Rosso in Doppia Cifra

Gli investitori alla disperata caccia di rendimento, ma soprattutto coloro che non vorrebbero mai vedere segni negativi sul proprio estratto conto titoli (tipico errore di chi non capisce il significato ed il valore aggiunto della diversificazione), sono in fibrillazione in queste ultime settimane per effetto della correzione in atto sul mercato dei bond. Ne abbiamo già parlato qui, ma vale la pena annotare come il classico benchmark di riferimento, ovvero il Treasury a lungo termine (o se preferite l’ ETF di iShares Treasuries 20+) ha portato il suo drawdown di prezzo dai massimi di gennaio (ovvero la sua perdita massima) ad un valore superiore al 10%. Siamo quindi ad un rosso in doppia cifra e per questo è molto interessante andare a vedere quante volte un comportamento di questo tipo si è verificato nella storia dei tassi a lunga scadenza americani.ishares
Quando si parla di statistiche di questo tipo non si può non prendere spunto dal solito (e bravissimo) Ben Carlson di www.awealthofcommonsense.com.

Ben ha diviso in due parti l’analisi, quella pre 1958 e quella post. Nel periodo compreso tra il 1927 e il 1958 non ci sono state correzioni in doppia cifra con i rossi più pesanti che si ritrovano nel -9% del 1931 e del 1954-1957 e nel -8% del 1939 e del 1951-1953.
Diverso il discorso post 1958 con la tabella che segue abbastanza esplicativa.

bond negativi doppia cifra

Una volta ogni 5 anni in media il mercato obbligazionario ha corretto in doppia cifra e quasi la metà dei casi sono concentrati dal 2003 in avanti.
Chiaramente i bassi tassi di interesse attualmente presenti sul mercato rendono altamente probabili e frequenti fenomeni come quelli in corso. E’ un discorso piuttosto banale, ma è ovvio che un certo numero di punti base rapportati ad una base di partenza modesta ha un impatto maggiore rispetto ad una base di partenza più elevata.

Nei nostri giorni il cuscinetto cedolare è molto più sottile e questo rende modesto il fattore protezione offerto dal movimento in discesa dei prezzi. Questa considerazione ribadisce quanto è importante sapere cosa si compra e soprattutto le caratteristiche intrinseche del prodotto. Attualmente l’ETF iShares Treasury Bond 20+ ha una duration di 17 è questo porta la perdita potenziale per un rialzo nei rendimenti di 100 punti base a 17 punti percentuali. Per un investitore obbligazionario questa è una botta mica da ridere e potrebbe spaventare.

Scorrendo la storia dei mercati come fatti in precedenza possiamo anche dire che non tutti i mali vengono per nuocere. Situazioni di stress di questo tipo del mondo bond devono essere sfruttate per ribilanciare il portafoglio (vendo equity in eccesso e in utile a favore di bond) a livelli di rischio rendimento più equilibrati per le obbligazioni rispetto a qualche mese fa. A questo si aggiunge poi una considerazione di buon senso legata al money management. Più l’azionario sale più è opportuno rafforzare la diga del nostro investimento con gli unici strumenti di difesa che il mercato offre, ovvero i bond.

Fonte: A History of bond market correction

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