L’investitore Fortunato

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Nell’articolo l’investitore sfortunato affrontammo l’argomento di quanto possa incidere il ruolo della sorte nell’investimento finanziario di lungo periodo. L’analisi di un investimento fatto nel 1999 ci permise di capire quanto importante fosse in quel contesto l’orizzonte temporale oltre all’obiettivo che ci si era prefissati nel momento della creazione del piano di investimento. In quei numeri erano infatti compresi due feroci bear market ma nonostante tutto, dopo 15 anni, portarono a rendimenti finanziari estrapolati dall’investimento furono assolutamente degni di rispetto. Ecco perché quando arriviamo al momento di ritirare il nostro denaro sarebbe opportuno non farlo tutto in una volta (salvo che non ci serva per acquisti di una certa portata tipo una casa) quanto piuttosto in modo progressivo mantenendo investito il resto.

In questo post vogliamo invece affrontare la materia dal lato opposto, ovvero quello dell’investitore fortunato.

Anche stavolta abbiamo preso in considerazione i rendimenti annui di borsa americana, bond decennali e cash oltre al solito portafoglio 50% azioni 50% obbligazioni. Il periodo in questo caso è però quello 1972-1999, una vera bonanza per chi aveva soldi da investire in quegli anni. Ecco i risultati.

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In quel periodo aureo un investimento 50% bond 50% equity portò a casa ben l’11% annuo, un valore più che doppio rispetto al 4,8% ottenuto nel periodo 1999-2014. Provate a pensare che differenza di pensione si sta godendo chi ha ritirato i suoi soldi nel 1999 rispetto a chi lo ha fatto nel 2014. Ecco che non essendo la finanza una scienza anche la fortuna gioca un ruolo determinante.

Ancora una volta ribadiamo però che è solo questione di tempo con gli investimenti. Se osserviamo i rendimenti annui del portafoglio bilanciato a 5 e 10 anni dal 1972 non vediamo nulla di eccezionale. Poco più del 5% annuo in un periodo in cui l’inflazione viaggiava in doppia cifra non poteva certo essere considerato soddisfacente; non abbiamo motivo di dubitare quanto bistrattata fosse in quel periodo quel tipo di asset allocation.

La pazienza, i piani di accumulo, i ribilanciamenti ed ovviamente una buona dose di fortuna, trasformarono però quel rendimento deludente in uno dei più alti della storia qualche anno dopo.

Ecco perché sono importanti gli obiettivi. In un momento di mercato come quello attuale in cui la marea del rischio (quindi della volatilità) è destinata ad alzarsi rendendo più contenuti rispetto al passato i rendimenti attesi che un investitore può sperare di spuntare da qui ai prossimi 10 anni sia sull’azionario che sull’obbligazionario, non farsi prendere dallo sconforto è importante. Aggiungo un’altra cosa.

Se state partendo adesso o state vedendo aumentare la vostra capacità di risparmio in questi anni, i momenti che vi aspettano sono eccezionalmente interessanti poiché la volatilità vi permetterà di fare degli affari trasversali su tutte le asset class. Nel tempo i benefici effetti si trasmetteranno sul vostro tasso di rendimento composto e se la fortuna vi aiuterà potrete godervi una pensione molto più ricca di quello che potrete vivere senza fare nulla.

Leggi anche: L’investitore sfortunato

L’importanza dell’orizzonte temporale

  Accantonate per la pensione, ma quando ci sarete occhio a non bruciare tutto

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