La Lezione dei Fallimenti “Subordinati”

Come spesso accade quando si arriva a soluzioni drastiche come quelle di un default i commenti si sprecano con opinioni contrastanti tra i duri e puri ed i concilianti. La tempesta che si è scatenata attorno al caso delle quattro banche italiane oggetto della “rasatura” totale del valore di obbligazioni subordinate ed azioni, è solo l’ultimo caso legato alla cronica carenza di cultura finanziaria che avvolge i risparmiatori italiani.

Pesci piccoli e pesci grossi sono finiti nella rete dell’azzeramento di valore dei bond subordinati (non dimentichiamo che diversi portafogli istituzionali di banche ed assicurazioni possiedono questi prodotti), ma il lamento, seppur comprensibile, del piccolo risparmiatore suona come sempre un po’ grottesco qora che i giochi sono fatti. Fino a quando queste persone percepivano interessi nell’ordine del 5-6% tutto ok, poi quando il gioco salta si impreca contro il sistema. Mi dispiace, ma la prima regola della finanza è quella che ad alto rendimento corrisponde alto rischio; quando comprate obbligazioni che pagano 3-4 volte il rendimento di un titolo di stato forse qualche domanda dovreste porvela. E non capisco proprio perché questo azzardo dovrebbe essere pagato da coloro che saggiamente non si sono spinti a tanto preferendo tassi più modesti e maggiore sicurezza.

Certo le colpe in questo contesto stanno anche dalla parte dei dipendenti bancari di questi istituti che occupavano ruoli di dirigenza e consulenza finanziaria. Se è vero che budget o pressioni varie saranno state imposte per collocare questi prodotti presso il risparmiatore, è anche vero che un secondo concetto basilare di investimento è quello di diversificare e non concentrare il rischio su pochi prodotti.

Mai mettere tutto il malloppo (o buona parte di esso) su una stessa scommessa soprattutto quando caratteristiche anagrafiche o reddituali di un cliente richiedono prudenza. I consulenti devono assumersi le loro responsabilità oppure denunciare chi li ha costretti ad agire in questo modo difendendo le loro competenze professionali che sono sicuro in alcuni di loro ci sono eccome.

L’incidente di percorso può accadere a tutti quanti quando si investe denaro o quando si consiglia come impiegarlo, nessuno è un mago e perciò incappare in una perdita è un rischio del mestiere, può capitare. L’importante (e questa è un’altra regola d’oro) è far sì che la perdita non comprometta il nostro stile di vita e le nostre prospettive di rendimento nel lungo periodo. Quindi piccoli mucchietti su strumenti a rischio senza essere avidi. Se poi sei pensionato i mucchietti su strumenti particolarmente complessi e rischiosi devono essere ancora più modesti.

Quando scriviamo che dei propri soldi è necessario averne cura vuole dire anche informarsi, capire in cosa si sta investendo. Apro e chiudo una parentesi.

La Consob ha delle colpe enormi in questa vicenda. In questi anni ha pensato solamente a dare il nulla osta a prospetti che avrebbero dovuto informare i risparmiatori sui rischi delle obbligazioni. Peccato che quando i prospetti diventano di 40-50-60 pagine prestando attenzione al grassetto ed ai bullet point, i risultati sono quelli che vediamo. Nessuno li legge e la percezione del rischio è a livelli infimi come ai tempi dei Tango Bond. Scrivere 2-3 paginette chiare e piene di concretezza no? No di certo altrimenti gli esuberi di personale in Consob sarebbero tanti.

Tornando sul tema conoscenza dell’investimento fatto  faccio notare che da settembre di quest’anno il bail in bancario era già una realtà (Sole 24 ore – bail in) .

Viene così introdotto anche nel nostro Paese l’istituto del “salvataggio interno” in base al quale gli oneri del salvataggio di una banca gravano in primo luogo sugli azionisti e poi, a seguire, su chi possiede obbligazioni, fino ad arrivare ai grandi correntisti (è interessata l’eccedenza sui 100mila euro, che invece, in caso di crisi, sono tutelati dal Fondo di garanzia dei depositi).

11 settembre 2015 – Sole 24 Ore

Le regole del gioco erano cambiate e nessuno si è posto il problema di valutare le conseguenze. Se siete degli investitori fai da te prendetevela con voi stessi, se siete seguiti da un consulente e lui non ve lo ha segnalato, mi dispiace avete affidato i vostri soldi ad un incompetente. Anche qui comunque banche, Consob e Banca Italia si sono guardare bene dallo svegliare il can che dorme, le responsabilità ci sono eccome.

Aver evitato il bail in in questo caso specifico ha evitato guai ben peggiori. Il bail in infatti prevede che tutti gli obbligazionisti e tutti i depositanti sopra i 100 mila euro possono arrivare a concorrere nel ripianare le perdite. I titolari di conto corrente ed i possessori di obbligazioni anche non subordinate di queste quattro banche, oltre a tirar un sospiro di sollievo, farebbero bene a scendere in piazza per evitare una soluzione che potrebbe farsi ancora più dura. Quello sì che sarebbe stato drammatico.

Certo qualche pensiero strano può venire. Tante aziende di Popolare Etruria (ho detto Boschi?) o di Cariferrara (ho detto Cooperative?) hanno visto salvate le loro disponibilità di cassa, ma tant’è alle prossime elezioni il creditore subordinato avrà la possibilità di manifestare il suo dissenso.

Trovo ridicolo il comportamento del Governo di cercare una soluzione a questa triste situazione, pensarci prima no? Chi sbaglia paga, dal cliente che ha goduto per anni di ricchi interessi ai dirigenti e consulenti finanziari di queste banche. Se poi c’è della malafede da parte di qualcuno ed il cliente (che ha firmato lo ricordo questionari Mifid) era veramente incapace di intendere e di volere, che la legge faccia il suo corso e faccia giustizia.

Mi dispiace, ma ribaltare queste perdite sulla collettività proprio è un’idea che non mi convince oltre che essere irritante. Gli allarmi hanno suonato per tempo e se qualcuno non ha abbandonato la nave in tempo, purtroppo avete sbagliato mi dispiace.

Leggi anche: L’importanza di conoscere su cosa investiamo

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