Una Crisi Annunciata?

Potrebbe essere un classico al lupo al lupo, ma potrebbe anche essere un indizio di dove si concentreranno le prossime scosse dei mercati finanziari quello che la Banca dei Regolamenti, ovvero la BIS, ovvero la Banca Centrale delle Banche Centrali, ha scritto nel suo rapporto trimestrale di settembre.
Per chi ha voglia di leggersi il documento in italiano vi rimando qui ma focalizzerei l’attenzione sulle pagine 15 e 16. Nel paragrafo denominato “Indicatori di allerta precoce” trovate una tabella. Più i colori sono intensi più gli squilibri si stanno aggravando.

bis
Salta subito all’occhio come l’Asia rappresenta un potenziale problema e tra gli emergenti sono Cina. Brasile e Turchia i casi più problematici. Nella prima colonna ad esempio il rosso mattone ci dice come il tasso di crescita del credito è cresciuto in maniera eccessiva rispetto al Pil e quando questo valore supera quota 10 i problemi di sostenibilità cominciano ad essere gravi. Interessante anche la quarta colonna dove si capisce molto chiaramente quale paese potrebbe soffrire in termini di servizio del debito (ovvero l’onere aggiuntivo da sostenere per onorare il debito) qualora i tassi di interesse subissero un rialzo di 250 punti base. Anche in questo caso i paesi emergenti si dimostrano l’anello fragile della catena.

Ovviamente queste considerazioni possono essere pura teoria ma la BRI in modo neanche tanto nascosto lancia un messaggio glaciale, ovvero che in passato il superamento di questa soglia ha provocato nei tre anni successivi tensioni molto forti nel settore bancario.

Il punto è capire quanto di queste tensioni il mercato le ha già scontate. Se osserviamo l’andamento dei mercati emergenti possiamo dire che una prima scrollata piuttosto decisa c’è già stata con un calo di oltre il 20% nelle valutazioni di azioni e valute locali.

Effetti pressochè inesistenti sui mercati occidentali se non una estenuante lateralità. Già da questo possiamo trarre una prima lezione sull’importanza della diversificazione. I mercati emergenti, azioni o bond, pesano relativamente poco nella capitalizzazione mondiale e dare il giusto peso a questi mercati avrebbe evitato tanti dolori tra gli investitori.

Qualora la BIS avesse ragione è ragionevole pensare che un’altra scossa attraverserà i mercati emergenti, non sappiamo se quelli occidentali reggeranno ancora oppure no. Proprio questa incertezza che si sta delineando all’orizzonte dovrebbe sconsigliare l’investitore dal fare acquisti self service solo perché Cina o Brasile hanno perso molto.

I battitori liberi che cercano di creare valore nel loro piano di investimento di lungo periodo non fanno molta strada nel mondo della finanza e perciò molto meglio programmare sfruttando eventuali finestre di ingresso favorevoli che il mercato concede ogni tanto.

Negli ultimi 70 anni la borsa americana è cresciuta di 1100 volte ma nel mezzo ci sono state 20 correzioni in doppia cifra. Anche ammettendo che il tasso di crescita degli utili aziendali (e quindi delle quotazioni azionari) nei prossimi anni è destinato a rallentare (chissà perché poi…), per quale motivo dovremmo lasciarci sfuggire l’occasione futura che ci permetterà di alzare tutte le nostre aspettative di rendimento?

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                        Le cattive strategie dei battitori liberi

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