Buone Nuove dal Mondo Valutario

fxInteressante articolo della società MSCI Research circa il cambiamento che si è registrato in alcuni paradigmi classici di carattere finanziario dopo la crisi del 2008. Nello specifico si parla della copertura del rischio valutario da parte di un investitore domestico (in questo caso quello giapponese). Ne abbiamo già parlato qui ma giova ricordare il concetto anche perché fondi ed Etf stanno producendo a ritmo serrato prodotti che prevedono la parola “hedged”. Per i profani stiamo parlando di uno strumento che elimina completamente il rischio di cambio dal vostro investimento.

Se ad esempio decidete di comprare un Etf che investe nella borsa americana e di fianco trovate la parolina hedged, avrete sempre acquistato le azioni americane in dollari, ma qualcuno si preoccuperà di azzerare il vostro rischio cambio EurUsd con operazioni cosiddette a termine di vendita del dollaro stesso contro Euro. In questo modo di fatto è come se vi trovaste in casa le azioni americane quotate in Euro senza rischio cambio. C’è un piccolo cavillo però.

Ovviamente la copertura ha un costo, non è un pasto gratis. La cattiva notizia è che questo costo tende ad essere molto elevato se appartenete ad un’area economica con tassi bassi (e da questo punto di vista ci siamo dentro in pieno).

La buona notizia è che il confronto si fa con le altre aree economiche. Se hanno tassi elevati (ad esempio le azioni o le obbligazioni dei mercati emergenti), il differenziale di tasso renderà molto oneroso coprire il cambio, al limite della non convenienza. Se le altre aree economiche hanno tassi simili ai nostri la copertura costa pochissimo e soprattutto abbatterà la volatilità legata alle oscillazioni valutarie. Buona notizia perché Gran Bretagna, Giappone ed anche Stati Uniti al momento hanno tassi molto ridotti e simili a quelli europei.

Ma torniamo al punto di partenza, cosa è cambiato rispetto al 2009?

Il caso giapponese è evidente. Un investitore nipponico che comprava azioni estere e voleva tutelarsi dal rischio cambio, dal 2000 al 2008 doveva sborsare quasi il 4% all’anno per eliminare la variabile valutaria. Ovviamente la causa era legata ad i bassi tassi giapponesi rispetto ai più elevati americani ed europei. Un sacrificio mica da poco che aveva come unico beneficio la riduzione della volatilità dell’investimento di oltre 3 punti percentuali.

currencyDal 2009 in avanti non è più stato così. Tutti i tassi delle economie occidentali sono scesi verso la linea dello zero allineandosi a quelli giapponesi. Ecco allora che coprire il cambio diventava (ed è diventata) un’attività poco onerosa con il beneficio di ridurre notevolmente la volatilità.

In mezzo al mare di cattive notizie questa è una buona nuova per l’investitore e lo sarà fino a quando tutti quanti si viaggerà in gruppo. Attenzione però perché se la Fed dovesse decidere di alzare i tassi ed in Europa rimarremo inchiodati allo zero, allora anche sui cosiddetti prodotti hedged si dovranno fare ragionamenti diversi. Intanto godiamoci il momento.

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