By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 29 Gennaio, 2015|

come costruire la giusta asset allocation

Dopo che un risparmiatore ha deciso quanto denaro destinare al proprio piano di investimento si rende necessaria l’attività di ripartizione del denaro tra le varie asset class.
La scelta dell’asset allocation è un qualcosa che non può prescindere da considerazioni soggettive come orizzonte temporale, obiettivi e profilo di rischio. Non esiste una ricetta magica uguale per tutti (questo è secondo me uno dei limiti principali degli attuali modelli automatici di ROBO-Advisors) ma certamente in questa fase entrano anche in gioco altri fattori come quello legato ai costi.

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Ognuno di noi ha un personale livello di stress di fronte al comportamento dei mercati, ma questa soglia non è sempre uguale durante la nostra “carriera” di investitori.
Non riprenderò qui il solito discorso che da giovani si è più tolleranti verso le perdite mentre in età matura queste danno molto più fastidio; non sono affatto certo di questa verità che molti consulenti vendono ai clienti per adeguare il loro portafoglio a dei profili di rischio standardizzati.

Credo invece nell’autodiagnosi. Se fra 5 anni avrò perso il 50% del mio capitale potrò vivere comunque serenamente? Se sì qual è il mio obiettivo di periodo e quali sono le mie aspettative? Questo sono solo alcune delle domande che ognuno dovrebbe porsi prima di creare un’asset allocation.

Ritengo utile per ogni investitore la simulazione di fasi particolarmente stressanti del passato che capire quale sarebbe stata la reazione di fronte a certe performances. Fortunatamente uno dei periodo più critici è molto vicino temporalmente; credo che il periodo 2000-2012 rappresenti la palestra più interessante da questo punto di vista poiché oggetto di due pesantissimi bear market. Seguitemi in questo esercizio.

Gli indici che ho scelto per questo test sono lo S&P500 total return e il Barclays Us Aggregate Bond Index. Questi indicatori possono essere sostituiti da altri ma servono da esempio per quello che è il nostro esercizio.

90-10
Come vediamo dalla prima tabella nell’arco temporale di 13 anni il rischio non ha pagato con differenze sostanziali tra chi ha investito il 90% del patrimonio in equity e chi ha preferito una soluzione bilanciata. Anche sul fronte volatilità non c’è stata storia.

Nessuno può sapere se da oggi ai prossimi 13 anni lo scenario sarà lo stesso oppure sarà idilliaco per le azioni, ma quello appena visto è uno sfondo che potrebbe andare non molto lontano da quello peggiore per un investitore che preferisce rischiare il suo patrimonio in azioni.

Ma cosa succede se andiamo indietro di altri 10 anni e partiamo dal 1990?

90-10 bis
Sono passati 23 anni e seppur di poco il portafoglio più rischioso (90% azioni 10% bond) è riuscito a scavalcare in termini di rendimento quello bilanciato; la volatilità però ci dice che con il 50/50 abbiamo rischiato molto meno.

Qual è la lezione che possiamo trarre da queste simulazioni? Più lungo è il vostro orizzonte temporale più stabile ed elevato sarà il ritorno del vostro investimento azionario, ma nessuno può garantirvi quanti anni dovrete rimanere investiti per vedere questa ipotesi realizzarsi. Questa è una considerazione doverosa in un mondo finanziario in cui il ritorno atteso della prossima decade sul mercato dei bond sarà molto contenuto e molto simile a quello dei rendimenti decennali attualmente quotati sul mercato.

Aggiungendo bond in portafoglio darete stabilità al vostro portafoglio comprimendo la volatilità. Come abbiamo visto non necessariamente le azioni in un orizzonte neanche tanto breve sovraperformano i bond. La chiave di tutto quanto sta nel vostro orizzonte temporale, nei vostri obiettivi e nella vostra sensibilità al rischio.

Definiti questi parametri e visualizzato cosa è successo in passato in scenario non propriamente floridi per gli asset a rischio, decidete qual è l’asset allocation che più si avvicina al vostro modello ideale in questo preciso momento della vita. Non vi piace il 50/50 o il 90/10? Non c’è problema scegliete il 60/40 o l’80/20 e modellatelo in modo più fantasioso e ricco di opportunità. Small caps, high dividend, REIT, azioni emergenti oppure bond high yield, local currency o semplici prodotti monetari.

Rimanete semplici, cercato prodotti a basso costo che replichino gli indici cercando di automatizzare il più possibile il processo di investimento. Rivedete sempre i vostri obiettivi alla luce delle condizioni di vita (lavoro, figli, tempo mancante alla pensione, ecc…) e ribilanciate la vostra asset allocation periodicamente.
Se avrete fatto questo semplice lavoro di autoanalisi in piena onestà l’asset allocation selezionata sarà certamente quella giusta per il vostro piano di investimento.

Leggi anche: Semplicità e buon senso, i segreti del buon investitore stanno tutti qui

                        Ribilanciare il portafoglio per ottimizzare rischio e rendimento

                       Come creare un piano di investimento

                       L’importanza dell’orizzonte temporale

2 Commenti

  1. alesh84 3 Febbraio 2015 at 07:13 - Reply

    Grazie per la risposta!
    Ma secondo te quindi avendo già un ETF globale bilanciato non ha senso andare a cercare qualcos’altro e quindi puntare tutto su quello che ho visto che è abbastanza diversificato?

  2. alesh84 1 Febbraio 2015 at 18:29 - Reply

    Ciao, per quanto riguarda la scelta di un ETF azionario, in base a cosa può far cadere la scelta su un settore rispetto che ad un altro?
    Es. perchè farmaceutico o perchè tecnologico?
    Il fatto che l’euro al momento sia basso potrebbe far scegliere di investire nella zona euro?

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