65/35

Quando si raggiunge l’obiettivo di lungo periodo di un processo di accumulazione del risparmio ovviamente ciascuno di noi dispone a proprio piacimento dei denari guadagnati per godersi il capitale accantonato. Una delle regole che va per la maggiore in America è quella di un tasso di prelievo dagli investimenti pari al 4% annuo reale, una percentuale che si ritiene adeguata per avere un buon tenore di vita senza azzerare in un periodo troppo breve il capitale accumulato. Non sarebbe piacevole trovarsi in età molto avanzata senza cuscinetto di sicurezza e quindi è sempre meglio evitare di bruciare alla velocità della luce la propria ricchezza.

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Per ottenere questa autonomia del 4% annuo reale di prelievo del capitale è necessario che i nostri investimenti nel durante del loro lavoro di accumulazione siano stati in grado di fornire questo risultato. La storia ci dice che cercare di ottenere questo obiettivo con un portafoglio di soli bond è un suicidio.

Considerando poi che i tassi di interesse non sono mai stati così bassi come ora è lecito attendersi livelli di rendimenti attesi più bassi del passato nei prossimi anni, anche inserendo quote sostanziose di azionario.
Un bell’aiuto ci arriva dall’analisi di Servowealth.
La tabella seguente ci mostra per fasce di rendimento reale annuo (0%, 2%, 4% e 6%) come si sono comportate dopo 30 anni di investimento (rolling) le principali asset class obbligazionarie partendo dal 1928 e arrivando fino al 2014. Lo ricordo ancora, questi risultati sono al netto dell’inflazione, quella bestia con la quale ognuno di noi dovrà fare i conti quando si ritirerà dal mondo del lavoro.

servo
Possiamo subito notare come tenere i soldi in liquidità o in investimenti monetari non ha mai prodotto rendimenti superiori al 2% reale con addirittura un terzo delle performance negative in termini reali.
Va un po’ meglio (ma non di tanto) se avessimo investito in titoli di stato a 5 anni americani. In 9 casi su 10 comunque avremmo ottenuto un rendimento reale annuo inferiore al 4% impedendoci di raggiungere l’obiettivo.
Con un rischio maggiore e comprando dei corporate a scadenza ultra lunga avremmo ottenuto il risultato migliore con il 21% dei casi rilevati sopra il 4% annuo reale di rendimento; in questo caso comunque le rilevazioni sono praticamente tutte comprese tra il 4% e il 6%.
La simulazione si chiude con un portafoglio bilanciato, 65% azionario e 35% obbligazionario. Il risultato è evidente a tutti. Solo nel 14% dei casi si sono ottenuti rendimenti inferiori al 6% e superiore al 4%, mentre in tutti gli altri casi il ritorno reale è sempre stato superiore al 6%.

Non so cosa ci riserverà il mercato dei prossimi 30 anni, ma con un buon piano di investimento diversificato e con piani di accumulo progressivi a costi contenuti sono convinto che il 65/35 non deluderà le attese. Del resto abbiamo dietro di noi una storia di quasi un secolo, per quale motivo rischiare di perdere questa opportunità? Per quale motivo rischiare di trovarsi nell’età in cui godremo dei nostri risparmi con un capitale inadeguato in termini reali che rischia di rendere vano il sacrificio fatto?

Fonte: Servowealth

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6 thoughts on “65/35

  1. erreffe 17 febbraio 2015 / 2:01

    complimenti per il sito,la competenza e la chiarezza con la quale tratta tutti gli argomenti
    volevo chiederle:
    cosa si fa se la propensione al rischio del soggetto investitore non sopporta la volatilità tipica di un’asset allocation di investimento da 65/35? la statistica e i rendimenti passati(anche j.siegel lo dice nei suoi testi) le darebbero ragione, però si tratta sempre di rendimenti e avvenimenti del passato e nessuna garanzia per il futuro.
    Inoltre disponendo il soggetto già di un capitale importante e volendo dormire serenamente la notte,che esigenza avrebbe di fare una simile puntata?le cose potrebbero andare bene,quindi ripetersi e trarre profitto,ma eventualmente anche andare male(non credo si possa escluderlo)e mandare tutto all’aria.Non ci si può accontentare di un’asset allocation diversificata,ma di soli bonds e puntare a ‘salvarsi’ dall’inflazione,istat e possibilmente anche da quella reale?
    spero di non aver fatto troppa confusione nell’esporre il quesito,la ringrazio e saluto cordialmente
    r.f.

