Perché Perdiamo il Buon Senso quando Investiamo

In un precedente post abbiamo già avuto modo di accennare ad alcune regole di buon senso che ogni investitore dovrebbe seguire nel momento in cui decide di investire. Spesso e volentieri però queste buone intenzioni vengono rovinate dalla difficoltà di mantenere la barra dritta dal punto di vista mentale, sia nelle fasi negative che in quelle positive.
Ho provato ad elencare alcuni dei cosiddetti “bias mentali” con cui ogni investitore deve fare i conti quando mette sul mercato i propri risparmi.

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1) Bisogno di conferme. Siamo esseri umani ed a parte qualche rara eccezione tendiamo ad indirizzare la nostra attenzione verso informazioni che confermano le nostre scelte. Se pensiamo che il mercato azionario deve scendere perché siamo nel mezzo di una bolla speculativa, tenderemo a soffermarci su notizie improntate al pessimismo che confermano la nostra tesi, mostrandoci più scettici su analisi permeate di un maggior ottimismo. Quando compriamo un’azione tendiamo a ricercare notizie che mettono in risalto gli elementi che teoricamente dovrebbero supportare il rialzo dei prezzi e lo facciamo con una tenacia crescente soprattutto quando il prezzo si muove nella direzione opposta a quella desiderata. Quando scrivo sul blog che è meglio leggere un buon libro piuttosto che le previsioni degli analisti finanziari o dei media specializzati, lo faccio poiché ogni attore della catena pubblica analisi o notizie che devono catturare l’attenzione di investitori o lettori. Quando siamo in bull market i toni dei giornali si uniformano all’euforia degli investitori, quando siamo in bear market si uniformano al pessimismo e questo è normale, devono vendere copie e quindi scrivono ciò che i lettori si vogliono sentire dire. Ogni individuo cerca sempre la conferma che la sua idea è quella giusta; tutti noi odiamo dover ammettere di aver fatto scelte di investimento sbagliate cercando fonti o notizie che possono comunicare alla nostra mente che siamo nel “giusto”

2) Pesare eccessivamente i risultati passati. L’essere umano tende a dare un peso emozionale molto forte agli eventi passati confidando sul fatto che nel futuro si ripeteranno alla stessa maniera. Eppure ve lo dicono gli stessi gestori quando pubblicano report sui fondi. “Le performances passate non sono una garanzia per i risultati futuri”. Affermazione ovvia e corretta, ma allora perché molto spesso si comprano i fondi che hanno fatto il botto nell’anno precedente con performances mirabolanti? Perché sui risultati passati formuliamo aspettative future, peccato che saltare continuamente come delle cavallette da un prodotto ad un altro alla ricerca del “migliore” per quella stagione è una delle cause principali delle sottoperformances nel lungo periodo degli investimenti. Ho tracciato con una linea la performance dei bond high yield a puro titolo di esempio. Come vedete ad anni fortunati si alternano anni sfortunati rendendo vana la scommessa di giocare su ciò che ha fatto meglio degli altri per spuntare rendimenti maggiori in futuro.

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3) Ignorare le probabilità. Quando si prende un rischio (anche finanziario) possiamo arrivare al risultato finale giocando sulle “possibilità” o sulle “probabilità”. Le persone tendono spesso a convergere verso ciò che è possibile e che è in grado di garantire la possibilità di ottenere guadagni mirabolanti. Il Superenalotto è un esempio; la probabilità di vincere è pari a 1 su 622.614.630 (è più facile essere colpito da un asteroide!), però la possibilità di vittoria ci spinge ogni settimana a spendere il nostro eurino per tentare la sorte. Come investitori spesso abbracciamo la “possibilità” che una certa azione ci faccia guadagnare un sacco di soldi mentre rifiutiamo il concetto di probabilità. Se il prezzo di un’azione o di un indice stanno salendo percentualmente in modo importante da tempo è ovvio che la probabilità di spuntare un grosso guadagno in futuro si riducono, ma all’investitore questo importa poco preferendo giocarsi la possibilità di continuare a partecipare alla festa ignorando il rischio di una probabile perdita.

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4) Effetto gregge. La finanza comportamentale ha redatto chilometri di carta sul fatto che gli investitori tendono a comprare sui massimi e vendere sui minimi, ma ogni volta si ripete lo stesso fenomeno. Perché questo? Perché abbiamo bisogno di conferme quotidiane della bontà delle nostre scelte e per avere queste conferme dobbiamo sentirci accettati dal gruppo e quale strumento migliore se non fare quello che fa la mandria? In fondo se lo fanno in tanti ci sentiremo più tranquilli, mentre se fossi un contrarian rischierei di prendere del pistola, ma spesso e volentieri il valore si annida qui.

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5) Ancoraggio mentale. Questa è la tendenza umana a comparare l’attuale situazione ad una già vissuta nella nostra limitata esperienza. Se vi chiedo il prezzo di acquisto della vostra casa probabilmente lo ricorderete al volo, ma quello di una giacca o di un hamburger? Non avrebbe lo stesso peso nella vostra mente. La ragione è semplice, la casa è un evento primario della vostra vita, gli altri no. Tendiamo ovviamente a ricordare ciò che ci colpisce e se la compravendita della prima casa ha generato un bel profitto diamo per scontato che anche con la seconda casa sarà così. Questo ancoraggio mentale si verifica anche quando investiamo. Se compriamo un’azione e la vendiamo in guadagno quell’azione rimarrà nella nostra mente come una delle preferite, mentre un’azione sulla quale abbiamo perso denaro difficilmente torneremo a prenderla in considerazione. Quando questo succede non diamo la colpa al nostro comportamento, ma piuttosto al fatto che la società quotata fa schifo. Spesso e volentieri questo ancoraggio porta ad “innamorarsi” di posizioni che, nel momento in cui il mercato si gira dal verso sbagliato ci rendono restii nell’abbandonare la nave per poi abbandonarla quando, stremati dal pessimismo, molliamo la presa in preda allo sconforto e non compreremo mai più quell’azione che fino a poco tempo prima nella nostra mente era al primo posto.

Non vi preoccupate se vi identificate in molte di queste considerazioni, siete normalissimi. L’investimento di lungo periodo è un gioco di disciplina in cui le emozioni devono essere messe da parte, mentre la razionalità deve spingervi ad adottare comportamenti freddi e distanti come Piani di Accumulo e Ribilanciamenti in grado di aumentare l’efficienza del portafoglio abbassando il rischio.

Leggi anche: Semplicità e buon senso, i segreti del buon investitore stanno tutti qui

                        Il comportamento dell’investitore medio

                       L’investitore sfortunato

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