soddisfazioni sono attese anche da Continua a leggere

Di quanto devono Sovraperformare ogni anno i Fondi per essere più Convenienti degli ETF?

Ho ricevuto diversi commenti, in alcuni casi anche critici, relativamente all’articolo “Come farsi regalare un auto dal vostro Piano di Investimento”.
La critica principale che mi è stata mossa è quella di non aver considerato nei vari calcoli comparativi la capacità di un fondo a gestione attiva di sovraperformare in modo consistente il benchamrk.

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Non nego che esistono fior di gestori capaci di muoversi bene sul mercato, ma intanto dovrete avere la fortuna di selezionarli e di fare ciò nel periodo giusto. Le tante statistiche che ogni anno vengono pubblicate mostrano infatti non che i gestori sono incapaci, ma che fanno fatica a ripetere con continuità e nel lungo periodo performance sempre superiori al benchmark (senza considerare la possibilità che il gestore possa abbandonare quel fondo in cui voi investite).
Sono i costi la principale zavorra dei fondi nel lungo periodo e nel confronto con gli ETF. Essendo poi il mercato finanziario frequentato ogni giorno da soggetti che vincono a fronte dello stesso numero di soggetti che perdono, faccio fatica a pensare che l’investitore è capace di saltare ogni anno sul cavallo vincente.
Ma supponiamo che i critici hanno ragione e che i fondi siano in grado di creare valore all’investimento superando costantemente ogni anno il benchmark. Ma di quanto devono farlo per rendere accettabili i maggiori costi sostenuti nell’investimentonei fondi stessi?
Ho provato a fare diverse simulazioni ed ecco il risultato. Continua a leggere