Assuefazione Finanziaria

Una delle cose che a mio parere in finanza tende a produrre più danni è il rischio di assuefazione. Abituarsi a vivere in un mondo in cui si guadagna costantemente con bassa volatilità e tassi estremamente bassi, rende tutti quanti meno “stressati” e nonostante si scrive o si sbraita che il mercato azionario è caro, i bond sono in bolla, ci sentiamo tranquilli e poco nervosi perché le banche centrali proteggono i nostri denari sempre e comunque.
Ogni persona di buon senso sa che più ci si abitua a qualcosa più si diventa nervosi quando questo qualcosa non risponde improvvisamente alle nostre aspettative. Vale per tutto in qualsiasi campo ed ovviamente anche in finanza.
C’è un’intera generazione di trader che non sa neanche cosa voglia dire vivere in un ambiente fatto di tassi di interesse al rialzo (se questo accadrà a breve) e le reazioni degli uomini (ma anche delle macchine) potrebbe essere non così razionale come tanti modelli matematici vogliano farci pensare.

Teniamo presente che buona parte della modellistica di risk management degli ultimi anni ha inglobato numeri storici contraddistinti da una volatilità eccezionalmente bassa, dati che poi sfociano in indici di rischio che potrebbero rivelarsi fallimentari in tempi futuri. E’ l’eterna lotta dell’uomo che cerca di avere il controllo su tutto, in questo caso la finanza.

A parte le questioni filosofiche ho trovato interessante l’articolo postato dall’advisor americano Rick Ferri sul proprio blog  circa la difficoltà di costruire un portafoglio con l’asset allocation sempre perfetta.

Ovviamente ci si basa, nella costruzione di un portafoglio, su dati del passato ma come ben sappiamo il passato non sempre ci indica la strada per il futuro e nemmeno ci mette in guardia sui rischi. La ripetizione seriale di bolle finanziarie negli ultimi secoli è un esempio di come l’investitore non impara la lezione poiché la stessa si presenta in modalità sempre diverse.

All’interno del post di Ferri il concetto di instabilità delle variabili è ben espresso dal grafico seguente che mette in rapporto la correlazione rolling a 10 anni tra l’azionario americano ed un classico T-Bond a 5 anni.

corre
Gli ultimi anni hanno visto un prevalere della correlazione negativa (guadagno in borsa tendo a perdere sui bond) ma non ci interessa questo. Ci interessa far notare come dal 1930 ad oggi questo legame tra i due mercati non è stato stabile, passando da valori positivi a valori negativi poi ancora positivi e di nuovo negativi.

Non sappiamo cosa succederà in futuro, il buon senso ci dice che la diversificazione è veramente l’unico pasto gratis che con semplicità ci tutela dalle spiacevoli sorprese. Non è detto che sia il migliore, ma quanto meno è affidabile.

Ogni investitore dovrebbe avere ben chiari quali sono i suoi obiettivi, il rendimento che si attende di ottenere dall’investimento e poi valutare il rischio da correre per ottenerlo. Se dopo attente simulazioni riteniamo la scelta fattibile agiamo consapevoli che nulla è dovuto e che esistono possibilità di non veder ritornato ciò che ci aspettavamo.

L’alternativa è stare fermi e vedere con certezza il capitale eroso dall’inflazione con conseguente perdita del potere d’acquisto.
Giusto per fare un esempio se investite 100 mila euro su un conto corrente al 1% e li lasciate depositati lì per 30 anni ad un tasso medio di inflazione del 2%, al lordo delle tasse vi ritroverete nel 2045 con un importo reale di 74 mila Euro, il costo della pigrizia finanziaria.

Leggi anche: Macchine e prezzi perfetti

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