Siete Veramente Sicuri che gli Inflation Linked vi Proteggono Sempre dall’Inflazione?

Si sente sempre più spesso parlare negli ultimi mesi di deflazione, un evento non così frequente ma che ha fatto capolino diverse volte nella storia finanziaria moderna. Gli investitori dovrebbero però essere preoccupati delle conseguenze sui propri investimenti del fenomeno ben più frequente di inflazione.

Clipboard05
Se gli investitori non proteggono il loro portafoglio dagli effetti deleteri dell’inflazione il rischio è quello di trovarsi con un capitale notevolmente più povero negli anni successivi. La consolazione di non aver perso nulla potrà darvi un conforto psicologico, ma non certo finanziario.
Se ad esempio manteniamo a rendimento zero 10000 euro depositati su un conto corrente bancario, con un’inflazione annua del 3% ci ritroveremo con un capitale corretto per l’inflazione di circa 8600 euro reali dopo 5 anni.
In pratica pur disponendo nominalmente di 10000 euro, il potere d’acquisto sarà quello di 8600 euro alla data di partenza. Se 5 anni prima potevate acquistare un’utilitaria con tutti gli optional, ora il pack degli accessori lo dovrete pagare.
Ecco il motivo per cui la liquidità non può essere considerato un asset di investimento soprattutto agli attuali tassi di mercato. Negli ultimi 42 anni in ben 18 casi un T-Bill a 3 mesi americano ha fornito un rendimento negativo in termini reali. Nel 42% del tempo quindi un investimento di carattere monetario è risultato perdente dal 1972.
Guardate la serie dei rendimenti del T-Bill dal 2002 e gli stessi attualizzati al tasso di inflazione. Siete ancora convinti che la liquidità rappresenti un asset di investimento?

t.bill inflationFonte: PortfolioVisualizer

Necessario quindi cercare di battere l’inflazione altrove. Il mondo obbligazionario offre un flusso cedolare fisso che, se superiore nel periodo considerato al tasso medio di inflazione, determinerà un rendimento reale positivo che ci permetterà di accrescere il potere d’acquisto del capitale.
In alternativa ci sono le obbligazioni a tasso variabile che adeguano il loro flusso cedolare ai parametri monetari di mercato (ad esempio Euribor), parametri solitamente correlati all’andamento dell’inflazione; le banche centrali tendono infatti a muovere i tassi in relazione a quelle che sono le attese di inflazione.

Stesso discorso vale per l’azionario tramite l’erogazione dei dividendi. In questo caso non abbiamo una scadenza determinata ed il rischio misurato dalla volatilità è certamente più elevato. Nel lungo periodo l’azione rappresenta però il miglior strumento di copertura dai fenomeni di inflazione poiché le società possono adeguare i propri prezzi di vendita (e quindi gli utili) sulla base dell’andamento dei prezzi al consumo, fenomeno che però difficilmente trova correlazione diretta nel breve periodo.

Escluse le commodity per motivi già commentati in post precedenti, ci sono poi gli strumenti inflation linked, bond creati proprio per permettere all’investitore di ottenere un ritorno pari al tasso annuo di inflazione (parametro variabile) al quale aggiungere un tasso fisso.

Dietro ad un nome si nascondono però delle caratteristiche che portano l’investitore a pensare che i prodotti inflation coprano sempre e comunque dal rischio inflazione, percezione errata che porta spesso a cocenti delusioni.
Rimandiamo ad un prossimo post la spiegazione di come funzionano e come vanno considerati tali prodotti all’interno di un portafoglio.

Vogliamo però vedere come si comportano alla prova dei mercati.
Dal 1972 al 2014 i TIPS (gli inflation linked americani) hanno subito 13 casi di performance annue negative reali (quindi depurate dall’inflazione), un rotondo 30% del tempo.
Ma come? Non dovevano proteggerci sempre e comunque dall’inflazione? Purtroppo non è così e come sempre orizzonte temporale ed obiettivi rappresentano lo spartiacque per considerare lo strumento è più adatto alle vostre esigenze di investimento.

Supponete di essere tornati al 1972 e di aver azzeccato in pieno le previsioni su un rialzo dell’inflazione nei prossimi 10 anni. Investite il vostro capitale in TIPS e vi aspettate dopo 10 anni con inflazione media del 8,2% di essere tra i grandi vincitori di questo momento storico.
Se vi dico che avete completamente sbagliato investimento? Guardate nella tabella seguente cosa è successo.

TIPS

Fonte: Portfolio Visualizer

Partendo con 10 mila dollari a inizio 1972 vi ritroverete con oltre 3 mila dollari in meno di patrimonio nel 1982.
Non vi preoccupate anche il sottoscritto rimase parecchio smarrito quando dal laboratorio uscirono questi numeri, ma anche in questo caso una spiegazione esiste e si chiamano aspettative di inflazione.

Ne parleremo in un prossimo appuntamento, ma ricordate sempre che prima di buttarvi in un investimento con una bella etichetta di marketing che non esistono soluzione sempre e comunque vincenti. Capire dove si mettono i propri soldi è una dei requisiti di base per ottenere dei grandi risultati dai vostri investimenti.

Leggi anche: Chi è Il vero killer dei bond

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...