Ma è normale quello che stiamo vedendo?

E’ tutto normale quello che sta succedendo sui tassi? Questo è il tono di alcune domande dei lettori dopo la pubblicazione del grafico della settimana sui tassi americani.

Per quello che può valore il mio pensiero, la risposta è sì e no. Sì perché stiamo ancora pagando il dazio della crisi finanziaria del 2008. Le poderose misure monetarie delle banche centrali avrebbero rivitalizzato un morto e probabilmente senza di quelle ci saremmo ritrovati in un mondo pesantemente deflazionato. Pensare però che un lustro sarebbe stato sufficiente per scacciare i fantasmi era utopia.

Sì anche per motivi demografici, di bassa produttività, di eccesso di capacità produttiva in quello che sembrava l’Eden terrestre (i paesi emergenti).

Sì perché in termini di tassi reali la situazione non è assolutamente nuova. Mi prenderete per matto lo so, ma i rendimenti che offre oggi un deposito a 3 mesi sono superiori a quelli che offriva lo stesso titolo nel 1980 quando i tassi italiani arrivarono al 17%. Ma non dire sciocchezza Archeowealth!

La tabella che riporto sotto ve lo dimostra.

botFonte: Fred.gov

Nel 1979 i tassi interbancari su base annua erano del 11,7%, peccato che un’inflazione sopra al 14% portasse il vostro rendimento reale in negativo di quasi 3 punti. Mentre voi allegramente festeggiavate la sottoscrizione di Bot al 11%, l’inflazione silenziosamente vi portava via tutto ed anche di più. Andò addirittura peggio nel 1980 quando i tassi reali scesero sotto zero di oltre 4 punti. Solo nel 1981 investire in un semplice deposito bancario tornò ad essere redditizio, ma non certo di quel 19% che vedevate stampato sui librettini, bensì di poco più del 1%.

Bene, considerando che l’Euribor 3 mesi attualmente è negativo per circa 26 punti base e l’inflazione ad aprile è stata negativa di 50 punti base, il vostro rendimento dell’investimento è positivo in termini reali dello 0,24%, nettamente migliore del 1979 e del 1980 quando i rendimenti delle obbligazioni erano in doppia cifra.

Detto questo è innegabile che più i tassi si avvicinano o scendono sotto lo zero, più c’è il rischio che una ripartenza dell’inflazione renda pesantemente negativo in termini reali il nostro investimento in futuro. E che il mercato delle obbligazioni sia stressato lo si capisce anche da questo secondo grafico.

cot

Negli ultimi 30 anni, mai come oggi gli operatori finanziari hanno posizioni short (quindi al ribasso) aperte sul mercato dei futures. Questo dato si riferisce ai commercials (quindi a coloro che coprono i rischi delle loro attività come banche ed assicurazioni), ma è evidente che più scendono i rendimenti più gli operatori vogliono tutelarsi da un rischio di improvvisa inversione di tendenza.Si chiama copertura del rischio tasso.

Ma avverrà questa inversione? E quando? Domanda difficile e che purtroppo non ha una risposta.

Potremmo essere alla fine del ribasso dei tassi con le banche centrali che prendono atto della distruzione di risparmio e bilanci bancari che stanno creando nel mondo. Ma potremmo anche essere in una situazione in cui le stesse banche centrali non riescono a riprendere il controllo della situazione. Oppure potremmo essere nel mezzo di un percorso ancora lungo di basso ritorno degli investimenti che vede ad esempio il Giappone come apripista autorevole.

japanProprio perché questo mondo del tasso zero può andare avanti ancora per molto non abbiate paura di diversificare i vostri investimenti obbligazionari. Bond governativi a tasso negativo ma anche indicizzati all’inflazione. Obbligazioni corporate ed emergenti ma anche un pizzico di oro.

Occupare più sedie sui mercati sarà necessario per non lasciarsi sfuggire nessuna opportunità. E quando ricorderete i bei tempi degli anni ’80, ricordate la tabellina che vi ho mostrato sopra.

Leggi anche: Più tecnologia, meno produttività

                        Come era il mercato dei bond del 2000

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