C’è Posta dal Giappone

La curva dei rendimenti è stata oggetto di analisi sul nostro blog diverse volte e questo soprattutto per la sua limpidezza nell’esprimere l’idea che il mercato si sta facendo della politica monetaria corrente, dell’inflazione e delle aspettative di crescita.
Se la curva dei rendimenti degli ultimi mesi è un vero e proprio incubo per le banche che si finanziano a breve per prestare a lungo, quello che sta succedendo a livello mondiale va ben al di là dei problemi legati alla redditività bancaria.
Prendiamo ad esempio il Giappone. La decisione di portare i tassi sui depositi in negativo di 10 punti base ha scatenato una vera e propria corsa agli acquisti sui bond a scadenze lunghe. Pensate che il rendimento del titolo di stato giapponese a 10 anni è sceso dallo 0,23% allo 0,05% di rendimento in 48 ore!
Tutto questo ha generato uno schiacciamento tremendo della curva dei rendimenti; il differenziale giapponese 10-2 anni, dal picco dei mercati azionari di luglio 2015, è passato da 41 punti base a 17 punti base con la curva giapponese che esprime rendimenti negativi fino ai 9 anni di scadenza. Povere banche, ma poveri giapponesi che ormai non hanno più forme di investimento in grado di generare la classica rendita da cedola.

curva
Il fenomeno dell’appiattimento della curva dei rendimenti (che negli ultimi mesi è stato generato da tassi a lunga scadenza scesi più velocemente di quelli a breve) è però di portata mondiale e questo non è un bel segnale.

Il più preoccupante di questi segnali è quello che arriva dalla Cina dove ormai la differenza tra 10 e 2 anni è ridotta a meno di 30 punti base. Se il differenziale di tasso si è appiattito del 70% dal momento in cui la borsa cinese ha cominciato a ballare, è segno che il mercato sta chiedendo a gran voce misure di taglio ulteriore nei tassi di interesse cinesi pena un’inversione della curva dei rendimenti che spesso e volentieri significa recessione economica.

Questa situazione si sta verificando a livello mondiale con le curve dei tassi americana, canadese e australiana che da luglio 2015 si sono compresse del 30%. Va meno peggio (ma anche qui il differenziale si sta restringendo) in Europa dove infatti i tassi stanno diventando sempre più negativi in termini nominali.

Alla luce di quello che si sta vedendo diventa da una parte rischiosa la decisione della Fed di alzare i tassi a dicembre, ma dall’altra i mercati finanziari stanno chiedendo a gran voce nuove misure espansive alle banche centrali. Non farlo probabilmente richiamerebbe nuova deflazione e rallentamento se non recessione economica. Vedremo nei prossimi mesi se Yellen e soci saranno ridotti a miti consigli dalle volontà dei  mercati oppure proseguiranno nell’opera di normalizzazione del costo del denaro.

Temiamo che anche quest’anno i guru di Wall Street rischieranno di “cannare” di brutto le previsioni di rialzo sui tassi e dal nostro punto di vista non ci spaventa affatto un potenziale rialzo del tasso fisso governativo, anzi ad essere sinceri ci teniamo ben stretti quelli che abbiamo.

E ricordatevi sempre che non è vero che il tasso negativo sui Bot rappresenta una perdita sicura per il vostro investimento. Se fosse misurato in termini nominali questa affermazione sarebbe anche giusta. Ma se misuriamo il rendimento in termini reali (come ogni buon investitore dovrebbe fare) questa certezza cade.

Supponete di voler fare un viaggio del valore di 1000 Euro fra 1 anno. Avete dei risparmi da parte e non volete rischiare di perderli. Acquistate a questo punto un Bot a rendimento negativo di – 0,50% con scadenza 12 mesi. Fra 1 anno vi ritroverete con 1000 Euro – 5 Eur (il -0,50%). Risultato netto dell’operazione 995 Euro. Niente viaggio quindi se non mettendoci altri 5 Euro.

Se però la deflazione in Italia nel 2016 dovesse risultare pari al 1%, il vostro viaggio fra 12 mesi probabilmente costerà 1000 Euro – 1% (10 Euro), ovvero 990 Euro.

Quindi, 995 Euro mi restituisce lo Stato rimborsando i Bot, 990 Euro verso all’agenzia viaggi, 5 Euro quello che mi avanza. Il rendimento reale del vostro investimento non è stato del -0,5%, besì del +0,5%.

Leggi anche: Il messaggio della curva dei rendimenti

L’importanza della curva dei rendimenti

Banzai!

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