Cash in NOT King

Spesso si legge di borse care, tassi di interesse ai minimi, rischi di bolle speculative, Banche Centrali che perderanno di credibilità, crisi del debito, insomma di scenari catastrofici per l’investitore. La soluzione che spesso viene proposta in questi casi è quella di mettersi liquidi e stare a guardare cosa succederà dopo lo tsunami. In questo caso si ravvisano due problemi non di poco conto.

KING

Il primo è prevedere con esattezza il momento del pesante storno di mercato. Il secondo è trovare delle motivazioni per sostenere l’idea che “Cash is King”. Nell’immaginario collettivo esiste l’idea che mettersi liquidi prima di una tempesta finanziaria è la scelta ottimale per ottenere il rendimento migliore nelle fasi turbolente ed avere così liquidità disponibile da investire per entrare a prezzi più bassi in un momento successivo.

Questa seconda idea sarebbe interessante se non fosse che notoriamente gli investitori sono piuttosto riluttanti a rientrare sui mercati azionari dopo cali pesanti come le recenti esperienze del 2000 e del 2007 ci hanno insegnato. Per quello che riguarda la prima affermazione, ovvero che il Cash è la scelta ottimale durante le fase di ribasso dei mercati, beh ci dispiace ma i numeri storici degli indici americani non ci offrono la stessa prospettiva. Ho fatto un’analisi nel periodo 1928-2014 selezionando le sole annate in cui tenere i soldi investiti in T-Bill a 3 mesi americani avrebbe portato ad un rendimento superiore a quello di azioni (S&P500) e bond (Treasury 10 anni). Continua a leggere