Vincitori e Vinti dei Primi 15 Anni del Ventunesimo Secolo

Sempre molto illuminante gettare uno guardo ogni mese al sito di Doug Short che ringrazio per avermi accordato il permesso di pubblicare un estratto dei suoi articoli.
Il grafico che vediamo riportato qui sotto (aggiornato al 12 febbraio) mostra l’andamento dei principali indici azionari mondiali dal gennaio del 2000. Sintetizzando possiamo vedere in un’unica immagine vincenti e perdenti di questo primo pezzettino di ventunesimo secolo.

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Le performance sono di prezzo e non total return così come sono espresse in valuta locale, quindi non tengono conto di eventuali guadagni o perdite che un investitore estero avrebbe accumulato investendo su questi indici.
Nonostante le violente correzioni recenti non c’è dubbio che India e Cina rimangono i vincitori di questa singolare corsa. L’America occupa il terzo gradino del podio mentre piuttosto folto è il plotone di quegli indici in territorio negativo. La Francia fa peggio di tutti, ma vi tolgo subito l’imbarazzo, l’Italia dal primo gennaio 2000 fa segnare un deprimente -66%.
Accidenti direte voi, oltre 15 anni di investimento per avere ritorni negativi? Non è proprio così perché come ben sapete i ritorni sull’azionario si misurano in versione total return ovvero comprensiva dei dividendi erogati.
La gerarchia non cambia ma i ritorni si fanno quanto meno positivi nella maggior parte dei casi. Italia e Giappone sono le uniche due borse che si trovano al di sotto della linea dello zero. Non invidiabili comunque i ritorni annui europei che indicano come inutile e poco appagante l’esercizio di mantenere azionario europeo in portafoglio con la classica tecnica del buy and hold dal 2000, ma…

Ma come ben sapete esiste un concetto che si chiama diversificazione che permette di compensare l’anemia europea. Questo concetto dovrebbe essere ben chiaro all’investitore italiano molto affezionato alle azioni “che conosce” spesso e volentieri quotate a Milano. Pessima scelta, diversificare settori e geografia vi avrebbe permesso di ottenere un risultato decisamente diverso.

La tabella successiva mostra gli stessi indici in versione total return con a fianco il tasso di rendimento annuo composto maturato dal 2000.

doug2Fonte Metastock

L’indice delle azioni mondiali Msci World nella sua versione total return dal 2000 porta a casa il 54,8%, ovvero il 2,7% annuo composto. Poteva andare meglio, ma potevate anche essere investiti su azioni italiane ed aver bruciato i vostri risparmi.

Il senso della diversificazione è anche questo, compensare le crisi di alcuni con i boom di altri portando a casa il progresso generale del mondo azionario.

Sento già qualcuno che alza il ditino e dice: “dove lo mettiamo l’effetto cambio?”
Eccovi accontentati considerando che dal 2000 ad oggi l’Euro sul Dollaro si è rafforzato di circa il 12%.

doug3Fonte Metastock

Cosa cambia? Si accorcia e di parecchio la distanza tra India e Cina per effetto della svalutazione Rupia rivalutazione Renmimbi. Scendono i rendimenti di Usa e Gran Bretagna, ma peggiora decisamente quello giapponese a causa dello Yen debole. E il nostro Msci World TR in Euro? Il rendimento annuo composto viene limato verso il basso al 2,05%.

Questo è il frutto (al lordo di commissioni di gestione e tasse) di un investimento nell’azionario mondiale dal 2000 ad oggi. Poco, sì molto poco, soprattutto perché generato dai dividendi (l’indice Msci World versione solo prezzo è del 7%). In pratica è stato come avviare un’azienda, percepire il proprio stipendio mensile, ma dopo 15 anni ritrovarsi con un valore di mercato della propria impresa inferiore a quello iniziale.

Consideriamo però che negli ultimi 15 anni abbiamo visto due bear market devastanti che hanno addirittura portato il rendimento annuo di un investimento azionario americano a 15 anni in territorio negativo nel 2008-2009.

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Stiamo vivendo un inizio secolo deludente per quello che riguarda i rendimenti generati da un investimento azionario ed è per questo che ipotesi di performance attese mirabolanti ci sembra anche sciocco proporle. Nulla però dura in eterno e, per come la vede chi vi scrive, siamo nella parte terminale di questo lungo inverno finanziario. Forse ci saranno ancora cali in grado di fiaccare gli ottimisti, ma accumulare azioni pazientemente in questi anni diversificando in modo adeguato il portafoglio (e senza dimenticare i bond) appare in questo momento una strategia di assoluto buon senso con ottime prospettive di lungo periodo  soprattutto per chi non ha esigenza di ritirare i soldi domani.

Leggi anche: Quel difetto chiamato “home bias”

                        Fondamentali di borsa e rendimenti attesi di lungo periodo

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