Japan is Back….in Europe

Ricordo come negli anni passati tanti economisti tranquillizzavano gli investitori europei professandosi sicuri che non ci sarebbe stata la convergenza dell’economia europea verso quella giapponese. Diversa la popolazione, diversa la concezione dell’economia, diverse le banche, diverso il mercato immobiliare, diversa la politica monetaria, bla bla bla…le solite inutili parole accademiche che cercavano di prevedere cosa succederà, ma che ogni volta non sanno spiegare ciò che è successo. Che Taleb avesse ragione? Beh leggetevi questo libro Giocati dal caso: Il ruolo della fortuna nella finanza e nella vita (Saggi) e capirete cosa sto dicendo.

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Non so se l’Europa farà la fine del Giappone, ma alcuni elementi in comune ci sono tutti, a cominciare dal profilo demografico.
Il Giappone è il paese più vecchio del mondo, ma soprattutto è il paese dove già ora oltre il 25% della popolazione ha più di 65 anni e le previsioni indicano come entro il 2050 la popolazione lavorativa sarà inferiore a quella inattiva. Se guardiamo le statistiche ed i tassi di fecondità di Germania ed Italia, giusto per citare due pesi massimi della zona Euro, ci stiamo avviando verso la stessa devastante situazione demografica e per invertire questa tendenza ci vorranno anni, tanti anni.

Non è un caso che i tassi di interesse giapponesi a lunga scadenza stanno seguendo una dinamica discendente da anni come si vede dal grafico.

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Anche in questo caso per Germania ed Italia la parabola è la stessa. Nulla la dinamica demografica, sale il numero degli anziani sul totale della popolazione, lo Stato impegna spesa pubblica per il Welfare e non per investimenti, la propensione al rischio è ovviamente più bassa, si chiede sempre meno denaro in prestito ed arriva la deflazione. Tutto questo è successo in Giappone e sta succedendo anche in Europa.

Certamente le banche centrali stanno cercando di invertire una rotta che sembra bene delineata, ma siccome del futuro non v’è certezza (l’unica cosa certa è che in questi paesi o si investe in tecnologia per aumentare la produttività o si è fot….ti!) e quindi andiamo a vedere cosa è successo in Giappone dall’inizio degli anni ’90 ad oggi dal punto di vista di un investitore nipponico. In parte abbiamo già affrontato il discorso qui e qui, ma oa lo affiniamo ulteriormente.

Il secondo grafico ci mostra dal 1992 al 2014 la dinamica di tassi nominali a 10 anni, inflazione e tassi reali. Trend discendente per i tassi con l’intervento degli ultimi anni della Bank of Japan la quale, grazie a politiche quantitative aggressive, ha invertito almeno la tendenza deflattiva. Stampare a più non posso Yen ha da una parte riportato il tasso di inflazione sopra al 2% svalutando lo Yen, dall’altra ha affossato i tassi reali facendoli scendere sotto al -2%.

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Il futuro ci dirà se l’Abenomics (la politica economica del primo ministro Abe) farà uscire dalle secche il Giappone, ma torniamo alla storia degli investimenti e magari prepariamoci allo scenario che potrebbe aspettarsi un classico investitore home bias italiano.
Quella che segue è una tabella che per diversi intervalli temporali ci mostra il ritorno annuo composto (Cagr) di investimenti in obbligazioni e azioni giapponesi in valuta locale, quindi senza effetto cambio.
Dal 1992 ad oggi non c’è storia. In termini nominali investire in bond è stato il massimo della vita per un giapponese.

japan 1992

Dal 1998 ad oggi però i tassi decennali sono sempre inferiori al 2% e dal 2012 sotto l’1%. Stando alle Cassandre di oggi investire in bond sarebbe stato una follia e invece…il ritorno annuo ancora una volta è risultato superiore di oltre 2 punti annui a quello dell’azionario. Negli ultimi 10 anni in cui il tasso medio di un decennale giapponese è stato del 1,15%, ancora una volta hanno vinto le obbligazioni di 60 punti base rispetto alle azioni.

E’ chiaro che ad oggi un tasso decennale allo 0,32% non può far pensare a ritorni del 2,7% annuo alla fine del 2025, ma nessun è in grado di dirci con certezza quando usciremo da questa melassa, nemmeno in Europa. Anche per i giapponesi i bond sono l’opzione a costo zero contro i ribassi azionari e quindi rappresentano una parte importante ed imprescindibile dell’asset allocation. Lo stesso vale per gli europei i quali, come avrebbero dovuto fare i giapponesi, dovranno cercare valore diversificando area geografica, asset class e esposizione valutaria. Un giapponese che avesse investito in Msci World la propria quota di azionario avrebbe portato a casa il 7% annuo (6% negli ultimi 10 anni). Un giapponese che avesse investito in valute diverse dallo Yen avrebbe evitato di perdere dal 1992 il 35% di valore in termini reali della propria moneta nazionale.

La storia ci ha già fornito un aiuto su quello che potremmo attenderci nei prossimi 10 anni. Magari non succederà, ma non facciamoci cogliere impreparati.

Leggi anche: Banzai!

Cosa ci insegnano gli ultimi 15 anni di mercati

Quel difetto chiamato home bias

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2 risposte a "Japan is Back….in Europe"

  1. erreffe 29 aprile 2015 / 10:03

    Ottimo come sempre! Buona giornata!

    Mi piace

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