Le Obbligazioni a Tasso Variabile sono un Rimedio Contro il Rialzo dei Tassi?

Le emissioni a tasso variabile sono spesso considerate lo strumento migliore per fronteggiare il rialzo dei tassi di interesse senza subire perdite in termini di prezzo rimanendo al tempo stesso ancorati alla dinamica dei tassi. In parte questa affermazione è vera così come è vero che storicamente il tasso variabile offre rendimenti superiori al classico money market, ma qualche puntualizzazione è doverosa e cercheremo di chiarirla in questo articolo grazie anche ad uno studio effettuato qualche anno fa dal gestore di index fund Vanguard.

floater
Intanto chiariamo subito il concetto di rischio. Vero è che l’indicizzazione al tasso variabile abbassa quasi a zero il rischio tasso, ma spesso e volentieri questo beneficio si lega ad un accresciuto rischio emittente. Tolti i classici titoli di Stato o qualche sovranazionale, farete infatti molta fatica a trovare emissioni free risk di Stati Uniti o Germania, tanto per citare due nazioni considerate prive di rischio. Molto più probabile che l’indicizzazione al parametro interbancario sia collegata ad un bond corporate investment grade o addirittura high yield. In questo caso (ed il 2008 insegna) l’insensibilità ai movimenti dei tassi viene sopraffatta dalla perdita di prezzo derivante dall’aumentato rischio credito sull’emittente.
Non è un caso che la correlazione maggiore dell’indice delle emissioni a tasso variabile (il Credit Suisse Leveraged Loan) con gli altri indici cugini del mondo bond è proprio con il comparto corporate high yield (0.74).

floater1Altro interessante test che ha fatto Vanguard è quello relativo al comportamento dei floater durante e dopo i rialzi dei tassi. Sono stati presi in considerazione dal 1994 i tre periodi di crescita dei tassi in cui la Fed ha aumentato il livello ufficiale di almeno 25 punti base e con una progressione di almeno 100 punti base in totale. Allo stesso tempo l’analisi si è concentrata su cosa è successo dopo 12 mesi che il rialzo dei tassi di è arrestato (ovvero invariati o in calo per i 12 mesi successivi).

floater2L’istogramma di colore blu ci mostra come effettivamente durante le fasi di rialzo dei rendimenti l’indice delle emissioni a tasso variabile ha sovraperformato tutti gli altri antagonisti, realizzando mediamente un +4,3% rispetto all’indice Us Aggregate Bond. Il problema è però come sempre quello di sapere quando è il momento di accantonare il tasso variabile per andare sul fisso. A distanza di 12 mesi da quando la Fed smette di far salire i tassi di interesse una buona fetta dei guadagni accumulati in precedenza viene persa per strada ed in alcuni casi addirittura il bilancio è negativo (vedi Us long Treasury, Long term Bond Market e High Yield). Come in tanti altri post ci troviamo quindi di fronte ad un bivio che richiede anche una buona dose di veggenza e di timing difficile da acquisire e che perciò rende necessario un approccio equilibrato anche nell’investimento a tasso variabile.

Ma almeno il tasso variabile ci permette di allineare il nostro investimento in bond all’evoluzione dell’inflazione? Mi dispiace ma la sentenza di Vanguard è abbastanza chiara. Dal 1992 al 2013 la correlazione dell’indice floater con il Consumer Price Index è piuttosto scarsa (0.30), una positività tra l’altro figlia degli ultimi anni post 2008 visto che, fino a quella data, la correlazione era praticamente nulla.

floater3Chiudiamo infine con il test di Vanguard su vari tipi di portafoglio con la componente bond che viene gradualmente aumentata di tasso variabile per capire se rendimento e volatilità ne traggono beneficio.
In questo caso sono state create delle scalette di portafoglio equity/bond con l’obbligazionario che gradualmente vede aumentare la componente floater del 10% a discapito di quella a tasso fisso aggregate.

floater4
Il risultato ci mostra come in linea generale aumentare la parte variabile determina una riduzione del rendimento dei vari tipi di portafoglio ovviamente legata al fatto che, storicamente (in questo caso il periodo analizzato è il 1992-2013), l’investimento a tasso fisso sovraperforma quello a tasso variabile.

floater5Diverso invece il discorso legato alla volatilità dove è possibile dare un senso alla componente a tasso variabile come ammortizzatore del rischio nei portafoglio con prevalenza di bond da 20% equity/80% bond fino a 100% bond. In questo caso allocare tra i 10 e i 30 punti di obbligazioni in floater ha permesso storicamente di smussare la volatilità.

