L’oro sta diventando un investimento high yield?

La tabella che postiamo sotto illustra i rendimenti nominali e reali delle obbligazioni governative emesse dalle principali economia sviluppate. Rispetto ad un anno fa i segni rossi si stanno intensificando e quei segni rossi sono la nuova realtà del mercato, ovvero tassi negativi.
tassi mercato
Pagare per possedere titoli di stato tedeschi o francesi piuttosto che svizzeri e olandesi, è la nuova realtà di un mercato che evidentemente sconta uno scenario di inflazione negativa nell’immediato.
Ma se dobbiamo pagare per dare in prestito ad una controparte i nostri risparmi, non converrebbe acquistare oro? Cerchiamo di chiarire alcuni aspetti anche basandoci sulla storia dell’ultimo secolo.

goldEffettivamente il metallo giallo storicamente fa bene in contesti di tassi reali negativi. Non staccando nessuna cedola l’oro viene ben visto dal mercato quando i rendimenti obbligazionari depurati dall’inflazione presentano un segno meno.
Proprio l’oro può essere provocatoriamente considerato come il nuovo investimento high yield del 2015 per un semplice calcolo di differenza matematica. Zero cedola l’oro contro un rendimento negativo dei bond; abbiamo un yield positivo per la commodity.
Nell’ultimo anno deve averci pensato anche il mercato che, per proteggersi dalla svalutazione delle rispettive valute nazionali, ha permesso agli investitori in oro di portare a casa rendimenti in doppia cifra.

Tutto questo ragionamento deve però tener conto del fattore volatilità. I bond vengono rimborsati al valore di emissione, l’oro non è ovviamente in questa condizione.

Vediamo allora come si è comportato l’oro in due contesti storici. Il primo parte dal 1970, anno in cui gli Stati Uniti abolirono la convertibilità del dollaro in oro. Il secondo, più artificiale non essendo il metallo giallo in un regime di libero mercato, abbraccia il periodo 1934-1956 quando i tassi decennali americani rimasero costantemente sotto il 3% e i rendimenti medi dei T-Bill furono inferiori al 1%. Quest’ultimo scenario potrebbe non essere considerato tanto diverso (almeno per quello che riguarda la dinamica dei rendimenti nominali) da quello che attualmente stiamo vivendo.

Dal 1970 ad oggi l’oro ha catturato un rendimento nominale e reale superiore a quello del monetario e dell’obbligazionario (qui inteso come T-Bond a 10 anni americano), ma questo ad un prezzo di volatilità dei rendimenti elevatissimo. Il 28% annuo espresso in questo arco di tempo(diventa 22% se togliamo i due casi di guadagno e perdita più estremi, ma il significato non cambia granchè. Anche rispetto al mercato azionario non sembrano esserci grandi dubbi circa la capacità dell’equity di proteggere l’investitore dall’inflazione con minor rischio. Ovviamente queste valutazioni sono effettuati con l’oro espresso in Dollari Usa quindi non influenzato dall’effetto cambio.

oro1Fonti: Shiller, Damodaran e FRED

Andando nello scenario di bassi tassi di interesse del periodo 1934-1956, l’oro non sembra mostrare grande capacità di sovraperformance rispetto ai bond; il metallo giallo è accomunato ai T-Bill e ai T-Bond da un tasso annuo di crescita reale negativo. L’inflazione media annua del 3,3% ha praticamente eroso il valore di tutti gli asset finanziari azionario escluso.

oro2Fonti: Shiller, Damodaran e FRED

In questo arco temporale l’inflazione media superò il 3% e questo sembra essere l’elemento distintivo rispetto al mondo attuale. Nei 23 analizzati comunque si registrarono 3 casi di anni a variazione negativa (deflazione) nei prezzi al consumo e 5 anni con inflazione minore al 1%.

In conclusione l’oro può anche essere considerato un asset di investimento, ma la storia recente (e non solo) ha dimostrato come, a parità di rischio, è sempre preferibile l’azionario. Smentito anche l’assunto che l’oro copre dall’inflazione (tra il 1934 e il 1956 non è stato così). L’unica ragione che possiamo trovare per aver qualche punto percentuale di oro in portafoglio (oltre alla convinzione che siamo alla vigilia della terza guerra mondiale) è quella legata alla funzione di ottimo ammortizzatore della svalutazione della valuta locale. Tutto però a fronte di un rischio volatilità notevole.

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