L’onda Lunga dei Tassi Negativi

Il 2 maggio Mario Draghi, in una audizione poco pubblicizzata, ha espresso pubblicamente le sue preoccupazioni pubbliche di fronte alle conseguenze generate dai tassi negativi, ma ha anche cercato di capire se questi sono la causa o il sintomo di qualcosa di più grave. Per chi è abile con l’inglese sono 3 paginette di cui consiglio la lettura perchè il Draghi pensiero è sempre un qualcosa di cui tenere conto se si vuole essere consapevoli di quali tempi e sfide eccezionali stiamo vivendo.

Qualche settimana fa poi il Fondo Monetario ha ufficialmente allertato la Danimarca circa il rischio di bolla speculativa immobiliare che si sta creando nel primo paese che ha sperimentato questo tipo di politica monetaria non convenzionale, la Danimarca.

Come si vede dal grafico seguente fonte Bloomberg, i prezzi delle case hanno beneficiato di questa condizione eccezionale di politica monetaria. Nell’ultimo anno i prezzi degli appartamenti sono aumentati di oltre l’11%, +50% dal 2009. Un movimento che però non trova riscontro in consumi ed investimenti, tuttora stagnanti.

denmarkFonte Bloomberg

Queste sono le conseguenze degli esperimenti messi in campo dalle Banche Centrali e la Danimarca può essere un buon laboratorio come la Grecia lo è stato per le conseguenze degli eccessi di debito. Siamo in un certo senso di fronte ad una specie di bomba atomica che è scoppiata con le conseguenze di lungo periodo che stanno piano piano emergendo in ogni parte del globo.

Come indicato da Draghi il 18% delle economie mondiali lavora a tassi negativi, il 40% con tassi sotto l’1%. Un evento mai visto primo nella storia della finanza moderna. Sappiamo tutti che stiamo vivendo tempi eccezionali, non sappiamo come ne usciremo (e quando).

Tassi bassi o negativi pesano sui conti di banche, assicurazioni e fondi pensione. Bassi ritorni reali pesano anche sui pensionati che basano i loro comportamenti di spesa sulle rendite accumulate durante l’età lavorativa. Bassi ritorni reali abbassano anche le future rendite da pensione di lavoratori costretti così a risparmiare di più per riuscire a mantenere fede alla promessa di un tenore di vita adeguato in pensione. Infine bassi tassi di interesse legati a eccesso di risparmio spingono gli imprenditori a rinviare gli investimenti imbarcando deflazione, il classico gatto che  continua a mordersi la coda.

Nell’intervento di Draghi c’è però un passaggio chiave della vicenda che in un certo senso sta rovinando i piani delle banche centrali. Secondo Draghi i bassi tassi devono, e sottolineo devono, spingere i risparmiatori a investire in asset più rischiosi nel tentativo di soddisfare le proprie aspettative di rendimento future.

Il Presidente cita come un terzo degli asset dei cittadini americani è investito in azioni contro il quinto di Italia e Francia e addirittura il decimo della Germania. Tedeschi che detengono il 40% dei loro asset in liquidità e depositi, contro il 30% degli italiani e solo il 15% degli americani. La Bce ha bisogno di fare bere il cavallo e questa bevanda deve essere imbottita di stimolanti.

Il problema è che questo eccesso di risparmio si scontra con una crisi di fiducia notevole. In tanti vogliono investire e far rendere i propri denari, ma vogliono farlo con sicurezza. Ecco spiegato il calo dei rendimenti statali e delle emissioni investment grade, ma anche l’inevitabile  interesse per asset reali come la casa ancora percepita tuttora come bene rifugio, in Italia come in Danimarca.

Rifugio improduttivo; quando il risparmio va a finanziare asset  come le case abbiamo denaro sottratto all’economia e la Danimarca ne è appunto  la dimostrazione con una economia che ristagna ed una bassissima inflazione.

Siamo di fronte a problemi che gli stessi banchieri centrali faticano a comprendere figuriamoci noi poveri risparmiatori. I tassi potranno salire a breve, ma anche no. La produttività maggiore auspicata da Draghi è appunto una speranza e nulla più. I portatori di rendita saranno sempre più nervosi con il passare del tempo ed incapaci di adeguarsi al nuovo contesto.Una vera e propria matassa difficile da sbrogliare.

Vedremo se gli italiani, sull’onda di questi cambiamenti, cambieranno ancora nei prossimi anni il modo in cui impiegheranno le proprie risorse finanziarie. Proprio di recente è uscito uno spaccato di come vengono investiti i risparmi italiani.

fondiRispetto al 2008 si conferma il fenomeno della riserva di valore nei depositi e liquidità, mentre si dimezza la componente investita in titoli di stato ed altre obbligazioni. Effetto bassi tassi di interesse.

Stabili le azioni, si impenna il risparmio gestito che guadagna 10 punti percentuali di peo in soli 7 anni per la felicità di banche e case di investimento. Buona notizia ovviamente anche per i risparmiatori che in questo modo possono diversificare l’emittente;  sarebbe però anche interessante sapere se, come immaginiamo, a maggiore diversificazione si sono aggiunti maggiori costi a carico del risparmiatore stesso.

Momenti complessi ci aspettano, ma proprio perchè è difficile immaginare delle conseguenze ci sentiamo di consigliare a tutti un approccio equilibrato e di buon senso. Non è detto che alla fine questa matassa sbrogliata non porti con sè grandi soddisfazioni. Noi vogliamo esserci in quel momento.

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2 thoughts on “L’onda Lunga dei Tassi Negativi

  1. Roberto 24 maggio 2016 / 22:12

    Complimenti. Articolo strepitoso.
    Ma veramente abbiamo il 31 % di risparmio gestito contro il 3 % di btp ?? Non so se sia la componente TFR / fondi pensione ma mi chiedo come mai. Ad esempio molte persone dovrebbero aver tenuto i btp comprati durante la crisi del 2011. O no ? Esistono statistiche in merito ?
    Se veramente i rendimenti obbligazionari rimarranno così bassi io penso che nel futuro accetteremo dei bei fondi costosi in cambio di un minimo di rendimento….
    Ultimo punto: i tedeschi. Mamma mia che spilorci. troppo poco “azionari” !

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    • archeowealth 25 maggio 2016 / 22:00

      Grazie Roberto! Eh già il risparmio gestito si sta ingrassando e parer mio finora ci ha sguazzato nei bassi tassi e nella fuga dai titoli di stato. Ma adesso arrivano i tempi dure, costi alti e rendimenti risicatissimi, anche per loro saranno necessarie ristrutturazioni credo. Cmq, sul 31% mi sembra di capire dalla legenda che dentro ci stanno anche fondi pensione ed assicurazioni (immagino unit linked per esempio). Il 3% dei titoli di stato sono gli investimenti diretti, ma tieni conto che tramite i fondi i Btp escono dalla porte e rientrano dalla finestra. Quindi la reale esposizione è più alta.
      Sinceramente credo che in pochi ebbero il coraggio di comprare Btp nel 2011, furono più quelli che abbandonarono la barca in perdita.
      Sui tedeschi…beh ci sarà un motivo se sono un paese con un forte avanzo di bilancio. Incassano, ma sono piuttosti restii a spendere e rischiare. Tieni conto che i tedeschi assicurano tutto, ma veramente tutto.
      Ciao a presto!

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