Investire nei Bond che Rendono di Più, una Strategia alla Prova della Storia

Ringrazio Meb Faber per avermi segnalato un suo recente ed interessante studio sul mercato obbligazionario e che potete scaricare qui.
L’oggetto dell’analisi è come approcciarsi ad un mondo obbligazionario a tassi sempre più bassi cercando di spuntare numeri interessanti nel lungo periodo. Apparentemente la strategia è la più semplice del mondo, comprare i bond con rendimenti più elevati.
Lo so cominciate ad essere perplessi e qualche piccola premessa va fatta. Continua a leggere

L’Orso non Deve Fare Paura

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La parola bear market tecnicamente indica in borsa  un calo superiore al 20% rispetto ad un massimo precedente a sua volta generato da un rialzo superiore al 20%. Una perdita di questo tipo è stata realizzata da diversi listini azionari mondiali nel corso del 2015 o all’inizio del 2016, ma nel concreto cosa succede ai nostri soldi quando vengono travolti da un bear market e soprattutto quanto tempo servirà per recuperare il capitale perso? Continua a leggere

Perché gli ETF Short Non Sempre Vi Proteggono dai Ribassi

La posizione short su un determinato titolo o indice consente in teoria all’investitore di trarre vantaggio dal ribasso nei prezzi di quel sottostante. Acquistare prodotti di questo tipo (che come vedremo dopo possono essere con o senza leva) significa proteggere il proprio portafoglio dal possibile ribasso di un determinato asset finanziario oppure, in alternativa, speculare sul calo futuro dello stesso. Ma siete veramente sicuri che è così? Vi dimostrerò che in alcuni contesti potreste anche ottenere il risultato opposto, ovvero perdere soldi in un mercato che scende pure con gli short. Continua a leggere

Nuovi Minimi dell’Anno? E Io Compro!

Sembra una frase fatta, ma tra le strategie dei trader cosiddetti trend follower, rientra quella che prevede di comprare quando il prezzo supera il massimo massimo delle ultime 52 settimane (1 anno) oppure vendere sotto al minimo delle ultime 52 settimane. Il motivo si chiama momentum, ed un prezzo che torna sul luogo del delitto superando la resistenza / supporto continuerà a muoversi in quella direzione per i prossimi mesi.
Con tutti i limiti legati al generalizzare un fenomeno limitandosi all’analisi della sola borsa americana, Pension Partners ha dimostrato il contrario.
Pension Partners ha simulato quali risultati avrebbe prodotto dal 1929 al 2016 l’acquisto dell’indice S&P500 al superamento dei sui massimi annuali, ma anche l’acquisto della borsa americana quando questa scende sotto i suoi minimi annuali; i risultati sono contrari a ciò che ogni trader si aspetterebbe. Continua a leggere

Se la Storia Non si Ripete

Due ottimi articoli che possono servire a smontare qualche certezza riportando alla realtà molti investitori (o consulenti) sognatori.
Il primo articolo arriva da BusinessInsider.com L’analista di Citi Jonathan Stubbs ha raggruppato in un grafico alcune delle principali correzioni azionarie dei mercati azionari mondiali. Si va dalla Grecia, al Nasdaq fino ai mercati emergenti. Tutti hanno la caratteristica di aver visto evaporare almeno la metà del loro valore. In alcuni casi tutte le perdite sono state recuperate, in altri casi siamo ancora ben lontani. Continua a leggere

Tra Bonus e Aria Fritta

Quando l’ho trovato non mi pareva vero eppure c’è qualcuno che in America si è preso la cura di annotare tutte le previsioni pubblicate su Barron’s dei guru di Wall Street dal 1999 ad oggi. Noi ne abbiamo già parlato qui .

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Il grafico tratto dal blog http://statisticalideas.blogspot.it/ è solo l’antipasto di quello che potete vedere qui . Una lista accurata con tutte le previsioni anno per anno di ogni casa d’investimento americana e rispettivo confronto con l’indice S&P500.

Vi prego di prestare particolare attenzione agli anni negativi per la borsa, ma anche alla differenza percentuale tra previsione e numero effettivo dell’indice di riferimento.

Aria fritta, tiro della monetina, fate voi, ma quando vi capite di leggere previsioni con tanto di numeri o rendimenti da qui a x anni per favore… andate oltre e pensate a cose più concrete.

Correzione o Bear Market?

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(l’orso non fa poi così tanta paura…)

La distinzione tra correzione e mercato orso è spesso e volentieri un modo raffinato per dire agli investitori che le ferite nel proprio portafoglio sono curabili con un cerotto piuttosto che con delle trasfusioni. Sinceramente non ho mai creduto più di tanto ai parametri fissi. Un calo compreso tra il 10% e il 20% = correzione, un calo superiore al 20% “bear market”, questo dice la teoria.
Ho visto centinaia di grafici di azioni e indici che hanno formato dei minimi primari appena passata la “linea del Piave” del -20%. Uscire dal mercato solo per l’entrata formale in bear market avrebbe comportato la perdita di molte interessanti opportunità di mercato a sconto.
Detto questo di seguito trovate una rapida carrellata di numeri riguardanti le correzioni e i bear market della borsa americana a partire dal 1980. Continua a leggere