Grafico della Settimana: TIPS Usa

Continuano i post che mirano a mettere in evidenza gli andamenti grafici più interessanti ed originali di asset finanziari assolutamente replicabili da ogni investitore tramite fondi/ETF/ETC/Azioni/Obbligazioni/Valute.

La speranza è che questi spunti possano essere di aiuto nelle scelte di investimento presenti e future.

I grafici, per volontà dell’autore, non saranno commentati proprio perchè verranno selezionati solo quelli che “parlano da soli”.

Questa settimana presentiamo l’Etf quotato a Milano che replica i TIPS, ovvero i titoli di stato americani indicizzati all’inflazione. Se nessuno prende in considerazione lo scanrio inflazionistico, perchè i titoli indicizzati salgono? Mistero.

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2 risposte a "Grafico della Settimana: TIPS Usa"

  1. Massimo 19 giugno 2016 / 15:43

    Ok: mistero. Ma lei una spiegazione ce l’ha?

    P.s. complimenti per il blog. Da quando l’ho scoperto la seguo con interesse.

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    • archeowealth 19 giugno 2016 / 18:55

      Ciao Massimo. Cosa penso io ovviamente non è la verità scolpita nella pietra ma proprio per questo (e come tu ben sai se hai dato un’occhiata al portafoglio di Archeowealth) una bella fettina dell’investimento obbligazionario è dedicato agli inflation linked e l’altra ad un classicissimo tasso fisso. Non so cosa succederà con questi esperimenti monetari. Dopo la grande depressione del 1929 ci fu un periodo di tassi bassissimi come ora in America con un’inflazione che viveva grandi fiammate (anche 9%) per poi rientrare vicino allo zero. E’ anche vero che allora le banche centrali erano meno attive. Possibile che la “grande stagnazione” come dice qualcuno prenda il sopravvento, oppure possibile che le banche centrali per un pò perdano il controllo dell’immensa liquidità che hanno creato. Per questo meglio dedicare investimenti anche a prodotti legati all’inflazione. E qualche monetina d’oro come copertura non è mai male. Con un’ampia diversificazione non ci si farà mai cogliere di sorpresa.
      La spiegazione di tutto questo? Una grande crisi non seguita (per fortuna) da una grande guerra con in mezzo una grande rivoluzione digitale. Quello che vediamo è il minimo e sono felicissimo (e curioso) di vedere cosa si scriverà fra 20 anni nei libri di storia ed economia. A presto.

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