In conclusione possiamo quindi dire che l’investimento a tasso variabile è un’altra di quelle cartucce a disposizione dell’investitore per attenuare il rischio di un eventuale rialzo dei tassi. Nel fare questo bisogna però tenere presente il fattore rischio di credito che potrebbe inficiare il risultato o addirittura annullare l’effetto benefico del tasso variabile.

Non è di buon senso detenere il 100% di esposizione al tasso variabile anche perché bisognerebbe avere la certezza del momento in cui una Banca Centrale smette di alzare i tassi liquidando i bond floater non appena si acquisisce questa certezza, un timing molto difficile da ottenere. Una giusta esposizione al tasso variabile (tra il 10% e il 30%) appare storicamente la soluzione migliore per portafogli molto esposti dal lato bond, questo per compensare la minor redditività con una maggiore compressione del rischio. Come sempre equilibrio e buon senso devono rappresentare la bussola dei vostri investimenti.

Fonte: Vanguard – A primer in floating rate bond funds

Leggi anche: Chi è il vero killer dei bond

                        Perchè tenere bond in portafoglio?

                        Cosa potrebbe succedere ad azioni e bond se la Fed alzerà i tassi nel 2015?

Annunci

4 thoughts on “Le Obbligazioni a Tasso Variabile sono un Rimedio Contro il Rialzo dei Tassi?

  1. erreffe 11 marzo 2015 / 13:07

    complimenti..la lettura quotidiana del tuo blog ormai è diventata imprescindibile,quasi una dipendenza 😀 ..sto cercando di recuperare anche con gli articoli passati..mamma mia quante cose ci sono da imparare!
    Avrei una curiosità:come è costituito il tuo portafoglio?come lo hai impostato,intendo con che % tra le varie assets?per caso hai fatto pure qualche pac?attualmente sono piuttosto sovrappesato sul risk free/liquido e quindi sto perdendo diverse occasioni,Sono indeciso se rientrare,anche sconfessando quello fatto fino ad ora o fare un pac..fare un pac lungo a rate mensili,oppure uno piu breve,diciamo due o tre anni,con rate piu gonfie,avendo la disponibilità e trimestrali o semestrali..chiaramente si tratterebbe di costruire qualcosa per il lungo termine,per la pensione,su quella cd ufficiale non potrò proprio contare,visto che non ho lavoro e per non farmi erodere il capitale dal killer silenzioso dell’inflazione,non propriamente per speculare…potresti darmi qualche buon consiglio,di cui naturalmente mi assumerò ogni tipo di responsabilità,s’intende…grazie 🙂

    Mi piace

    • archeowealth 12 marzo 2015 / 21:25

      Grazie ancora dei complimenti. Guarda il mio modo di investire è cambiato quando tempo fa lessi un intervista al celebre Harry Marlowitz, quello della frontiera efficiente. Dopo avermi fatto una testa così su questa frontiera quando gli chiesero come investiva lui rispose semplicemente 50% azioni 50% bond. Io faccio lo stesso ovviamente tramite PAC di lungo periodo e dopo aver messo a posto la quota di emergenza, quella parte monetaria di liquidità pari a 15-18 mesi di stipendio netto medio per “sfighe” che possono sempre capitare. Non faccio investimenti complicati ed ovviamente uso ETF a bassissimo costo molto liquidi ribilanciando una volta all’anno. Diciamo che un 10% del portafoglio me lo tengo satellite per sfruttare fasi di mercato in cui ritengo certi prezzi a sconto mentre il resto è ripartito tra tre 2 ETF azionari Msci World e Europe Aristocratic, 5% REIT Europei, ETF Global Bond Aggregate cambio aperto, 5% Euro inflation linked, 5% HY e qualche Sterlina d’oro. Il piano va da solo e non mi preoccupo degli storni visto che deve viaggare ancora per parecchio tempo.
      Beh per quello rigarda la volatilità ovviamente il PAC lungo la smorza di più ed ha rendimenti che possono essere più o meno consistente rispetto a quelli di breve ma più stabili.
      A presto

      Mi piace

      • erreffe 14 marzo 2015 / 17:01

        Grazie,molto gentile e saggio,come sempre..buon fine settimana!

        Mi piace

  2. erreffe 11 marzo 2015 / 13:19

    rileggendo quello che ho scritto,forse si capisce non troppo bene la richiesta:avrei già la somma,quindi forse sarebbe piu indicata la seconda opzione,ma anche per curiosità,statisticamente e storicamente,ha piu validità l’opzione pac classico lungo o quello breve,per quanto riguarda volatilità,che mi interesserebbe di piu e in seconda battuta rendimento? ari-grazie 😉

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...