Stesso Argomento, Diverso Significato

BUSTE

Negli ultimi tempi l’industria degli ETF ha lavorato parecchio sulla trasparenza dei propri prodotti e bisogna dare atto ai player del settore che adesso, con un semplice click, si possono trovare tra i documenti online quelle che sono le caratteristiche peculiari dello strumento oltre ai prodotti specifici in esso contenuto. Al di là delle distinzioni tra replica fisica o sintetica, dell’uso o meno del prestito titoli, oggi vorremmo focalizzarci sull’attenzione che ogni investitore dovrebbe rivolgere all’indice sottostante che viene replicato dal prodotto ETF. Con un esempio concreto vi faremo vedere come nella costruzione del portafoglio alcuni elementi distintivi di un prodotto rispetto ad un altro possono fare la differenza. Continua a leggere

Più Tecnologia Meno Produttività

Mentre il mondo impazzisce per l’innovazione tecnologica ed i suoi benefici presenti e futuri, mentre il mondo si interroga del perché tassi ed inflazione non ripartono, mentre gli investitori si interrogano sui rendimenti potenziali da investimento che saranno in grado di catturare in futuro, due grafici possono fornire una parziale risposta, almeno secondo il sottoscritto.

Il primo grafico indica i tassi di variazione della produttività americana dal dopoguerra ad oggi. La robotica, internet, le biotecnologie e tantissime altre innovazioni che la tecnologia sta apportando stanno in realtà producendo il più basso tasso di variazione della produttività dalla fine degli anni ’70. Ma come? Le macchine non dovrebbero produrre di più con meno costi e maggiore velocità? Evidentemente per ora non è così, anzi allo stato attuale i numeri dicono l’esatto contrario. Continua a leggere

Ottimisti o Pessimisti

Qualche grafico interessante presentato sul blog di Meb Faber  e riferito allo stato attuale del sentiment degli investitori americani. Tutto parte dal fatto che gli investitori sono parecchio pessimisti al momento, come si capisce bene dal triangolino verde sulla barra verticale che contraddistingue i bullish  (o rialzisti).

Questo numero storicamente (o meglio da quando sono cominciate le rilevazioni di sentiment) porta ritorni medi del 15% annuo per il prossimo lustro.  Il problema è che in realtà coloro che sono ribassisti (bearish) sono ampiamente meno del 50%. Quello che fa la differenza rispetto al periodo storico analizzato, 1987-2016, è la platea dei neutrali.

meb Continua a leggere

Non Tutti i Rendimenti sono Uguali

Per ovvi motivi di semplificazione, nelle nostre simulazioni  adottiamo spesso un valore di rendimento annuo composto (Cagr) stimando che lo stesso rimanga costante per tutto il tempo. Quando però si costruisce un portafoglio di investimento non basato su un singolo titolo o su un paniere di titoli con cedola fissa/zero coupon (i quali offrono una certezza di rendimento lineare fino alla scadenza), ragionare come se si ottenesse ogni anno un rendimento identico per determinare un montante finale non necessariamente determina un risultato corretto. Le delusioni (o le sorprese) potrebbero essere dietro l’angolo.

Il motivo è ovvio. Durante gli anni si registrano fenomeni di volatilità che fanno salire o scendere il valore del portafoglio, influenzando la macchina della capitalizzazione composta ed il suo output finale.

A questo tipo di problema ha dato evidenza questo post http://gersteinfisher.com/viewpoints/when-is-a-7-return-not-a-7-return-answer-most-of-the-time/ . Continua a leggere

Dinamici Non Significa Migliori

goccia

Vi siete  mai chiesti quanto denaro avete perso per strada per effetto di comportamenti sbagliati tipo eccesso di operatività ( e quindi di costi) oppure vendite/acquisti irrazionali presi da panico o euforia?

Questo rendimento smarrito durante il cammino è stato chiamato behavior gap dal celebre articolista americano Carl Richards. Il tema non è nuovo e tanti sono stati gli studi accademici fatti sul tema. Il Robo-Advisors Betterment ha messo  in un grafico queste stime.

betterment beviour gapFonte Betterment Continua a leggere

L’onda Lunga dei Tassi Negativi

Il 2 maggio Mario Draghi, in una audizione poco pubblicizzata, ha espresso pubblicamente le sue preoccupazioni pubbliche di fronte alle conseguenze generate dai tassi negativi, ma ha anche cercato di capire se questi sono la causa o il sintomo di qualcosa di più grave. Per chi è abile con l’inglese sono 3 paginette di cui consiglio la lettura perchè il Draghi pensiero è sempre un qualcosa di cui tenere conto se si vuole essere consapevoli di quali tempi e sfide eccezionali stiamo vivendo.

Qualche settimana fa poi il Fondo Monetario ha ufficialmente allertato la Danimarca circa il rischio di bolla speculativa immobiliare che si sta creando nel primo paese che ha sperimentato questo tipo di politica monetaria non convenzionale, la Danimarca.

