Assuefazione

L’anno scorso il mercato americano ha chiuso con una marginale apprezzamento del 1,3% grazie ai dividendi. Annata piatta e noiosa che dopo 3 mesi si sta ripetendo anche in questo 2016 con lo S&P500 sempre allineato attorno allo zero.

In un mondo di rendimenti obbligazionari molto bassi, anche l’azionario sembra ammuffirsi attorno a questo insipido zero.  In questi casi, come nel caso delle medie storiche di ritorno annuo degli indici, si rischia di subire una certa influenza nei propri giudizi. Troppo scarso il rendimento dell’azionario considerando il rischio oppure molto ambizioso il rendimento dell’azionario considerando  la sua storia.

La tabella seguente mostra per esempio la media aritmetica dei rendimenti anni total return della borsa americana. Sarà il 2016 un anno di ritorno verso la media dopo il +1,3% del 2015? Non lo sappiamo, potrà essere così come no.

1Fonte: Damodaran

Quello che possiamo però sapere è che i mercati azionari passano pochissimo tempo sui valori medi storici. Dal grafico fonte http://theirrelevantinvestor.com/   I cerchi rossi ci mostrano i casi in cui i rendimenti annui sono stati compresi tra più o meno lo 0,5% rispetto al valore medio. Molto pochi.

2Ancora più chiaro il grafico fornito dal blog http://awealthofcommonsense.com/ .

3La distribuzione a 2, 3, 5 e 7 anni dei rendimenti total return della borsa americana dal 1926  è poco concentrata attorno al valore compreso tra -5% e + 5%. Tanto per dare un idea, solo nel 7% del tempo i rendimenti totali a 2 anni sono stati compresi in questo range. Numero che diventa ancora più sottile (2% del tempo) se guardiamo ai 7 anni.

Difficilmente questa quiete durerà, quanto meno la statistica ci dice che ci sono poche probabilità che questa stagnazione si protragga a lungo. Le azioni sono per natura volatili e tendenzialmente verso l’alto.

A 2,3,5 e 7 anni il ritorno totale della borsa americana è stato superiore al 5% rispettivamente nel 78%, 81%, 84% e 93%  del tempo.

Nulla esclude che si possano avere sorprese negative, ma anche qui rispecchiando la volatilità tipica dell’azionario. A 2,3,5 e 7 anni un calo peggiore del 5% è avvenuto rispettivamente nel 15%, 14%, 11% e 4% del tempo.

Godiamoci quindi questa quiete apparente finché dura consapevoli che gli anni futuri saranno molto più interessanti dal punto di vista della volatilità e quindi delle opportunità di guadagno e/o di investimento.

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