Tempo a Disposizione

Quando vengono presentati i rendimenti annui del mercato azionario americano la reazione classica di un qualsiasi investitore è quella di trovarsi di fronte ad un casinò dai risultati assolutamente casuali.

distribuzione rendimentiNon si fatica a comprendere questa sensazione anche perché, nonostante un maggior numero di punti al di sopra della linea dello zero, quando si investono soldi le perdite sono più dolorose dei guadagni.
Se però gli stessi numeri li mettiamo in forma tabellare già la prospettiva cambia. Continua a leggere

Annunci

Quando la Partenza fa la Differenza

La società di consulenza finanziaria americana GMO ha fatto nelle settimane scorse un gioco molto carino.
Ha simulato per due persone un approccio di investimento esattamente uguale. Joe e Jane partono entrambi con i versamenti a 25 anni e vanno avanti per 40 anni di lavoro. Joe e Jane hanno lo stesso salario e la stessa crescita del salario. Le somme versate al fondo pensione sono esattamente identiche. Entrambi investono negli stessi identici asset finanziari partendo con un 90% di azionario fino a chiudere al 50%. I ritorni dell’investimento sono identici (8% nominale e 5% dopo aver sottratto l’inflazione e le commissioni di gestione dei fondi).
Alla fine del percorso però quando Joe va in pensione riscuote 590.000 $ mentre Jane si gode 880.000, ben 290 mila dollari in più. Ma com’è possibile questa cosa avendo ottenuto entrambi gli stessi rendimenti ed avendo adottato gli stessi piani di investimento? Continua a leggere

Concetti Chiave per Investire Bene

Interessante articolo di Michael Batnick apparso nei giorni scorsi sul blog del Cfainstitute.
L’analista americano si pone alcune domande che spesso e volentieri vengono in modo inappropriato girate dai consulenti finanziari ai clienti anche per scaricare alcune responsabilità di eventuali e future inefficienze gestionali.
Tra questi quesiti ci sono ad esempio qual è l’orizzonte temporale più appropriato per misurare i risultati o quale tipo di rendimenti utilizzare nella misurazione delle performances o ancora su quale scansione temporale è più opportuno confrontarsi.
Comincio fin da subito a dire che personalmente non ho una posizione netta. Ogni investitore fa storia a sé. Situazione familiari diverse, obiettivi diversi, condizioni economiche di partenza diverse. Generalizzare è impossibile e spesso fuorviante, fattori che purtroppo i questionari propinati dai vari istituti di credito non catturano. Sicuramente su questo punto il consulente “umano” è irraggiungibile dalla “macchina” e qui bisognerebbe investire parecchio in conoscenza per creare valore aggiunto.
Chiusa questa parentesi vediamo alcuni concetti di fondo sui quali ogni investitore dovrebbe sempre cercare di ragionare in modo lucido.
Ad esempio corre una bella differenza tra Price Return e Total Return. Continua a leggere

ETF sempre più Low Cost

Le Banche Centrali sono alle prese con un problema enorme che si chiama deflazione. Solo ora la Federal Reserve sta cercando di porre la parola fine alla politica del tasso zero mentre la BCE si interroga, non tanto sull’efficacia dell’attuale Quantitative Easing avviato a marzo (i cui risultati sono concentrati in un tasso di inflazione a zero, un mercato azionario in calo ed un Euro leggermente più caro rispetto al primo annuncio), quanto sull’incremento della portata quasi a dire, non abbiamo altra scelta. Tecnologia e demografia remano contro e la battaglie che stanno portando le Banche Centrali a scenari mai visti (tassi negativi in Europa) rischiano di essere costose ed inefficaci. Forse la Fed se ne sta accorgendo, ma intanto proprio dall’America arriva un’ulteriore notizia che soffia sul fuoco della deflazione e che non può che far contenti gli investitori privati. Continua a leggere

I 7 Vizi Capitali dell’investitore

Il sito BusinessInsider.com ha stilato i 7 “vizi capitali” degli investitori medi. Concetti che in modo sparso abbiamo già incontrato nel blog ma che mettendoli insieme hanno il pregio di fissare una volta per tutte concetti che tutti noi tendiamo a dimenticare quando investiamo.

1) Overconfidence, ovvero la troppa fiducia nelle nostre capacità di individuare le occasioni giuste di mercato. Ci sentiamo dei guru della finanza e sopravalutiamo le nostre scelte creando portafogli poco diversificati e molto influenzati dalla volatilità.

2) Ancoraggio mentale, ovvero il fossilizzarsi sulle idee che in origine ci hanno portato ad una certa scelta di investimento senza avere l’umiltà di cambiare idea quando nuove informazioni giungono alle nostre orecchie. Uno dei problemi più comuni in questo caso è quello dell’amplificarsi delle perdite di un investimento palesemente errato.

3) Rappresentatività, ovvero prendere fattori positivi del passato e traslarli nel futuro senza che possano subire modifiche. Se le ultime trimestrali hanno mostrato sempre utili in crescita, allora anche la prossima trimestrale sarà positiva. Se un’azienda offre ottimi prodotti sarà un buon investimento di borsa. Continua a leggere

Il Buon Senso del Principio di Ritorno Verso la Media

Uno dei libri che penso non possano mancare dagli scaffali (o dagli e-reader) di ogni persona interessata a capire come funziona la nostra mente e quali conseguenze essa genera su tutti i nostri comportamenti (anche finanziari) credo possa essere tranquillamente Daniel Kahneman – Pensieri lenti e veloci.

Daniel Kahneman ha la straordinaria capacità di parlare con un linguaggio semplice e chiaro di psicologia umana, ma soprattutto di mettere a nudo, con esempi concreti, quanti errori di valutazione facciamo ogni giorno.
Siccome sono alla seconda lettura del libro cito alcuni passaggi secondo me molto interessanti relativi al concetto di ritorno verso la media.
In uno degli esperimenti presso la scuola di volo militare israeliana, Kahneman ci fa capire come ignorare questo concetto può portare ad errori di valutazione. Gli istruttori di volo erano convinti che lodare i piloti che si erano comportati bene nella prima prova fosse deleterio visto che nella fase successiva peggioravano la performance;diverso il convincimento nel caso opposto, strigliare i piloti che nella prima prova si erano comportati male solitamente aveva effetti migliorativi nella seconda, questo almeno nella convinzione degli istruttori. Continua a leggere