E se nel 2021 bond ed azioni chiudessero con il segno meno?

Update articolo agosto 2021

Più il mercato azionario galoppa più il timore degli investitori di un ribaltone pesante aumenta.

Tutto normale. Nulla sale all’infinito, ma come abbiamo già visto qui ogni investitore ha a disposizione armi adegutate per contrastare gli eventuali cali di mercato.

Ovviamente mi riferisco al mercato obbligazionario il quale però oggi offre garanzie di ritorno sempre più modeste trasformandolo nella mente degli investitori come un rischio potenziale forse pari a quello dell’azionario.

E’ arrivato il momento di buttare giù qualche numero per fare chiarezza e rimettere in carreggiata le idee.

E’ verissimo che il mercato monetario e dei bond offre veramente poco.

In alcuni casi esso è arrivato a livelli mai visti prima (bond europei) ed i ritorni che avremo in futuro quasi sicuramente non saranno più quelli che ci ha consegnato mediamente la storia finanziaria.

Da qui ad abbandonare questa asset class completamente però ce ne passa. Mi avvalgo della tabella successiva per confermare che qualche senso, seppur  nelle giuste quantità in coerenza con orizzonte temporale, profilo di rischio ed obiettivi di ciascun risparmiatore, l’obbligazionario in un portafoglio potrebbe ancora avercelo.

La mia fonte di analisi storica non può che essere il mercato americano con numeri che partono dal 1928 per arrivare al 2020.

(fonte dati: Damodaran)

L’anno passato TBond e S&P500 sono saliti entrambe, un evento non così raro visto che è accaduto per ben 60 volte negli ultimi 93 anni, ovvero nel 65% del tempo entrambi gli asset sono saliti di prezzo. Ovvio che l’equity ha fornito un rendimento superiore a quello dei bond, mediamente 3 volte in più a fronte di una volatilità maggiore come testimoniato dal range tra minimo e massimo.

La seconda possibilità che potrebbe verificarsi in questo 2021 (quella che la maggior parte degli analisti pronostica) è quella di un mercato azionario che sale a fronte di un mercato dei bond che scende (ultimo caso quello del 2013). Negli ultimi 30 anni questa situazione si è venuta a creare solo quattro volte avvalorando il dato statistico che vuole equity su e bond giù solo nel 14% del tempo intercorso dal 1928. Sbilanciarsi in questa ipotesi è statisticamente rischioso, ma se si verificasse mediamente il calo medio del mercato obbligazionario sarebbe del 4,2%, ben compensato da un azionario che mediamente è salito in questi contesti di oltre il 20%. Un portafoglio ben diversificato non avrebbe problemi.

Terzo caso, solo il mercato obbligazionario sale. Qui in 1 caso su 5 degli ultimi 93 anni abbiamo vissuto questa fase. La funzione protettiva dei bond nei casi di caduta del mercato risulta in tutta la sua evidenza. Chiaramente dobbiamo essere realisti e con i rendimenti attuali vedersi ritornare il 6,5% (valore medio in un anno negativo per l’equiy) mi pare eccessivamente ottimista. Certamente almeno una parte della perdita dell’equity potrebbe essere però coperta dai bond assolvendo così alla funzione di cuscinetto ammortizzatore della volatilità. Anche in questo caso un portafoglio ben diversificato non uscirebbe con le ossa rotta ma avrebbe piuttosto la capacità di recuperare nel giro di qualche anno le perdite accumulate.

Quarto ed ultimo scenario, quello che gli investitori ansiosi temono ogni inizio d’anno, sia bond che azioni perdono valore. I casi rilevati in 93 anni di storia finanziaria sono solo 4, il 1931, il 1941, il 1969 e il 2018. Ovviamente non si può escludere che quel 4% di probabilità si verifichi proprio nel 2021, ma investire il 100% del portafoglio basandosi su un evento occorso 4 volte in 93 anni non mi pare una scelta di buon senso (in questo caso mi rivolgo agli iperprudenti).

Fonte dati: Damodaran

Ho voluto fare una simulazione e vedere cosa sarebbe successo, a distanza di 5 e 10 anni dall’annata del calo contemporaneo di bond ed equity, ad un portafoglio 50% azioni 50% Bond.

In quelli che reputo gli anni più simili a quelli attuali per rendimenti di bond decennali e soprattutto di Fed Funds prossimi allo zero, ovvero il 1931 e il 1941, possiamo vedere come a distanza di 5 e 10 anni soldi non se ne sono persi.

Stessa situazione nel 1969 dove azioni e bond vissero un’annata molto simile in termini di performance.

Certamente si potrebbe dire che portare a casa un rendimento annuo nominale (quindi non reale) del 5,8% o del 1,6% è insoddisfacente, su questo sono d’accordo, ma tutto sommato non mi sembra neanche tanto lontano da quelli che sono i rendimenti attesi attualmente incorporati nelle quotazioni di mercato ad esempio della borsa americana di oggi.

E’ comunque sempre meglio dello zero (o sottozero) monetario, e soprattutto non assumerebbe questi contorni se ci fosse un piano di accumulo nel periodo o se l’obiettivo temporale fosse molto più lungo.

Nel 2023 alla statistica aggiungeremo anche il 2018.

Non abbiate paura di investire, seguite le semplici regole che decine di volte vi abbiamo ricordato nei post precedenti e lasciate stare tattiche e strategie complicate.

I mercati americani hanno passato guerre, recessioni mai viste prima, collassi finanziari, ma quello che vi ho offerto è la sintesi di tutto ciò e non mi sembra ci sia nulla di drammatico a meno che non abbiate bisogno dei soldi dopodomani.

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