Conoscere i Mercati: Azionario Internazionale

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Uno degli errori che frequentemente si verificano tra gli investitori è quello di indirizzare il proprio denaro verso una serie di strumenti consigliati da terzi o consulenti, oppure scovati in rete prendendo spunto da qualche analisi di mercato, o ancora estratti da articoli di giornale. Spesso però la decisione non è supportata da una corretta ponderazione dell’impatto  che questi strumenti avranno sul nostro portafoglio globale di investimento e soprattutto sulla sua diversificazione. Con questo post proseguiamo una serie di analisi  sintetiche che possano quanto meno favorire una presa di coscienza maggiore di quello che state facendo quando comprate un ETF o un fondo a replica passiva di un benchmark.
Questa settimana l’analisi viene effettuata sull’Azionario Internazionale.
L’investimento nell’azionario mondiale rappresenta l’opzione più semplice che ogni investitore può adottare per rimanere ancorato a quella che è la crescita mondiale dei listini. Questa è la soluzione consigliabile per chi ha piccoli importi su cui investire o per chi ha piani di accumulo modesti sui quali i costi incidono in modo considerevole.

Semplicità non significa inefficienza o perdita di opportunità. Per questo motivo questa settimana analizziamo gli ETF che investono nell’azionario mondiale inteso come Msci World.

In questo caso quando ci si trova subito di fronte a due opportunità. Investire nell’azionario mondiale sviluppato (Core Msci World) oppure in un azionario mondiale allargato e comprensivo dei mercati emergenti (Msci All Country World).

Analizzando i due ETF che replicano questi indici, rispettivamente iShares Core Msci World e SPDR ACWI notiamo come la differenza principale è ovviamente di natura geografica anche se il peso degli emergenti è tutto sommato modesto.

Mentre i primi paesi sono sostanzialmente identici con la metà del portafoglio investito in USA, l’8% in Giappone come in UK, la differenza si percepisce soprattutto tra i pesi minori. Rispetto al Core Msci World nel ACWI troviamo il 2,4% di Cina, l’1,6% di Corea, l’1,3% di Taiwan, l’1% di India, altri mezzi punti percentuali sparsi tra Messico, Sud Africa e Brasile.

Quello che pesa in termini di differenza è anche l’argomento costi. Mentre l’ETF di iShares ha un TER dello 0,20% annuo, il prodotto di SPDR costa 35 punti base in più.
Completamente aperto il rischio cambio per questi ETF esiste però la possibilità di acquistare il prodotto di iShares con il rischio di cambio coperto. In questo modo avrete un investimento sui mercati mondiali senza rischio cambio. Attenzione però ai costi; questo prodotto costa 35 punti base in più del fratellino non hedged; a questo valore fisso di commissione bisognerà aggiungere gli eventuali costi di copertura che il differenziale tassi sul mercato imporrà agli investitori.

Tutti i prodotti sono a replica fisica ed accumulazione.

Chiudiamo con l’analisi settoriale che vede un quinto del portafoglio investito in azioni legate al mondo bancario/finanziario, seguito dal mondo della tecnologia con il 13,5% e dai farmaceutici (13%). Energia, Materials, Utility e Telecom insieme non fanno più del 20% del portafoglio.

Quando facciamo simulazioni molto spesso viene utilizzato il Msci World come lo strumento più semplice e rappresentativo per monitorare l’andamento delle azioni internazionali. Riteniamo sempre utile, per un investitore italiano, affiancare a questo tipo di esposizione un prodotto più orientato all’Europa essendo la stessa poco rappresentata nel mondo Msci World.

Con due soli prodotti è possibile creare un piano di accumulo sul mercato azionario assolutamente efficiente e poco costoso ma soprattutto sostenibile per portafogli di investimento di lungo periodo.

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                   Coprire il cambio sugli investimenti azionari crea valore?

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3 risposte a "Conoscere i Mercati: Azionario Internazionale"

  1. erreffe 31 luglio 2015 / 16:03

    Evidentemente mi leggi nel pensiero..:D un caro saluto! 🙂

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  2. Lore 11 febbraio 2016 / 15:21

    Un paio di riflessioni su un ipotetico ETF orientato all’Europa da affiancare all’ Ishare Core che citi nell’articolo.
    Tra gli etf che seguono l’indice STOXX600, MSCI EMU, MSCI Europe, probabilmente è da preferire per una maggiore diversificazione (sia geografica sia di titoli) il primo.
    Facendo una ricerca la mia attenzione è caduta su 2 etf: ishare e db x-trackers.
    Il primo (DE0002635307) è a distribuzione, mentre il secondo (LU0328475792) è ad accumolo ma con una minore liquidità. Entrambi hanno un TER di 0,20.

    Ora mi chiedo, a parità di costo, per un investimento a lungo periodo, il vantaggio fiscale che ha l’etf ad accumolo è sufficiente a sceglierlo a discapito di una minore liquidità?

    Cercando una risposta sono andato sul sito dell’emittente db x-trackers, e ho notato che i volumi scambiati sul mercato tedesco sono molto più alti.
    Mi chiedo se acquistarlo li può essere una valida alternativa per “aumentare” la liquidità del prodotto. Una scelta di questo tipo ha senso oppure è solo un complicarsi la vita.
    Cosa comporta l’acquisto di un Etf su mercati che non siano Borsa Italiana?

    Piace a 1 persona

    • archeowealth 12 febbraio 2016 / 23:08

      Ciao, per quello che riguarda l’acquisto di Etf sul mercato tedesco non comporta nulla se non per le eventuali commissioni che la tua banca potrebbe rendere differenti tra le due piazze. Sinceramente però non vedo questa gran differenza. In linea di principio da preferire sempre Etf a replica fisica, poi ad accumulazione e sopra tutto il fattore liquidità e quello costi.
      Dando uno sguarda al data base di Mondo Etf noto come lo spread bis ask di iShares è mediamente di 0.08m quello di Db-X di 0.13. 5 Punti base diventano non sono tanti ma nemmeno pochi. Dipende tu cosa intenti fare. Se acquisto secco una volta all’anno sorvolerei, se Pac allora qualche riflessione potresti anche farla seppur ripeto, lo spread mi sembra modesto e dettato dalla minor capitalizzazione dell’Etf fi Db-x

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