EurUsd 15 anni dopo siamo al punto di partenza

Il primo gennaio 1999 l’Euro avviò le prime contrattazioni contro il Dollaro americano ad un concambio di 1.18. Da quella data EurUsd è sceso fino a 0,8230 nel 2000 per poi salire ad un massimo di 1,6038 nel 2008. Tra massimo e minimo abbiamo quindi avuto un’oscillazione di quasi il 100% ma, ironia della sorte, le chiusure di queste giornate si posizionano proprio a 1.18.

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Sono passati 15 anni ed il cambio è sempre allo stesso livello. Pane per speculatori e trader, ma scarse soddisfazioni per gli investitori di lungo periodo.
Ipotizziamo un investitore scettico di nome Luca che il primo giorno di contrattazione dell’Euro non fidandosi della moneta unica va in banca e apre un conto valutario in valuta americana oppure in alternativa acquista (e rinnova continuamente) un Bot americano a 3 mesi (T-Bill) per stare tranquillo e non rischiare nulla.
Il fratello Marco invece, europeista convinto, decide di mantenere i suoi soldi investiti in Euro in un classico deposito bancario indicizzato all’Euribor. Dopo 15 anni i due fratelli si ritrovano e scoprono che dal punto di vista valutario non è cambio nulla, piattezza assoluta. Beh Luca è convinto che l’investimento in titoli di stato americani gli avrà fornito nel tempo un rendimento superiore che, per effetto della capitalizzazione degli interessi, avrà certamente fornito un ritorno superiore a quello lasciato investito in Euro. Sbagliato anche qui; su base annua il rendimento composto di un titolo monetario in dollari è stato dal 1999 al 2014 del 2,8%; lo stesso investimento ma in Euro ha reso annualmente il 2,7%, una differenza irrilevante.

Le valute sono una delle variabili finanziarie più difficili da gestire nel lungo periodo e questo esempio lo dimostra. Diversificare, anche dal punto di vista valutario (evitando magari scommesse speculative esotiche di breve periodo) è una buona scelta per un investitore di lungo periodo, non necessariamente fornisce soddisfazioni ma quanto meno diversifica il rischio.

In alternativa c’è sempre il lato divertente del risparmio, quel Travel Plan che vi permette di trasformare il risparmio in una piacevole parentesi di vita. Anche in questo caso però, se l’obiettivo è spendere il denaro estero in un luogo straniero, evitate i prodotti monetari. L’inflazione nel corso del tempo è la peggior nemica di un investimento monetario e quindi sempre meglio cercare un po’ di duration se l’obiettivo è spendere quei soldi qualche anno.

Giusto per toglierci la curiosità il tasso di inflazione medio negli Stati Uniti dal 1999 ad oggi è stato del 2,3% che, confrontato al 2,80% del rendimento monetario vi avrebbe in tasca un plusvalore dello 0,5% qualora la vostra scelta fosse stata quella di spendere i Dollari negli States (probabilmente mangiato da costi, commissioni e tasse varie). L’inflazione media di periodo in Europa è stata del 1,90%, con un vantaggio reale dell’investimento in questo caso dello 0,90%.

eurusd
In questo caso non è andata malaccio, ma se il sottostante fosse stato rappresentato da una valuta con tassi di inflazione più volatili (penso aalle divise emergenti) , il rischio di veder bruciare potere d’acquisto sarebbe stato molto concreto.

Leggi anche: Travel Plan, il lato piacevole del risparmio

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