Trimestre in Chiaro Scuro

Si è chiuso il secondo trimestre dell’anno per i mercati finanziari, uno dei più difficili degli ultimi tempi almeno stando ai ritorni percentuali che hanno offerto le varie classi di investimento.
Grazie ai dividendi l’azionario americano, emergente e mondiale (inteso come Msci World) sono riusciti a chiudere con un marginale segno positivo mentre l’Europa, complice l’affare greco, ha chiuso in rosso di 3 punti percentuali.
Premetto che tutti gli indici, per tenere conto del solo effetto mercato, sono prezzati in valuta locale e quindi non influenzati dall’andamento del cambio EurUsd. Considerando che il Dollaro nel secondo trimestre 2015 ha perso quasi il 4% contro Euro, per gli investitori europei il risultato di un investimento sui mercati azionari mondiali sarebbe negativo. Sarebbe negativo anche quello sui mercati obbligazionari con l’indice Global Aggregate Bond che ha perso l’1,4% (a cui andrebbe aggiunta anche la parte relativa alla svalutazione del dollaro); peggio sono andati i bond europei con un calo di oltre il 4% in soli tre mesi.

Quello visto nel secondo trimestre è il classico caso che porterebbe a dire, potevo tenere i soldi in cassa e facevo un affare. L’osservazione è giusta ma ormai dovreste aver imparato che non si ragiona per mesi e nemmeno di anno in anno. Per evitare di imbarazzare gli eterni ribassisti con numeri troppo grandi mi limito a vedere cosa sarebbe successo al denaro di chi invece gli investimenti li ha fatti negli ultimi 12 mesi.

trimestrePartiamo dall’azionario. Senza considerare il cambio che aggiungerebbe ben 18 punti di performances nella componente dollaro, le borse europee hanno portato a casa oltre il 14%, quella americana il 7,5%. L’indice generico Msci World un onesto 2% l’avete spuntato numero che però, lo ripeto, considerando il cambio diventerebbe un numero in doppia cifra prossimo al 20%.

Bene l’azionario, male l’obbligazionario almeno quello internazionale per effetto del rialzo dei tassi di interesse. Un investimento Global Aggregate avrebbe bruciato il 6% del suo valore, ma anche qui con l’effetto cambio saremmo ampiamente sopra il 10% di performance annua. Chi avesse preferito i bond del Vecchio Continente avrebbe invece spuntato un rendimento annuo del 3,7%.

In teoria disastrose le commodities, in pratica grazie al dollaro hanno perso appena il 2%.
Per completare l’analisi ho voluto indicare la performance di un prodotto bilanciato, 50% azioni e 50% bond aggregate. Se il denaro fosse investito a livello mondiale avremmo un segno negativo del 2% (ma anche qui con l’apprezzamento del dollaro superiore al 18% saremmo in ampio territorio positivo) mentre per i domestici europei l’ultimo anno ha portato un ritorno del 9% al lordo di inflazione (praticamente zero), tassazione e costi dei prodotti di investimento (mediamente 0,50% con ETF). Direi che non ci si può affatto lamentare…

Leggi anche: La differenza tra risparmio e investimento

                        Cari orsi vi scrivo

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