Funziona l’investimento LifeCycle?

Molto spesso si sente parlare in ambito fondo pensione del cosiddetto lifecycle dell’investimento.

Questo modello si basa sull’assunto che la fase iniziale dell’investimento viene dedicata ad asset rischiosi per poi progressivamente spostare parte del capitalizzato verso investimenti meno rischiosi e volatili come bond e monetario. Ovviamente lo scopo è quello di scalare la marcia dell’investimento di lungo periodo per evitare di ritrovarsi, per pura sfortuna, una violenta correzione dei mercati azionari nel bel mezzo dell’anno del nostro ritiro dall’investimento. Molti fondi pensione fanno leva su questo assunto per generare nel cliente una maggiore tranquillità nell’investimento il quale deve sfoderare tutta la sua potenza nella prima metà del periodo per poi sfruttare l’effetto capitalizzazione nella seconda. Ma siamo sicuri che sfruttare buona parte del rischio nella prima parte del periodo di vita dell’investimento (quando il capitale è più basso) è una buona idea o è meglio rimanere investiti con un classico 60/40 per tutto il tempo? Continua a leggere

Guadagnare Tanto Rischiando Poco

Il rischio è una delle due variabili (l’altra è il prezzo) che caratterizza ogni investimento finanziario. Proteggersi dal rischio ha un costo che può essere legato alle commissioni di gestione più alte pagate a fondi che utilizzando strategie di riduzione della volatilità, può essere legato alla rinuncia di una fetta di rendimento futuro (ed ipotetico) inserendo asset più stabili e meno redditizi all’interno dei portafoglio, oppure può essere legato al sacrificio in termini di consumi presenti per effetto di una maggiore quota di risparmio.

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L’elemento interessante di questo ultimo caso è che non richiede particolari competenze tecniche per essere messo in pratica. Definita una buona asset allocation potete lasciar lavorare il vostro piano aumentando il tasso di risparmio se volete aumentare la capacità di proteggervi dai ribassi.
Cerchiamo di spiegare meglio il concetto. Prendiamo l’ipotesi di un ragazzo di 25 anni con Continua a leggere

La Diversificazione, l’unico pasto gratis in finanza

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La diversificazione è un concetto spesso citato dai consulenti finanziari come arma corretta di riduzione del rischio. Anche la spiegazione di Wikipedia sembra impeccabile da questo punto di vista, ma molto spesso i risparmiatori si dimenticano di questo beneficio e abbracciano il solito deleterio senso della scommessa o ancora peggio quella sindrome da correlazione 1 che ricerca costantemente di cavalcare l’onda perfetta per il tramite di un portafoglio dinamico che dovrebbe svolazzare di volta in volta sulle forme di investimento più performanti.

Proverò allora a spiegare meglio il concetto di beneficio di diversificazione con un esempio semplice ma secondo me illuminante. Continua a leggere

Fondi a Gestione Attiva, la Difficoltà di Battere il Benchmark (update dicembre 2014)

E’ stato pubblicato da S&P Dow Jones Indices il rendiconto di fine 2014 spiva-us-year-end-2014. Scorecard che misura periodicamente l’andamento dei fondi rispetto agli indici di mercato gestiti appunto da S&P Dow Jones. Ne avevamo già parlato qui, ma quello pubblicato a marzo è il dato finale del 2014, un’annata che come vedremo può essere considerata horribilis per i fondi americani e che in un certo senso spiega anche alcuni risultati dei prodotti candidati al Morningstar Award 2014.

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Andiamo con ordine. Le statistiche di S&P ci dicono che nel 2014 l’87% dei fondi azionari americani Continua a leggere

Era il 1936 e Tutto Sembrava Caro

Doug Short è un attento osservatore delle valutazioni dei mercati azionari (il Q Ratio tra tutti) quindi vale la pena commentare la sua pubblicazione di inizio marzo su bond ed equity per contestualizzare il tutto ed adattare (come da tempo stiamo dicendo) le aspettative dei risparmiatori.

doug shortCome già commentato qui il P/E di Shiller ha toccato livelli che ragionevolmente non dovrebbero alimentare attese di rendimento annuo a “doppia cifra” in un arco temporale di 5-10 anni per chi mette adesso sui mercati il proprio capitale. Doug Short ha combinato il P/E con i tassi decennali andando a posizionare la vignetta gialla nell’estrema sinistra di una storia dei mercati finanziari vecchia di oltre 130 anni. Chiaramente siamo in territorio inesplorato, su questo non ci sono dubbi e le medie storiche ha senso prenderle come riferimento con una certa dose di buon senso. Finanziariamente parlando però quello attuale non è un contesto mai visto e come scrive correttamente Short, tassi decennali sotto al 3% e P/E sopra 20 li abbiamo già visti nel 1936-1937.
Con tutti i limiti di questo esercizio di backtest può essere utile vedere la storia di un investimento fatto nel 1936 a distanza di 5, 10, 20 e 30 anni. In quel momento i tassi Continua a leggere

E se nel 2015 Bond ed Azioni Chiudessero con il Segno Meno?

Più il mercato azionario galoppa più il timore degli investitori di un ribaltone pesante aumenta. Tutto normale, nulla sale all’infinito, ma come abbiamo già visto qui ogni risparmiatore ha a disposizione armi adegutate per contrastare gli eventuali cali di mercato. Ovviamente mi riferisco al mercato obbligazionario il quale però oggi offre garanzie di ritorno sempre più modeste trasformandolo nella mente degli investitori come un rischio potenziale forse pari a quello dell’azionario. E’ arrivato il momento di buttare giù qualche numero per fare chiarezza e rimettere in carreggiata le idee.

paura
E’ verissimo che il mercato monetario e dei bond offre veramente poco. In alcuni casi esso è arrivato a livelli mai visti prima (bond europei) ed i ritorni che avremo in futuro quasi sicuramente non saranno più quelli che ci ha consegnato mediamente la storia finanziaria. Da qui ad abbandonare questa asset class però ce ne passa e mi avvalgo della tabella successiva per confermare la valenza di questo strumento di investimento nelle giuste quantità in coerenza con orizzonte temporale, profilo di rischio ed obiettivi di ciascun risparmiatore.

La mia fonte di analisi storica non può che essere il mercato americano con numeri che partono dal 1928 per arrivare al 2014. Continua a leggere

Preoccuparsi…ma Non Troppo

Riporto nelle prime righe di questo post lo scritto di SocGen pubblicato in un recente report e poi ripreso dal sito ZeroHedge. La frase è questa “we can say our models put the average (median) probability of seeing a bear market in Q2 2015 at about 18.4% (median = 17.5%). Although the suggested probability is not very high, we still need to remain cautious”. Vi risparmio l’inutile seguito in cui si citano ben 11 fattori da monitorare per catturare i germi del bear market. Il contesto è quello delle previsioni di mercato espresse dal team Quant di SocGen.

supercazzola
Parto da questo per fare un gioco. Se vi dicessero che i mercati hanno l’81,6% di possibilità di continuare a salire voi cosa fareste con i vostri soldi? Probabilmente Continua a leggere