Il 2016 dei Fondi Long Short, Rilancio o Archiviazione Definitiva?

Nel post “Long Short compromessi da accettare” avevamo messo in evidenza quanto complessi e deludenti fossero risultati nel 2015 questi prodotti gestiti confezionati ed infiocchettati ad arte dal marketing delle principali case di investimento; tutto con l’ottica di proporre al cliente soluzioni in grado di risolvere i problemi di performance e volatilità in un ambiente molto incerto.
Belle le promesse ma i risultati non sono stati all’altezza e ce lo conferma, nel solito post ricco di buon senso, l’advisor americano Ben Carlson.
Tipicamente questi fondi sono investiti in percentuali di esposizione netta al mercato azionario nell’ordine del 40/60% e giustamente Ben confronta l’indice HFRI Equity Hedge Index con un portafoglio bilanciato 60% azioni 40% bond.

long short
Coloro che dovrebbero saper navigare in ogni condizione di mercato escono malissimo da questo confronto (i dati sono a novembre 2015). Le motivazioni possono essere tante (compresa la scadente qualità di alcuni gestori), ma ovviamente questo è l’ennesimo colpo ai sostenitori del cosiddetto alpha della gestione attiva.

Tra le cause che comunque potrebbero aver inciso in questa dinamica Ben Carlson cita:

– Tassi di interesse troppo bassi e non in grado di remunerare la componente legata alle posizioni short o di liquidità. Cedo titoli in prestito per poi ricomprali a prezzi più bassi e per fare questo mi vedo retrocesso un tasso di interesse. Quando questo rendimento viene meno è chiaro che la mia scommessa non trova nessuna contropartita a fare da cuscinetto. Oltretutto questa attività ha dei costi che di fatto non sono più coperti da nessun rendimento monetario.

– Quando sul mercato prevale il momentum alle valutazioni più di natura fondamentali questi fondi soffrono proprio perché i gestori sono prevalentemente analisti che cercano valore nei fondamentali societari e non nell’analisi tecnica.

Costi troppo elevati incidono su ogni prodotto gestito, figuriamoci poi quando questi prodotti diventano ancora più cari con la scusa della boutique o della complessità dell’investimento. La qualità si paga e certi gestori long short sicuramente si sono distinti dalla massa, ma la domanda è sempre quella. Perché devo pagare tanto un gestore hedge se poi la storia mi dice che i risultati complessivamente sono modesti?

– Molti gestori vengono si sono inventati esperti di tutto (o global macro come si dice oggi), ma saper essere competenti su tutto il mondo finanziario richiede team di gestione molto ampi e preparati e questo non sempre è fattibile per fondi relativamente modesti in termini di dimensioni. Le stesse dimensioni diventano poi un problema quando le masse della clientela si fanno troppo consistenti impedendo al gestore di esercitare quella flessibilità che lo contraddistingue.

Ovviamente rimane un mistero del perché tanti di questi motori si sono ingrippati durante uno dei bull market più gloriosi della storia americana, ma tanto è e indietro non si torna.

Sono molto curioso di vedere se il marketing saprà essere ancora così aggressivo nel 2016 e soprattutto su quali basi numeriche si poggeranno i presunti valori aggiunti che certi fondi saranno in grado di fornire.

Leggi anche: Long Short azionari, compromessi da accettare

                       Ma gli hedge fund a chi servono?

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