Come si vede dal grafico seguente fonte Bloomberg, i prezzi delle case hanno beneficiato di questa condizione eccezionale di politica monetaria. Nell’ultimo anno i prezzi degli appartamenti sono aumentati di oltre l’11%, +50% dal 2009. Un movimento che però non trova riscontro in consumi ed investimenti, tuttora stagnanti.

denmarkFonte Bloomberg

Queste sono le conseguenze degli esperimenti messi in campo dalle Banche Centrali e la Danimarca può essere un buon laboratorio come la Grecia lo è stato per le conseguenze degli eccessi di debito. Siamo in un certo senso di fronte ad una specie di bomba atomica che è scoppiata con le conseguenze di lungo periodo che stanno piano piano emergendo in ogni parte del globo.

Come indicato da Draghi il 18% delle economie mondiali lavora a tassi negativi, il 40% con tassi sotto l’1%. Un evento mai visto primo nella storia della finanza moderna. Sappiamo tutti che stiamo vivendo tempi eccezionali, non sappiamo come ne usciremo (e quando).

Tassi bassi o negativi pesano sui conti di banche, assicurazioni e fondi pensione. Bassi ritorni reali pesano anche sui pensionati che basano i loro comportamenti di spesa sulle rendite accumulate durante l’età lavorativa. Bassi ritorni reali abbassano anche le future rendite da pensione di lavoratori costretti così a risparmiare di più per riuscire a mantenere fede alla promessa di un tenore di vita adeguato in pensione. Infine bassi tassi di interesse legati a eccesso di risparmio spingono gli imprenditori a rinviare gli investimenti imbarcando deflazione, il classico gatto che  continua a mordersi la coda.

Nell’intervento di Draghi c’è però un passaggio chiave della vicenda che in un certo senso sta rovinando i piani delle banche centrali. Secondo Draghi i bassi tassi devono, e sottolineo devono, spingere i risparmiatori a investire in asset più rischiosi nel tentativo di soddisfare le proprie aspettative di rendimento future.

Il Presidente cita come un terzo degli asset dei cittadini americani è investito in azioni contro il quinto di Italia e Francia e addirittura il decimo della Germania. Tedeschi che detengono il 40% dei loro asset in liquidità e depositi, contro il 30% degli italiani e solo il 15% degli americani. La Bce ha bisogno di fare bere il cavallo e questa bevanda deve essere imbottita di stimolanti.

Il problema è che questo eccesso di risparmio si scontra con una crisi di fiducia notevole. In tanti vogliono investire e far rendere i propri denari, ma vogliono farlo con sicurezza. Ecco spiegato il calo dei rendimenti statali e delle emissioni investment grade, ma anche l’inevitabile  interesse per asset reali come la casa ancora percepita tuttora come bene rifugio, in Italia come in Danimarca.

Rifugio improduttivo; quando il risparmio va a finanziare asset  come le case abbiamo denaro sottratto all’economia e la Danimarca ne è appunto  la dimostrazione con una economia che ristagna ed una bassissima inflazione.

Siamo di fronte a problemi che gli stessi banchieri centrali faticano a comprendere figuriamoci noi poveri risparmiatori. I tassi potranno salire a breve, ma anche no. La produttività maggiore auspicata da Draghi è appunto una speranza e nulla più. I portatori di rendita saranno sempre più nervosi con il passare del tempo ed incapaci di adeguarsi al nuovo contesto.Una vera e propria matassa difficile da sbrogliare.

Vedremo se gli italiani, sull’onda di questi cambiamenti, cambieranno ancora nei prossimi anni il modo in cui impiegheranno le proprie risorse finanziarie. Proprio di recente è uscito uno spaccato di come vengono investiti i risparmi italiani.

fondiRispetto al 2008 si conferma il fenomeno della riserva di valore nei depositi e liquidità, mentre si dimezza la componente investita in titoli di stato ed altre obbligazioni. Effetto bassi tassi di interesse.

Stabili le azioni, si impenna il risparmio gestito che guadagna 10 punti percentuali di peo in soli 7 anni per la felicità di banche e case di investimento. Buona notizia ovviamente anche per i risparmiatori che in questo modo possono diversificare l’emittente;  sarebbe però anche interessante sapere se, come immaginiamo, a maggiore diversificazione si sono aggiunti maggiori costi a carico del risparmiatore stesso.

Momenti complessi ci aspettano, ma proprio perchè è difficile immaginare delle conseguenze ci sentiamo di consigliare a tutti un approccio equilibrato e di buon senso. Non è detto che alla fine questa matassa sbrogliata non porti con sè grandi soddisfazioni. Noi vogliamo esserci in quel momento.

Conoscere gli Etf: Azionario Europeo “Aristocratico”

lavag

Uno degli errori che frequentemente si verificano tra gli investitori è quello di indirizzare il proprio denaro verso una serie di strumenti consigliati da terzi o consulenti, oppure scovati in rete prendendo spunto da qualche analisi di mercato, o ancora estratti da articoli di giornale. Spesso però la decisione non è supportata da una corretta ponderazione dell’impatto  che questi strumenti avranno sul nostro portafoglio globale di investimento e soprattutto sulla sua diversificazione. Con questo post proseguiamo una serie di analisi  sintetiche che possano quanto meno favorire una presa di coscienza maggiore di quello che state facendo quando comprate un ETF o un fondo a replica passiva di un benchmark.
Questa settimana l’analisi viene effettuata su un ETF che investe nelle cosiddette azioni “aristocratiche” europee, ovvero ad alto dividendo. Continua a leggere