Se la Storia Non si Ripete

Due ottimi articoli che possono servire a smontare qualche certezza riportando alla realtà molti investitori (o consulenti) sognatori.
Il primo articolo arriva da BusinessInsider.com L’analista di Citi Jonathan Stubbs ha raggruppato in un grafico alcune delle principali correzioni azionarie dei mercati azionari mondiali. Si va dalla Grecia, al Nasdaq fino ai mercati emergenti. Tutti hanno la caratteristica di aver visto evaporare almeno la metà del loro valore. In alcuni casi tutte le perdite sono state recuperate, in altri casi siamo ancora ben lontani. citi
Da una parte il detto che le perdite sono tali quando vengono realizzate. Dall’altra parte quello secondo che vede il mercato azionario tendere comunque ad avere uno sviluppo tendenzialmente positivo nel lungo periodo.

Appunto, ma quant’è questo lungo periodo? E siamo sicuri che questo discorso valga per ogni singolo indice azionario? Andate a chiedere ai giapponesi se hanno recuperato le perdite azionarie accumulate a partire dagli anni ’90. La stessa borsa più importante al mondo, quella americana, ci dice come ci vollero ben 15 anni per recuperare il picco del 1929.

La diversificazione serve per questo e la scommessa su una singola area geografica o settore è sempre qualcosa di molto pericoloso. Sono i risparmi della vostra vita, non buttatevi a capofitto su qualcosa che non potete prevedere. Anche se siete convintissimi tenetevi sempre un margine di investimento in grado di attutire le tempeste finanziarie.

Qui arriva il secondo articolo interessante fonte Economist . L’argomento è sempre il solito, le azioni battono i restanti investimenti (bond e cash) nel lungo periodo? Su archi di tempo lunghissimi sì, soprattutto in termini reali il divario c’è tutto. Ma ogni essere umano ha a disposizione così tanto tempo per investire? Se ipotizziamo di cominciare a mettere denaro sul mercato a 25 anni potremo stimare 40/45 al massimo di investimento azionario considerando però che nell’ultima parte di questa parentesi sarà opportuno sollevare il piede dal gas.

Tre economisti della London Business School hanno messo insieme i rendimenti reali negativi di vari indici azionari in un arco di tempo superiore al secolo. Ai dati di febbraio 2013 il periodo negativo più lungo di rendimenti reali negativi per gli Stati Uniti è stato di 16 anni. Gli anni diventano 19 per le azioni globali (37 se togliamo gli Stati Uniti), 22 per la Gran Bretagna, 51 per il Giappone, 55 per la Germania e 66 per la Francia. Lo ripetiamo per evitare fraintendimenti questi sono rendimenti al netto dell’inflazione.

Come suggerisce giustamente l’Economist è opportuno valutare se il premio per il rischio espresso dall’azionario ha sempre ripagato nel tempo l’investitore. Prendendo l’arco temporale 1996-2015 verrebbe da dire che siamo ancora all’interno di una finestra in cui i bond, pur con i tassi prossimi allo zero, tengono testa all’azionario in termini di performance total return. Questo nonostante l’impressionante accelerazione della borsa americana dal 2009.

economistCome vedete tutto è molto relativo. Certamente con i tassi di interesse attuali è altamente improbabile che nel lungo periodo l’obbligazionario possa continuare a fare meglio, improbabile non sicuro. Non ci sono scommesse certe o pasti gratis in finanza e se qualcuno cerca di convincervi del contrario mente sapendo di mentire.

Ci sono probabilità questo sì; come stipulate un’assicurazione contro l’incendio della vostra casa (evento ad elevato tasso di improbabilità) allora dovete tutelare i vostri soldi investiti in azioni contro un andamento  negativo non in linea con le vostre aspettative.

Ecco a cosa servono bond e liquidità, non certo per crescere il vostro capitale in termini reali, ma per tutelarvi qualora la storiella della crescita di lungo periodo delle azioni non si facesse vedere da queste parti ancora per diversi anni.

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