Il Marketing Finanziario si Scatena anche sugli ETF

Il marketing finanziario non ha mai lavorato così intensamente ed in modo creativo come negli ultimi anni. Con obbligazioni ai rendimenti più bassi di sempre ed azioni sui massimi storici diventa sempre più complicato convincere gli investitori ad investire nei prodotti gestiti con aspettative di rendimento medio basse pagando fior di commissioni.
E allora ecco il fiorire di nuovi fondi (o fondi esistenti con cambio nome) che vedono tra le loro intestazioni le seguenti parole:
Income
Unconstrained
Core
Opportunity
Enhanced
Ultra
Moderate
Aggressive
Inverse
Tactical
Dynamic
Real Asset
Macro
Real Return
High Grade
Dynamic
Strategic
Optimal
Mega
Multi Asset
Fundamental
Tactical
Prudent

Ci saremo dimenticati sicuramente di qualche perla del marketing, ma prendetevi qualsiasi lista di fondi di 15 anni fa in piena bolla da new economy e non troverete nessun di questi nomi, piuttosto vi accorgerete come andavano di modo i termini tipo i Tech, Growth, New, Web, Easy, ecc…

E’ veramente un lavoro difficile quello di chi deve vendere prodotti finanziari ed ammiro i creativi di un’attività fondamentalmente grigia che certamente non fa sognare paesaggi sconfinati come quelli abbinati sempre alla pubblicità di un’automobile.
Anche per gli ETF non ci può sedere sugli allori della semplicità ed ecco l’accelerazione degli ultimi mesi con un fiorire di nuovi prodotti cosiddetti Smart Beta i quali cercano di attrarre i risparmiatori con nuovi nomi accattivanti che fanno pensare a solidità, crescita, opportunità.

Value, size, momentum, quality sono solo alcuni dei nuovi ETF Smart Beta arrivati sul mercato con la promessa di offrire copertura del mercato azionario tramite l’esposizione a fattori in grado di creare rendimenti corretti per il rischio più elevati rispetto al classico indice benchmark misurato per capitalizzazione di mercato. Non dubito che questo possa succedere, dubito però che questi metodi di valutazione offrano sempre il meglio per il cliente. Correttamente l’industria dell’ETF consiglia di inserire questi prodotti a supporto di un’asset allocation diversificata ed infatti gli stessi non dovrebbero a mio parere essere utilizzati come pilastro core di un portafoglio.

Non voglio entrare nel dettaglio dei singoli prodotti, ma il fatto che anche il CAPE di Shiller sia diventato un ETF la dice tutta sulla ricerca quasi maniacale dell’uomo di ricercare azioni sottovalutate, l’occasione di mercato, confidando su una formula o un Sacro Graal che finora ha funzionato (ma che non è detto che funzioni ancora in futuro).

La storia finanziaria è piena di modelli matematici che ad un certo punto hanno smesso di funzionare; pur tenendo il sottoscritto in grande considerazione il CAPE di Shiller non possiamo considerarlo come un prodotto di investimento di breve periodo (e per breve intendo 5 anni almeno). Le sottovalutazioni di alcuni settori possono andare avanti anche per un decennio rendendo questi prodotti ideali magari per piani di investimento di lunghissimo periodo sempre che, per effetto di un Cigno Nero, il modello smetta di funzionare correttamente per un po’ di tempo costringendoci a rimpiangere il classico modello di replica dell’indice. Sono contento comunque che l’industria del risparmio gestito a replica passiva si muova in questa direzione, maggiori saranno gli strumenti a disposizione dei risparmiatori maggiori saranno le opportunità. Ad ogni cosa però il giusto peso.

Vi consiglio comunque la lettura di questo articolo di Morningstar  in cui vengono svelate tante cose che non hanno solo a che fare con gli Smart Beta, ma anche con la credenza popolare che certe strategie sono meglio delle altre. Vi lascio leggere l’articolo con calma, ma la conclusione degli analisti di Research Affiliates è che, confrontando queste strategie con strategie che fanno esattamente l’opposto o addirittura casuali, si ottiene lo stesso risultato magari pagando un po’ di volatilità in più, un costo che comunque pagate già profumatamente con le commissioni di gestione.

Leggi anche: I migliori consulenti del vostro risparmio

                       Perchè è preferibile acquistare un ETF  piuttosto che un singolo Bond

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