ETF sempre più Low Cost

Le Banche Centrali sono alle prese con un problema enorme che si chiama deflazione. Solo ora la Federal Reserve sta cercando di porre la parola fine alla politica del tasso zero mentre la BCE si interroga, non tanto sull’efficacia dell’attuale Quantitative Easing avviato a marzo (i cui risultati sono concentrati in un tasso di inflazione a zero, un mercato azionario in calo ed un Euro leggermente più caro rispetto al primo annuncio), quanto sull’incremento della portata quasi a dire, non abbiamo altra scelta. Tecnologia e demografia remano contro e la battaglie che stanno portando le Banche Centrali a scenari mai visti (tassi negativi in Europa) rischiano di essere costose ed inefficaci. Forse la Fed se ne sta accorgendo, ma intanto proprio dall’America arriva un’ulteriore notizia che soffia sul fuoco della deflazione e che non può che far contenti gli investitori privati.
iShares, il braccio operativo di ETF del gruppo Black Rock, ha annunciato che ridurrà a 0,03% la commissione di gestione del suo ETF Core S&P Total Us Stock Market, limando di oltre il 50% la commissione precedente di 0.07%. Una vera e propria corsa al ribasso considerando che Vanguard si fa pagare lo 0.05% per l’ETF concorrente e Charles Schwab ha appena annunciato che ridurrà allo 0,04% la commissione del suo Us Large Cap ETF.

Se i tre grandi player del mercato (assieme a State Street hanno più del 90% delle quote in circolazione) si muovono in questa direzione appare evidente che l’ETF si avvia a diventare sempre più una commodity low cost sulla quale in futuro si agganceranno tutte le principali piattaforme di consulenze di pagamento. Questo prepara tempi durissimi per i gestori dei fondi, almeno per quelli con classi costosissime cosiddette al dettaglio.

Basta pensare che la gamma di ETF di Vanguard ha un costo medio di 0.13%, indubbiamente un low cost che avvicina sempre più le performance degli ETF a quelle degli indici. Se poi l’ingegneria finanziaria ci mette lo zampino in alcuni casi potrebbe anche essere possibile che gli ETF facciano meglio dell’indice come abbiamo visto qui.

Il mondo finanziario è sempre più concorrenziale e c’è da scommettere che un rialzo eventuale dei tassi di interesse destabilizzerà molti business a basso valore aggiunto (avete notato quante case di ETF si sono ad esempio sulla borsa di Milano) creando ondate di acquisizioni e fusioni. Siccome però stiamo parlando di un algoritmo che non fa nient’altro che replicare un indice è indubbio che tutto questo si riflette in un enorme vantaggio per il consumatore finale aumentando il tasso di efficienza del prodotto. Quindi ancora una volta la tecnologia fa il suo dovere.

A proposito, lo so che vi sembrano pochi, ma sapete a quanti soldini equivalgono 4 punti base in meno di commissioni su un investimento di 50 mila euro portato avanti per 30 anni? Se assumiamo un rendimento medio annuo del 3% (che diventa quindi 3,04% per il solo effetto generato dal risparmio sulle commissioni) alla fine del vostro piano di investimento con quei 4 piccoli punticini in meno sul groppone vi ritroverete con 1.422 Euro in più  e tuttosenza aver fatto nulla.

Come vedete la deflazione non sempre è cattiva.

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2 thoughts on “ETF sempre più Low Cost

  1. roby 19 novembre 2015 / 12:54

    Considerazioni tutte condivisibili.
    Ma l’assurdo e’ che si bastonano i risparmi e si premiano i debiti………………..fino al colpo finale.
    Perche’ tutte le bolle si gonfiano e alla fine scoppiano.
    La gente non deve mai dimenticarlo…….e invece………….la memoria diventa un optional.
    Altrimenti la storia non avrebbe i suoi corsi e ricorsi alimentati dall’ ” intelligenza umana”
    Non trovi?

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    • archeowealth 19 novembre 2015 / 21:32

      Roby la mente umana quando si parla di soldi perde molto spesso il senso della ragione figurati la memoria. Se non l’hai già fatto ti consiglio di leggere questo libro di Kahneman Pensieri lenti e veloci
      Io sono alla seconda rilettura ed è veramente una fonte preziosa di riflessione sui nostri comportamenti non sempre razionali.

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