Buon Senso per Terreni Inesplorati

sfera

Uno degli errori più frequenti di chi fa pianificazione finanziaria è di affidarsi ciecamente a quello che è successo nel passato per poi proiettarlo nel futuro. Anche noi sul blog pubblichiamo statistiche storiche, ma tendiamo sempre a sottolineare come le condizioni attuali sono eccezionali e potrebbero portare a conseguenze imprevedibili. Abbassare le proprio aspettative di rendimento è un obbligo morale e di buon senso che ognuno dovrebbe adottare, per le sorprese positive c’è sempre tempo.
Le condizioni attuale dei mercati monetari (tradotto tassi di interesse) non sono poi così eccezionali in America e ne abbiamo parlato qui e qui.

Ma quella è l’America e non necessariamente quel periodo temporale può essere usato come previsione per il futuro  (anche perché quella situazione sfociò in una Guerra Mondiale che nessuno si augura).

Il problema è che Europa e Giappone sono alle prese con qualcosa di mai visto primi dagli stessi economisti che infatti si arrabattano in dibattiti sterili e spesso inconcludenti. Il tasso negativo è qualcosa che libri di scuola e procedure informatiche nemmeno contemplavano. Quello che può portare ad una situazione paradossale di “pago per avere il diritto a possedere un titolo di stato” nessuno di noi lo può sapere. Si sprecano teorie dalla monetizzazione del debito alla ristrutturazione fino all’annullamento dello stesso debito.

Con questa incertezza da investitori è meglio puntare sull’unica certezza che abbiamo, buon senso e diversificazione. Un investimento spalmato correttamente su azioni, bond e liquidità permetterà, tramite ribilanciamenti o semplicemente spostamenti tattici, di sfruttare le correzioni di prezzo che i mercati subiranno in futuro, sia lato bond che lato equity. Se poi abbinate a questo un piano di accumulo progressivo la prossima decade personalmente credo che vi regalerà molte soddisfazioni.

Come scrive giustamente Nate Silver nel suo libro Il segnale e il rumore. Arte e scienza della previsione la crisi finanziaria del 2008 fu innescata dal fatto che gli eventi che venivano presi in considerazione nelle previsioni erano fuori campione. Le agenzie di rating stimarono l’estensione con al quale i default ipotecari erano correlati uno all’altro costruendo un modello basato sui dati americani degli anni Ottanta. Peccato che da quel momento fino agli anni 2000 i prezzi delle case erano rimasti stabili o saliti, di fatto rendendo molto bassa la probabilità che un proprietario, incapace di rimborsare il mutuo, potesse avere conseguenze negative sull’intero percorso di crescita dei prezzi immobiliari.

Ma quando i prezzi delle case cominciarono a scendere, di fatto creando uno scenario non contemplato dalle statistiche, gli effetti indesiderati crearono la classica coda statistica funesta, il classico Cigno Nero ben descritto da  Il Cigno nero (Saggi. Tascabili).

Sarebbe stato sufficiente contemplare nei dati l’andamento del mercato immobiliare giapponese dopo lo scoppio della bolla degli anni ’80 per capire che i rischi  c’erano tutti eccome.

Vedremo cosa succederà in futuro, ma ad esempio comprare rendimento solo perché i titoli di stato non rendono nulla (come molte case di investimento o consulenti continuano a ripetere) rischia di creare una bolla sul credito dagli effetti potenzialmente destabilizzanti.

Unico modo per non farsi trascinare dentro, investire con equilibrio tenendo ben presente cosa possiamo controllarediversificare i rischi.

Libri consigliati:

Nate Silver – Il segnale e il rumore. Arte e scienza della previsione

Nassim Taleb – Il Cigno nero (Saggi. Tascabili)

Leggi anche: Era il 1936 e tutto sembrava caro

                        2015 = 1936?

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