Banzai!

Approfitto di questa notizia relativa alla decisione di come allocherà in futuro i propri capitali uno dei fondi pensioni più importanti del Giappone, per evidenziare ciò che nessun investitore di buon senso dovrebbe fare all’interno del suo piano di investimento.

BANZAI
Lascio per un attimo da parte le motivazioni di opportunità politica dei giapponesi circa la mossa di aumentare dal 8% al 25% l’esposizione alle azioni domestiche (ribilanciate in termini di rischio paese da un calo dei bond nipponici posseduti dal 60 al 35%), ma è evidente che il gioco è parecchio pericoloso.
Il fondo pensione punterà la metà del suo capitale di rischio, quello azionario, su un’unica piazza finanziaria, oltretutto quella domestica che non si può dire goda di grandissima salute, storicamente parlando.
Questa sembra la classica mossa dello scommettitore da casinò che cerca di vincere tutto e subito perché sa che non ha molto tempo a disposizione, ma è solo una mia opinione personale. Ovviamente in questo caso il governo giapponese sta spingendo affinchè il denaro non esca dal Giappone ma bensì venga reinvestito all’interno dei propri confini creando un’inflazione da asset finanziari che possa riaccendere la fiammella dei consumi nella popolazione più vecchia del mondo.

All’interno di un indice Msci World che esclude gli emergenti le azioni giapponesi pesano per circa l’8%, esattamente quello che era il peso sul quale era investito il fondo pensione nipponico fino a oggi. Triplicare l’esposizione vuol dire vincolare le performance future ad una specifica area geografica che, rispetto al Msci World sempre in valuta locale, ha realizzato un rendimento annuo composto (CAGR) più basso con una volatilità più alta; non certo una scelta oculata in termini di rapporto rischio/rendimento.

japan1In termini reali poi questi numeri hanno subito un ulteriore erosione del rendimento annuo pari al 2,5% (inflazione media del periodo in Giappone) portando il risultato reale dell’investimento domestico ad un misero 4,10%.

Questo esempio l’abbiamo fatto solo per farvi capire quanto importante deve essere la diversificazione del rischio quando si investe. Sul cosiddetto “home bias” ci torneremo, ma mettere i propri soldi nelle mani delle società domestiche non è mai una buona idea anche solamente per una semplice regola del buon padre di famiglia.

Ma ho voluto fare un altro test. Tre portafogli, dal 1972 ad oggi partendo con 10 mila dollari. Il primo investito al 100% in un azionario Pacifico (in cui il Giappone conta per la metà); il secondo investito 50% Usa e 50% Pacifico; il terzo 50% Usa, 35% Europa e 15% Pacifico. Ancora una volta la massima diversificazione (senza ovviamente eccedere in troppe personalizzazioni) si è rivelata vincente con il rendimento annuo più alto à la volatilità più contenuta.

japan2Fonte: PortfolioVisualizer

In conclusione il messaggio dovrebbe essere questo, non fatevi trascinare anche voi dall’effetto Banzai. Nei prossimi mesi sicuramente verrà fuori anche in Italia un forte consensus verso prodotti vecchi o nuovi concentrati sull’investimento nazionale o europeo sull’ipotesi tutta da dimostrare che l’effetto Draghi aumenterà le quotazioni dell’equity domestico. Ricordate sempre che nessuno può sapere oggi quella che sarà la sorte dei mercati di domani e che fare scommesse secche su certi settori o aree geografiche è un giochino pericoloso come la storia recente del Giappone (e dell’Italia) hanno dimostrato. Diversificate sempre senza paura e senza condizionamenti esterni.

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                        Le conseguenze dell’Euro nei portafogli degli italiani

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