Il Gran Giorno della Federal Reserve

Non mi passa neanche per l’anticamere del cervare di perdere tempo nel cercare di capire per quale motivo la Federal Reserve non ha voluto alzare i tassi quando era il momento di farlo (cioè nella prima parte del 2015), ma di certo il Presidente Yellen non è esente da critiche.
Il ciclo economico americano ha cominciato a rallentare per effetto di una persistenza di forza del Dollaro la quale, unita ad una visione sempre più decisa e convinta da parte dei mercati che la stretta sul costo del denaro sarebbe arrivata (dal tapering in avanti), ha di fatto spento quella fonte finanziaria di credito che veniva concesso ai paesi emergenti e che a sua volta generava almeno metà della crescita mondiale. Si chiama operatività di carry trade, ma altre non è che il finanziamento in una valuta dai bassi tassi di interesse con scarse prospettive di rivalutazione a fronte di un acquisto di valute ad alto rendimento con prospettive di crescita superiori. Il flusso si è invertito nel momento in cui la FED ha fatto capire che i tassi sarebbero saliti certamente nel 2015 (e il dollaro rafforzato) costringendo molti speculatori alla chiusura di posizioni di carry trade. Un fenomeno non necessariamente negativo che serviva proprio per smussare la speculazione; peccato che quello stesso fenomeno doveva essere gestito in modo più limpido e soprattutto doveva essere supportato da decisioni concrete che invece la Yellen non ha saputo o voluto prendere. Ora la Fed si trova fuori tempo massimo ad 1 anno dalle elezioni presidenziali. Il Dollaro molto forte ed i paesi emergenti ancora più fragili a cui si affiancano altre banche centrali (BCE in primis) che approfittano della situazione per espandere ulteriormente i bilanci.
Ma la Fed alzerà i tassi seppur fuori tempo massimo? Vedremo questa sera, ma se lo farà accetterà un rischio che non ha mai corso nella storia degli ultimi 50 anni, ovvero aumentare il costo del denaro nel mezzo di una recessione dei profitti aziendali come quella che stiamo vivendo ora negli States.

1Tutto questo rischia di accelerare ancora di più quel fenomeno di bassa inflazione/deflazione che ormai sta attraversando trasversalmente le economie mondiali. La speranza delle Banche Centrali è che non si cada in una globale trappola della liquidità con gli ammortizzatori completamente scarichi viste le politiche ultraespansive degli ultimi anni. Ci sarà di che divertirsi anche nei prossimi mesi…

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