Borse Tempestose

Molto spesso si sentono citare le crisi geopolitiche come fonti di instabilità dei mercati dimenticandosi che negli ultimi 30 anni abbiamo avuto almeno 10 serie crisi in grado di destabilizzare i mercati. Se qualcuno ha gridato al lupo al lupo ci deve anche stato chi in passato ha approfittato di momenti difficili per rimpinguare il proprio portafoglio di investimento.

crisi
Nella tabella successiva ho elencato le 10 principali crisi che si sono presentate sui mercati a partire dal Black Monday del 1987. A fianco dell’evento la chiusura percentuale dello S&P500 nell’anno dell’evento e l’anno successivo.

crisi1Come si vede i numeri “rossi” sono relativamente pochi; parliamo di 6 chiusure negative su 20 con una punta massima del -36,5% nel 2008. La peggior botta si registro nel 2000-2001 quando lo scoppio della bolla internet provocò 3 anni consecutivi di calo.
Alla luce dei risultati che vediamo nella tabella successiva Continua a leggere

Banzai!

Approfitto di questa notizia relativa alla decisione di come allocherà in futuro i propri capitali uno dei fondi pensioni più importanti del Giappone, per evidenziare ciò che nessun investitore di buon senso dovrebbe fare all’interno del suo piano di investimento.

BANZAI
Lascio per un attimo da parte le motivazioni di opportunità politica dei giapponesi circa la mossa di aumentare dal 8% al 25% l’esposizione alle azioni domestiche (ribilanciate in termini di rischio paese da un calo dei bond nipponici posseduti dal 60 al 35%), ma è evidente che il gioco è parecchio pericoloso.
Il fondo pensione punterà la metà del suo capitale di rischio, quello azionario, su un’unica piazza finanziaria, oltretutto quella domestica che non si può dire goda di grandissima salute, storicamente parlando.
Questa sembra la classica mossa dello scommettitore da casinò che Continua a leggere

La Fregatura del Market Timing

Il fascino esercitato da coloro che si professano maestri nel market timing continua ad attrarre giovani e vecchi investitori ormai da decine di anni. Il desiderio di essere avanti a tutti gli altri, l’ingordigia finanziaria, l’illusione del diventare ricchi in poco tempo, ma anche la scarsa cultura finanziaria sono solo alcuni dei fattori alla base dell’insuccesso della maggior parte degli investimenti privati.

market timing

Questa considerazione è stata  avallata da dati numerici forniti da Richard Bernstein e che avevamo già commentato qui; lo studio ha dimostrato come, dal 1993 al 2013, il ritorno annuo dell’investitore medio è stato superiore solo agli indici giapponesi ed asiatici ed inferiore addirittura ad un tipico prodotto monetario come il T-Bill.
Come sappiamo in questo risultato incidono moltissimo i costi sostenuti per stare sui mercati, ma anche l’incapacità del cliente di seguire i giusti comportamenti durante il processo di investimento.

In un recente articolo Business Insider mostrato uno studio di JpMorgan in cui viene confermato come cercare di cogliere il momento migliore per investire si rivela un esercizio piuttosto effimero. Continua a leggere

L’investitore Sfortunato

Siamo usciti da un periodo di 15 anni in cui le borse americane (e mondiali) hanno subito due dei più tremendi bear market della storia. Il collasso delle dot.com nel 2000 e quello dei mutui subprime del 2007 hanno inciso duramente nella psicologia degli investitori, soprattutto in quella di quei Paperini che entrarono sui mercati quando scorrevano già i titoli di coda.

pap

Mi sono messo nei panni di un povero risparmiatore che il 31.12.1999 decise di investire i suoi soldi. Ho fatto 4 simulazioni. Il 100% del denaro nello S&P500, il 100% nei T-Note decennali americani, il 100% in monetario 3 mesi e il 100% in un portafoglio bilanciato 50% azioni e 50% bond.
Ecco il risultato

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I Migliori Consulenti Finanziari del Vostro Risparmio

Una delle soddisfazioni maggiori che ho acquisito nel corso del tempo è stata quella di rendermi indipendente dal punto di vista finanziario, ma non solo in termini di vita vissuta, ma anche di conoscenza del mondo finanziario.
C’è chi ha avuto la fortuna (o sfortuna dipende dai punti di vista) di conoscere sul campo la materia, prima con lo studio e poi con il lavoro, chi invece deve “farsi le ossa da solo”. L’attuale sistema scolastico italiano neanche prende in considerazione l’importanza dell’educazione finanziaria fin da giovani e questo è un peccato oltre che un danno per la società e per i ragazzi italiani.
Insisto nel dire che ogni bambino fin da piccolo dovrebbe essere educato alla cultura del risparmio e del consumo responsabile.

edu1Senza demonizzare il risparmio e senza associare il denaro ad un elemento negativo. Il detto “i soldi non fanno la felicità” è una delle ipocrisie più grandi che abbia mai sentito.

