Borse Tempestose

Molto spesso si sentono citare le crisi geopolitiche come fonti di instabilità dei mercati dimenticandosi che negli ultimi 30 anni abbiamo avuto almeno 10 serie crisi in grado di destabilizzare i mercati. Se qualcuno ha gridato al lupo al lupo ci deve anche stato chi in passato ha approfittato di momenti difficili per rimpinguare il proprio portafoglio di investimento.

crisi
Nella tabella successiva ho elencato le 10 principali crisi che si sono presentate sui mercati a partire dal Black Monday del 1987. A fianco dell’evento la chiusura percentuale dello S&P500 nell’anno dell’evento e l’anno successivo.

crisi1Come si vede i numeri “rossi” sono relativamente pochi; parliamo di 6 chiusure negative su 20 con una punta massima del -36,5% nel 2008. La peggior botta si registro nel 2000-2001 quando lo scoppio della bolla internet provocò 3 anni consecutivi di calo.
Alla luce dei risultati che vediamo nella tabella successiva gli eventi rappresentarono delle buy opportunity per chi aveva voglia e disponibilità da investire. Supponendo di essere un investitore del 1987 con 100 mila dollari desiderosi di entrare sul mercato, la tabella sottostante ci mostra la performance di quell’investimento su base annua a 5,10,15 e 20 anni a cui abbiamo aggiunto quella a fine 2014.

crisi2Nonostante i tanti disturbi intervenuti dal 1987, ad oggi gli investimenti azionari oggi sono allineati alla media storica di ritorno annuo nominale.
Abbiamo anche sfruttato il database di Robert Shiller per vedere come si mosse la borsa americana durante i periodi temporali legati alla Prima Guerra Mondiale, alla Seconda Guerra Mondiale e Guerra del Vietnam. (i periodo scelti sono quelli ufficialmente riconosciuto come inizio e fine dei conflitti).

crisi3Fonte: Robert Shiller e Damodaran

In tutti e tre i periodi assistemmo ad annate negative; 2 tra il 1914-1918, 3 tra il 1939 e il 1945 e 3 tra il 1965 e il 1973. Nonostante questo il ritorno annuo positivo arrivò in tutti e tre i casi con la Guerra del Vietnam che fornì i numeri più deludenti. Guai a illudersi però; rendendo reali quei rendimenti ci sarebbe rimasto ben poco.

Il tasso di inflazione medio nel periodo 1914-1918 fu del 13% rendendo negativa la performance dell’azionario. Nel periodo 1939-1945 rimase all’investitore in termini reali un modesto 1,2% visto che i prezzi al consumo mediamente salirono del 4,3% all’anno. Di nuovo negativa la performance reale durante la guerra del Vietnam con un inflazione media del 4,8%.

Concludendo possiamo certamente dire che l’idea di un mercato azionario scende per effetto di eventi geopolitici o crisi finanziarie è sbagliata.

Spesso queste crisi possono colpire a livello locale e non necessariamente mondiale (da qui il consiglio di una buona diversificazione geografica). Anche nel caso in cui comunque i mercati sviluppati vadano in sofferenza per effetto di una crisi, i ritorni di medio lungo periodo dimostrano come gli shock vengono riassorbiti favorendo coloro che hanno il coraggio e il buon senso di investire denaro nelle fase ribassiste (da qui il consiglio di un Piano di Accumulo). Come già evidenziato qui i ribassi sono la cosa migliore che un investitore di lungo termine possa aspettarsi per aumentare la redditività del portafoglio.

Leggi anche: Sei un giovane investitore? Allora spera in un bel crash di mercato!

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