Un pò di Sano Realismo

Continuo a sentire da troppe parti affermazioni che vedono, con i rendimenti attualmente offerti dai mercati obbligazionari (in Italia al netto di patrimoniale sui depositi, tassazione ordinaria, costi deposito, ecc… lo zero comincia a diventare un obiettivo ambizioso per un portafoglio bond equilibrato) le azioni come unica soluzione di investimento in grado di soddisfare le ambizioni degli investitori.

Peccato che in questi discorsi non si parla mai di valutazioni. Posso essere d’accordo sull’approccio più rischioso, questo è inevitabile oggi, ma va sempre parametrato a orizzonte temporale e grado di sopportazione alla volatilità da parte di ciascuno, chiarendo quali sono le aspettative realistiche a cui si può ambire. Noi abbiamo già cercato di fare qualche numero come qui, ma per i lettori distratti riprendiamo il discorso allargandolo un po’ partendo da un bel grafico di Source Multi Asset Research che inquadra le valutazioni attuali delle principali asset class inserite in un contesto storico.

source1 storico
Partiamo dall’America. Il CAPE di Shiller sopra 25 ci dice che, nella storia della borsa, con queste valutazioni azionarie da qui a 10 anni è ragionevole attendersi un ritorno annuo composto medio del 3,4% (mediano del 2,9%) tenendo però presente che nel migliore dei casi il ritorno massimo è stato del 8,4% annuo, minimo del -1,3%. Considerando che le altre borse mondiali, tranne il Giappone, hanno valutazioni più contenute (Germania 16, UK 12, Hong Kong 17 tanto per citarne alcune) il primo messaggio che deve passare è diversificare geograficamente l’investimento azionario se si vuole ambire a qualcosa di più dei numeri citati sopra. Non fatevi troppe illusioni comunque poiché, anche per i mercati internazionali ex America, i margini non sembrano così convenienti storicamente parlando come si vede dal secondo grafico sempre fonte Source.

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Se questo messaggio non passa allora dovete aprire la busta numero 2 ed allungare inevitabilmente l’orizzonte temporale se vorrete estrapolare qualcosa di più in termini di rendimento dai vostri risparmi.

L’obbligazionario è il capitolo più dolente visto che, a livello mondiale, solo Australia e Stati Uniti superano il 2% di rendimento a 10 anni con l’Europa mediamente sotto l’1%. Allargandoci ai tassi globali investment grade siamo poco sopra il 2% e solo High Yield e bond emergenti possono permettervi di alzare un po’ l’asticella, ma ricordatevi di non esagerare per una questione di rischio potenziale. In questo caso le aspettative annue di rendimento da qui a 10 anni non possono perciò ragionevolmente essere superiori al 2%.

Il monetario è l’investimento apparentemente già perdente fin da subito visto che ha rendimento zero. Se storniamo poi da questo rendimento le attese di inflazione attualmente presenti sul mercato mondiale da qui a 10 anni (mediamente comprese tra l’1% e il 2%) il rendimento reale sarà negativo sicuramente.
Ricapitolando le attese ragionevoli che si possono avere da qui a 10 anni sugli asset finanziari comprabili oggi sono le seguenti:
Azionario: tra il 3% e il 5% (reale tra 1% e 4%)
Obbligazionario: tra 1% e 2% (reale tra zero e 1%)
Monetario: tra 0 e 1% (negativo in termini reali)

Mi sembra a questo proposito molto interessante il grafico pubblicato su Advisor Perspectives che mostra quali sono stato i rendimenti REALI rolling a 30 anni di un classico investimento bilanciato 50% azioni 50% bond estrapolato dal database di Robert Shiller (quindi tutto americano).
50-50 rolling 30
Chi ha investito 30 anni fa sta ancora godendo di un ritorno annuo superiore al 5%, ma la storia ci insegna che i ritorni annui sono stati anche del 3,4% con oscillazioni anche piuttosto marcate che rendono evidente anche il ruolo di quanto possa essere sbagliato ritirare tutta la posta allo scadere dei 30 anni. Chi è uscito ad esempio 10 anni fa ha raccolto un 4% annuo reale, chi esce oggi un 5%, chi 20 anni fa un 3,5%.

Non divaghiamo e torniamo al tema delle aspettative. E’ plausibile pensare che, con le valutazioni odierne, tra il 3,4% minimo e il 5,7% debba risultare il primo valore quello sul quale un risparmiatore deve fare i calcoli in un arco temporale così lungo. A 10 anni il discorso per un 50/50 è ovviamente più randomico e soggetto anche a segni negativi.

Credo che mai come ora l’attenzione a costi, aspettative di buon senso e realistiche, percezione del rischio da parte di ogni singolo investitore, orizzonte temporale adeguato, possano rappresentare i fattori determinanti e di successo per i prossimi difficilissimi anni di investimento. Poi se i mercati sapranno stupirci tanto meglio non ci lamenteremo.

Leggi anche: Il messaggio in bottiglia del Price/Earning di Shiller

                        Quando il controllo dei costi supera l’asset allocation

                         L’importanza dell’orizzonte temporale

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