Educazione Finanziaria

Pochi giorni fa il Nasdaq Composite ha ritrovato i valori di marzo 2000 a 5 mila punti, l’ormai arcinoto picco della bolla speculativa delle dot-com. Il recupero di questa soglia sarebbe stata una buona occasione per i principali diffusori di informazione economica per educare finanziariamente il risparmiatore, peccato che sui radar mediatici si è visto molto poco calcando la mano più sul fatto che la lunga rincorsa è tornata al punto di partenza.

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In modo sintetico proveremo a esprimere qualche concetto che può essere utilizzato per qualunque tipo di investimento che andrete a fare da oggi in avanti.

1) Il Nasdaq non è vero che è tornato al punto di partenza. Il Nasdaq Composite da quella data fatidica del 10 marzo 2000 è sopra del 14% e questo grazie ai dividendi che l’indice (e le società che lo compongono) ha accumulato in 15 anni. Lo 0,9% rappresenta quindi il rendimento annualizzato che gli investitori compratori in quello sciagurato giorno (non saranno poi tanti e quindi può solo andare meglio) riscuoterebbero oggi vendendo il loro investimento. Chiaramente ragioniamo di indici e se voi aveste comprato un ETF portereste a casa un rendimento positivo, mentre con un fondo, al netto delle commissioni di gestione decisamente più alte dell’ETF, sareste sott’acqua. Quindi solo in questo primo punto abbiamo visto i concetti di RENDIMENTO NOMINALE CUMULATO TOTAL RETURN (il 14% è comprensivo dei dividendi erogati), quello di CAGR (ovvero il rendimento annuo derivante dalla capitalizzazione composta degli interessi, cioè lo 0,9%) e quello di COSTO DEL PRODOTTO DI INVESTIMENTO destinato a replicare un indice e di quanto questo incida sulla performance finale di un investimento.

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2) In questi 15 anni (2000-2015) l’inflazione media americana è stata del 2,1% annuo, quindi in termini reali non è vero che avete guadagnato soldi, piuttosto ne avete persi al ritmo di circa l’1,2% all’anno. Ecco emergere un altro concetto noto come CAGR (o RENDIMENTO REALE), ovvero al netto dell’inflazione qual è il guadagno sull’investimento. In questo caso vi ritrovereste con un capitale in termini di potere d’acquisto con meno valore rispetto al 2000.

3) EurUsd nel marzo 2000 si posizionava attorno a 0,95, quindi ad un valore di Dollaro più caro rispetto a quello attuale di 1,10. Comprare il Nasdaq allora comportò un esborso maggiore rispetto ai cambi attuali di circa il 15%. Tradotto, quel +14% di ritorno nominale dell’investimento diventa nel 2015, convertito in Euro, un bel -2,4% rendendo il CAGR annuo non più 0,9%, ma -0,2%. Abbiamo quindi capito come un investimento risulta anche influenzato dal RISCHIO DI CAMBIO.

4) Tornando per un attimo alla valuta locale, quindi tutto espresso in dollari, investire nello stesso giorno sullo S&P500 avrebbe portato un ritorno nominale complessivo del 101% che tradotto su base annua total return sarebbe stato del 4,8%. Lo stesso investimento fatto sul Msci World All Country sempre total return (dove gli States pesano poco più del 50%) avrebbe prodotto un ritorno del 73% cumulato ovvero del 3,8% su base annua. La DIVERSIFICAZIONE avrebbe permesso al risparmiatore di evitare tanti patemi d’animo e di recuperare più in fretta i cali che seguirono nei mesi successivi.

5) Nell’arco dei 15 anni la volatilità annua del Nasdaq Composite è risultata del 35%, quella del Msci World del 20%. Un investitore avrebbe rischiato decisamente di più per guadagnare decisamente meno ed ecco che diventa importante il concetto di DEVIAZIONE STANDARD come misura del rischio, ma anche di RENDIMENTO AGGIUSTATO PER IL RISCHIO, ovvero con 1 unità di rischio quando rendimento ho portato a casa.

6) Se avessimo investito a quell’epoca in un portafoglio bilanciato 50% azioni (metà Stati Uniti, metà azioni internazionali) e 50% un classico Us Bond Aggregate, il CAGR annuo sarebbe risultato del 5,4% con una volatilità del 9,8%. Rendimento superiore a quello di un investimento 100% azionario con volatilità dimezzata. Oltre che DIVERSIFICAZIONE, abbiamo qui il concetto di RIDUZIONE DEL RISCHIO tramite l’utilizzo di un mix tra azioni e bond, ovvero di un portafoglio efficiente di investimento.

Noi ci fermiamo qui, ma dietro il titolone Nasdaq 5 mila punti come vedete si possono trovare tanti spunti di riflessione per il futuro del vostro piano di investimento e spero che questa paginetta possa risultare utile a capire quelli che sono alcuni dei concetti base che ogni investitore dovrebbe sempre ricordare quando mette soldi sui mercati.

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