Conoscere i Mercati: Azionario Emergente

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Uno degli errori che frequentemente si verificano tra gli investitori è quello di indirizzare il proprio denaro verso una serie di strumenti consigliati da terzi o consulenti, oppure scovati in rete prendendo spunto da qualche analisi di mercato, o ancora estratti da articoli di giornal. Spesso però la decisione non è supportato da una corretta ponderazione dell’impatto  che questi strumenti avranno sul nostro portafoglio globale di investimento e soprattutto sulla sua diversificazione. Con questo post cominciamo perciò una serie di analisi  sintetiche che possano quanto meno favorire una presa di coscienza maggiore di quello che state facendo quando comprate un ETF o un fondo a replica passiva di un benchmark.
Questa settimana l’analisi viene effettuata sull’indice generalista delle azioni emergenti replicato dall’ETF iShares Core Msci Emerging Market IMI. L’indice offre un’esposizione a società large, medium e small cap dei mercati emergenti di tutto il mondo, ponderate in base alla capitalizzazione del flottante. Nella sezione dedicata ai database del  blog trovate tutti i factsheets degli indici che vi presenteremo qui; in questo caso specifico il link è questo

La prima domanda da porsi quando si decide di indirizzare i nostri risparmi verso un investimento azionario è sempre quella riferita all’area geografica. Sapere che oltre il 60% dell’indice oggetto di analisi è esposto all’area asiatica di cui il 51% concentrato su tre paesi, Cina, Corea del Sud e Taiwan, non è un’informazione di poco conto. Chiaramente acquistare questo ETF per poi aggiungerci una scommessa secca su un ETF o un fondo che investe in uno di questi tre paesi, è un esercizio che vi porterà ad essere molto sbilanciati verso un singolo paese mentre nella vostra testa siete convinti di essere ben diversificato all’interno del mondo emergente.

Sempre rimanendo in tema geografia, se pensate che tramite questo strumento state investendo in modo più meno convinto sui quattro BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) vi sbagliate di grosso. Tolta la Cina, che fa il 22% dell’indice, Brasile, Russia e India insieme non arrivano insieme al 12-13% del totale.

Altro tema importante è quello legato al mondo delle correlazioni. Se avete acquistato titoli o fondi legati al mondo delle materie prime o del petrolio, oppure avete in portafoglio le cosiddette commodity currencies, tenete sempre presente il rischio correlazione 1 con l’ETF Msci Emerging Market. Come si vede dal grafico storicamente questi strumenti di investimenti sono molto legati tra di loro visto che gli utili societari di un settore (quello legato alle materie prime) dipendono dall’andamento economico di queste economia ad alta intensità di utilizzo di materie prime.

A questo spunto settoriale se ne aggiunge un altro. L’indice Msci Emerging per un quarto del suo portafoglio è costituito da titoli finanziari e quindi, se il vostro portafoglio di investimento è già saturo di titoli bancari/assicurativi, valutate quando risulterà post acquisto il peso dei titoli legati al credito sul totale del vostro investimento.

Ultimo punto quello valutario. L’indice è espresso in dollari e quindi siete esposti al rischio svalutazione del biglietto verde. Se il vostro portafoglio è molto esposto alle valute ex euro fate quindi attenzione perché aggiungete rischio cambio a rischio già esistente. Se invece non avete un dollaro in casa e avete acquistato azioni emergenti cercate saggiamente di equilibrare il rischio.

Per calibrare questi rischi di concentrazione non serve molto, basta un foglio di Excel ed i factsheets liberamente scaricabili in rete. Non servono ingegneri finanziari per avere sotto controllo la vostra mappa di investimento soprattutto se vi concentrerete su pochi prodotti in grado di coprire la maggior parte delle asset class.

Leggi anche: I migliori consulenti del vostro risparmio

                       Come scegliere la giusta asset allocation

                      Emergenti sono ed emergenti rimangono

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