Le Perdite Non Sono Tutte Uguali

I nervi degli investitori sono messi alla prova molto più spesso di quello che pensiamo ed è per questo motivo che una buona programmazione di lungo periodo, abbinata a fisiologiche opere di ribilanciamento di portafoglio, aumentano notevolmente le possibilità di ottenere un rendimento percentuale in grado di soddisfare gli obiettivi che ogni investitore ha fissato nella propria mente.

loss
Dal sito di Meb Faber Research abbiamo una eccellente indicazione statistica di cosa è successo ad un classico portafoglio bilanciato 60% azioni 40% obbligazioni in termini di drawdown (perdita dai massimi).

Per ogni investitore l’atteggiamento mentale verso la discesa del prezzo di un proprio investimento è molto più negativo rispetto alla salita. Se investiamo 50€ e dopo 1 anno ci troviamo con 100€ allora metabolizziamo un guadagno di 50€. Ma se successivamente da 100€ il nostro portafoglio perde di valore fino a 80€ si tende a dimenticare il valore di partenza di 50€ (e quindi il guadagno di 30€), mentre mentalmente metabolizziamo una perdita di 20€ rispetto al massimo valore raggiunto in precedenza a 100€.


Premesso che ovviamente il portafoglio simulato è centrato su azioni e bond americani (anche se non mancano quote di investimenti internazionali), dal 1972 ed in termini di ritorni reali (al netto dell’inflazione), si può vedere come per ogni investitore solo il 22% del tempo è stato caratterizzato da nuovi massimi nella valorizzazione del patrimonio. Nel restante 78% si vive in un ambiente percepito come “in perdita” anche se realmente così non è.

maxdrawdown 6040

Interessante notare come il portafoglio 60/40 assicura la migliore percentuale di “nuovi massimi” in termini temporali. Un portafoglio interamente azionario americano in termini reali dal 1972 ha passato solo il 17% di tempo con nuovi massimi di valorizzazione, uno di sole azioni internazionali il 12% del tempo, uno di soli bond il 16%, uno di soli REIT il 16%, uno di sole commodities il 9% ed infine uno di solo oro il 4%.

Questa è l’ennesima conferma di come la diversificazione permette al nostro cervello di sentirsi “perdente” per un periodo temporale minore rispetto ad investimenti più diretti allontanando in parte lo stress finanziario.

Fonte: MebFaber Research

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