Un Esempio di Diversificazione Imperfetta

Articolo esemplare da parte di Mario Seminerio sul suo blog Phastidio.net .

Di seguito l’estratto del suo intervento.

“Una delle regole auree degli investimenti è quella che richiede che un portafoglio sia ampiamente diversificato. Senza scomodare Markowitz, il CAPM, l’APT e quant’altro, ci si può arrivare anche per puro senso comune. E allora come commentare il fatto che raffinati (o presunti tali) investitori, che l’iconografia vede come degli alchimisti intenti a trasformare la carta in oro, oppure massicci fondi sovrani, il cui solo nome evoca un’idea di quasi onnipotenza e più in generale intenti istituzionalmente a far soldi coi soldi, riescano ad avere un terzo del portafoglio su un singolo nome, che guarda caso capita pure che si schianti per qualcosa di simile al regulatory risk, o che avessero qualcosa come oltre l’8% di portafoglio in un nome che da sempre è noto per il suo pericoloso eccesso di leverage, in un contesto in cui i prezzi delle materie prime sono in caduta libera, e manco da pochi giorni? Ah, saperlo. Un po’ come il pensionato bisognoso di protezione che decide di mettere tutta la liquidazione in un titolo solo, “perché mi hanno detto che è una società solida”. A volte può anche andargli molto bene, peraltro. Ma quella è esattamente l’essenza del concetto di mancata diversificazione.”

Come dire, anche gli esperti ed i grandi investitori ogni tanto si fanno tentare dal senso della “scommessa” ed ogni tanto, come è giusto che sia, il mercato fa il suo sporco lavoro di selezione e pulizia.

Ecco a cosa serve la diversificazione, ad evitare di essere presi dentro alle retate che periodicamente buttano fuori dal recento operatori troppo spregiudicati.

Fonte: Phastidio.net

Leggi anche: Giocati dal caso

                        Le cattive strategie dei battitori liberi

                       Il senso della diversificazione

 

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