I soldi fanno la felicità perché permettono ad ognuno di noi di vivere sereni e senza stress i momenti anche difficili della vita, fornendo alla nostra famiglia quella giusta dose di benessere e comfort . Ovvio che il denaro non è tutto e che ci sono anche altri importanti valori tra cui l’altruismo, ma è necessario per raggiungere quotidianamente nuovi obiettivi ed avere nuovi stimoli.

Questa digressione un po’ troppo filosofica mi fa tornare all’argomento iniziale, quello della cultura finanziaria che serve per investire in autonomia il proprio denaro. Le crisi del 2000 e del 2007 dovrebbero aver fatto capire a tutti che non esistono maghi della finanza o consulenti in grado di evitare la perdita di denaro nel vostro investimento, invece quello a cui stiamo assistendo è esattamente il contrario.

Un moltiplicarsi di advisors (sarà il nuovo termine del futuro dietro cui si annideranno i vecchi consulenti finanziari) e di prodotti gestiti sempre più oscuri e complicati che promettono a tutti professionalità, controllo del rischio e investimenti proficui nel medio lungo periodo, questo è quello che sta accadendo davanti ai nostri occhi. Nessuno è in grado di prevedere il futuro e nemmeno di controllare o gestire la volatilità e l’unico cosa che potete fare con i vostri risparmi è seguire il buon senso, tenendo conto della vostra sopportazione del rischio (che esisterà sempre) e di quanto tempo avete davanti per ottenere i vostri obiettivi. Continua a leggere

Breve Storia delle Perdite di Wall Street

La borsa americana intesa come S&P500 ha registrato dal 1926 al 2014 24 casi di calo, mediamente un’annata negativa ogni quattro anni. Trattandosi di valori medi nel mezzo ci stanno strisce positive o negative anche prolungate come quella attualmente in corso e che ha accantonato a fine 2014 il sesto anno consecutivo di bull market.

wallNon siamo però di fronte ad un evento eccezionale per i tori. Dal 1947 al 1952 lo S&P500 fornì un contributo annuo positivo per 6 anni consecutivi; dal 1982 al 1989 la striscia positiva consecutiva arrivò a 8 anni; dal 1991 al 1999 per ben 9 anni non si vide a Wall Street un segno meno.
Il tasso di rendimento annuo composto del corrente bull market si posizionava a fine 2014 al 14,7%, un numero tutto sommato non così clamoroso se consideriamo i due bull market più lunghi. Mentre il 1947-1952 il Cagr fu del 9,6%, quello del 1982-1989 visse un periodo di crescita del 14,2% annuo e quello del 1991-19999 del 18,1% annuo.
Non sappiamo evidentemente come andrà a finire il 2015 e non possiamo escludere di arrivare a quota 7 anni consecutivi di rialzo, ma quanto dobbiamo temere l’inevitabile ribasso che prima o poi arriverà? Un primo supporto all’indagine l’avevamo già illustrato qui, ma vogliamo andare oltre.
Intanto abbiamo selezionato Continua a leggere

Ha Senso Investire in Prodotti a Duration Hedged?

Dal 1975 ad oggi, il 90% del ritorno dell’indice Barclays Us Aggregate Bond è arrivato dal flusso cedolare e questo indipendentemente dal movimento dei tassi; considerando che dagli anni ’80 i tassi di interesse sono costantemente in calo questo risultato la dice tutta su qual è la fonte primaria di performance dei prodotti bond oriented. Chiaramente le oscillazioni sui tassi del mercato creano volatilità sui prezzi, movimenti che tendono ad essere tanto più marcati quanto maggiore è la duration del prodotto.

duration
La duration può essere calcolata in vari modi, ma il termine generico si riferisce alla duration effettiva, ossia alla variazione percentuale approssimativa del prezzo di un titolo al variare di 100 punti base del suo rendimento. Ad esempio, il prezzo di un’obbligazione con una duration effettiva pari a 5 anni aumenterà (o diminuirà) del 5% ad ogni diminuzione (o aumento) pari al 1% del suo rendimento.
La copertura (hedge) del rischio tasso sembrerebbe essere la soluzione a questo tipo di problema. Prendersi solo il flusso cedolare del prodotto azzerando il rischio di oscillazione dei prezzi pagando un piccolo premio per la copertura derivata è la ricetta magica. Questa considerazione spiega la nascita di molti prodotti gestiti (attivi e passivi) che mirano ad eliminare questa variabile dal rischio dell’investimento portando di fatto la duration a zero, peccato che il gioco non funziona esattamente così. Continua a leggere