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    • archeowealth 17 febbraio 2015 / 20:58

      Nessuna confusione si figuri e grazie dei complimenti.
      Guardi sono il primo a dire che chi si crogiola nei rendimenti passati per fare previsioni sul futuro fa un errore madornale. E’ inevitabile che le aspettative per i prossimi anni saranno più basse a parità di rischio, sia per l’azionario che per l’azionario. Quando un decennale americano rende il 2% e l’inverso del PE sullo S&P500 (il classico utili per azioni in percentuale) è del 5,5%…beh tra 2 e 5,5% diciamo che possiamo con buon senso dire che potremmo individuare la forchetta di rendimenti attesi per un profilo bilanciato per i prossimi 10 anni. Ovvio che il mercato può stupirci, ma penso sia ragionevole attenderci questo. Se quel profilo 65/35 le sembra troppo aggressivo nessuno vieta di farlo diventare 20/80. Tutto dipende dal suo orizzonte temporale. Se i soldi le servono fra 5 anni mi sembra la miglior soluzione, se le servono per tutto il periodo della pensione che potrebbe anche durare 30 anni allora 40/60 o 50/50 potrebbe anche andare bene, ma ripeto dipende dalla sua percezione del rischio. Se ha ha paura di perdere soldi e tutti i giorni guarda i segni rossi lasci perdere anche il 40% di azioni. L’obbligazionario per i prossimi anni lo vedo come scommessa decente se l’inflazione non salirà, altrimenti un briciolo di rialzo dei rendimento combinato ad un pò di inflazione le saranno fatali. Una soluzione solo bond? Beh potrebbe scegliere strumenti a duration variabili. ETF 1-3 anni combinati a ETF 5-7 e ETF 10+. In questo modo sarà in grado di coprire tutti i tratti di curva riducendo il rischio tasso. Se a questo aggiungiamo un pò di copertura al rischio inflazione (BTPi o Poste) allora il gioco è fatto. MA ripeto le aspettative che deve avere non dovranno essere superiori al 2% annuo da qui al 2024/2025…se poi arriveranno sorprese (deflazione pura) tanto meglio per i detentori di reddito fisso.

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      • erreffe 19 febbraio 2015 / 13:13

        Grazie per la risposta molto chiara ed esaustiva, è stato gentilissimo.
        interessante la soluzione dei 3 etf a coprire tutta la curva, che tipo di reazione avrebbero quei 3 strumenti ad un eventuale aumento dei tassi?
        alla deflazione pura non credo,nel senso che i nostri governanti economici,farebbero di tutto,anche a rischio di far schizzare l’inflazione ben oltre i valori del 2%..ma è pur vero che se il cavallo non ha sete..
        riguardo la parte azionaria:la mia propensione al rischio e la mia tolleranza alla volaità sono crollate drasticamente negli ultimi anni.
        Tutti i testi(ho letto siegel)danno ragione alla sua tesi della diversificazione,anche se spesso leggo di tempistica per ritorni sicuri a 30 anni..il problema è che spesso si dice che la storia si ripete,ma a volte si verificano situazioni(cigni neri)piuttosto imprevedibili e dopo anni e anni di mercati azionari in salita,record su record,non so quanto sia una buona mossa investire “oggi” il 30,o anche il 20% del ptf in azionario..magari la salita,almeno in parte gonfiata da tutta la moneta virtuale circolante,potrebbe continuare,come pure manifestarsi questo famigerato cigno nero e gli indici scaricarsi di un bel pò..le chiedo,il timing,ammesso che sia individuabile,quanto è importante nella costruzione di un’asset allocation?oppure si deve sempre e solo tenere conto dell’obiettivo da raggiungere,a prescindere dal resto?
        nel caso fosse opportuno farlo,per contrastare i bassi rendimenti e una potenziale minaccia inflattiva,quali strumenti sarebbero consigliati?msci world?versione coperta in valuta?fondi attivi?
        la ringrazio per l’attenzione e per i suggerimenti o le indicazioni che riterrà piu opportune

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      • archeowealth 19 febbraio 2015 / 21:05

        Andando con ordine. Per quello che riguarda il rischio perdita per effetto del rialzo dei tassi basta prendere i factsheet degli ETF, leggere la duratione del prodotto e considerare che per ogni 100 punti base di rialzo si perderebbero (se avvenissero tutti in un giorno) i valori di duration indicati. Quindi un Global Aggregate duration 5,5 significa che per 100 bp di rialzo = 5,5% di perdita. Su questo tornerò cmq in prox articoli.

        Per il timing, beh la invito a leggere nei prossimi giorni un articolo che ho proprio dedicato a questo, ma credo sia un falso problema sicomme nessuno può logicamente sapere cosa succederà. Tenga conto che in 30 anni abbiamo avuto 10 crisi pesanti eppure le perf a 20 e 30 anni sono allineate sugli standard di lungo periodo. La percentuale di azionario dipende ovviamente da età, obiettivi, propensione al rischio, ecc…

        Per quello che riguarda l’asset allocation credo che la cosa importante sia scegliere strumenti semplici e basso costo (ETF), diversicando per area geografica senza eccedere gli 8-10 strumenti all’interno del ptf investiti sui mercati mondiali. Alla copertura della valuta ho dedicato nei primi articoli del blog spazi appositi e certamente la copertura abbassa la volatilità ma non offre rendimenti aggiuntivi nel lungo periodo essendo più un tema tattico.

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      • erreffe 19 febbraio 2015 / 21:20

        Grazie e buona serata!

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