By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 21 Giugno, 2016|

Clipboard01Titolo provocatorio il nostro, ma non tanto lontano dalla realtà e che ci viene spiegato in modo accurato dal post  di Cullen Roche.

Il fondatore di Orcam Group ci ricorda come i tassi di interesse americani dal 1940 al 1980 salirono dal 2% al 15%, ma un titolo decennale americano alla fine del periodo riuscì a portare a casa un rendimento nominale annuo del 2,85%. Ma come? E tutti gli scenari catastrofici che ci vengono proposti da giornali, analisti e gestori? Beh, ognuno fa il suo lavoro e non sempre coincide con il nostro interesse personale. Fare notizia, vendere prodotti innovativi o ancora dare un senso alla gestione attiva per guadagnare commissioni, non sempre queste attività permettono di educare finanziariamente i risparmiatori. Ma soprattutto ogni attore finanziario ragiona nel breve periodo, mai nel lungo periodo ovvero in quello che potrebbe essere il vostro orizzonte temporale. Quindi la storia viene riproposta solo quando serve (vedi disastri di borsa, un tema che si vende sempre bene).

Ma torniamo al nostro argomento. Sappiamo bene che tra rendimento nominale e rendimento reale c’è una bella differenza e qui non vi diremo di certo che anche in caso di violento rialzo dei tassi manterrete il potere d’acquisto dei vostri soldi. Vi diremo solamente che, con calma e pazienza, anche in caso di scenario particolarmente avverso, riporterete a casa nominalmente più soldi di quelli investiti.

Prima di andare ad analizzare la spiegazione di Cullen Roche vi consiglio di dare un’occhiata al concetto di duration di un portafoglio obbligazionario.

Sappiamo che con una duration ad esempio di 5, un rialzo di 1 punto percentuale sui tassi porta ad un calo di prezzo dell’obbligazione di circa il 5%. Più le duration sono lontane più le perdite sono consistenti.  Più i tassi salgono, più la duration ad esempio di un classico indice benchamrk (Aggregate Bond) si riduce per effetto di un fenomeno noto ai tecnici come convessità. Più sale il rendimento, più il tempo per rientrare in possesso dei miei soldi si accorcia se ho in mano un prodotto a duration costante.

Proprio per queste Roche fa una simulazione su un bond a duration costante di 7 anni che rende il 2% il primo anno. Ogni anno i tassi salgono del 1% fino a raggiungere il 15%.

Clipboard01Il grafico esprime l’andamento dei tassi (linea rossa) e quello dei prezzi del bond+cedole incassate (linea blu). In pratica la linea blu rappresenta il total return di un tipico prodotto indice in bond a duration costante.

Per un effetto matematico ovviamente le fasi iniziali sono le peggiori e tendenzialmente quello che si dovrebbe aspettare oggi un investitore su prodotti obbligazionari a benchmark. Il primo anno un calo superiore al 4%, il secondo del 3%, il terzo del 1,7%, il quarto dello 0,5%, poi stop. Il dissanguamento finisce con una perdita massima del 10% ( pensate sempre che sull’azionario potreste perdere il 30/40 o 50%).

A quel punto il fenomeno della convessità comincia a lavorare. Più i tassi salgono (ricordiamo 1% l’anno), meno incidono sulla variazione di prezzo perché partiamo da una base  di tasso più alto. Il flusso cedolare comincia ad offrire un beneficio maggiore del calo di prezzo dovuto al rialzo dei tassi.

Alla fine del 15esimo anno ecco che vi sarete portati a casa un rendimento annuo del 2,85% nominale e stiamo parlando di uno scenario con tassi al 15%!! Avete visto passare una catastrofe per caso?

Se poi siamo stati intelligenti ed abbiamo fatto partire un bel Piano di Accumulo il guadagno sarà decisamente più consistente.

Ovviamente non so (nessuno lo sa) dove andranno i tassi nei prossimi anni. Potremmo essere di fronte ad uno scenario giapponese o ad un maxi rialzo dei rendimenti. Proprio per questa nostra incapacità di conoscere il futuro,  un investitore di lungo periodo deve equilibrare i suoi investimenti anche con obbligazioni se il suo profilo di rischio non sopporta troppe azioni in portafoglio.

Esistono le possibilità si mixare strumenti a rendimento nominale con strumenti indicizzati all’inflazione per cercare di tutelare  in parte il potere d’acquisto.

Quello che però non dovete fare è credere al terrorismo psicologico di chi vuole a tutti i costi farvi abbracciare il rischio. Quello è il lavoro ai fianchi che tenta giustamente di fare Draghi per dirottare i risparmi verso attività più produttive o qualche consulente ambizioso per guadagnare tante e in fretta. Non necessariamente gli interessi della Bce coincidono con i vostri. Quindi buon senso, diversificazione, equilibrio e soprattutto tempo per lasciare lavorare in pace i nostri investimenti, anche obbligazionari.

Non sarà una catastrofe se  metterete il naso anche fuori dai Btp (ve lo abbiamo spiegato qui), state tranquilli.

Leggi anche: Gestire la duration di un portafoglio obbligazionario

                       Perchè è preferibile acquistare un ETF piuttosto che un singolo bond.

Condividi

Un commento

  1. Massimo 21 Giugno 2016 at 10:59 - Reply

    Ciao. Articolo interessante ma ti pongo un quesito che agli esperti può sembrare stupido.
    E’ solo da pochi mesi che mi sono affacciato al mondo degli investimenti, e trovo il tuo blog estremamente educativo per chi come me ha ben poche competenze in materia e cerca di capirci qualcosa di più.
    Subito dopo aver letto “Rendimenti finanziari e strategie d’investimento” di Siegel (consigliato da te: cito: “Una pietra miliare per chi vuole investire in azioni nel lungo periodo”), per quale motivo nel mio portafoglio PENSIONE (circa 20 anni) dovrei inserire le obbligazioni, considerato che sul LUNGO PERIODO è stato storicamente dimostrato che rendono meno e SONO PIU’ RISCHIOSE delle azioni? Grazie.

Lascia un Commento Annulla risposta