Il Bello della Rottamazione

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C’è da scommettere che nuovi venti di crisi finanziaria porteranno le case di investimento a fare la cosa più ovvia del mondo con tutti quei fondi che, per politiche di gestione errate o semplicemente perché arrivati alla fine del loro “ciclo produttivo”, di fatto non incontrano più il gradimento del consumatore – investitore. Una bella ritoccatina alla vetrina, nuovi gadget e piano piano si mettono nella pattumiera fondi che di fatto non hanno speranza di vita. Peccato che su quei prodotti tanti investitori ci hanno creduto pagando fior di commissioni per anni.

Come ci dice Vanguard i fondi che vanno in liquidazione sono prodotti che nella maggior parte dei casi anche prima della scomparsa erano diventati una sorta di relitti spaziali vaganti. Circa il 75% degli stessi infatti non era più in grado di produrre extrarendimento rispetto al benchmark di categoria (la linea dello zero nella tabella).

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Quando vi arriva la comunicazione della casa di gestione circa un evento straordinario che coinvolge il fondo che possedete, non prendertelo come un gesto di riguardo nei vostri confronti, ma nella maggioranza dei casi come la certificazione di un insuccesso.

La stessa Vanguard pubblica poi un grafico molto interessante che mostra come questa continua attività di rottamazione è utile per mostrare costantemente alla clientela una gamma fatta di prodotti performanti e magari con tante stelline. Grazie, quelli inguardabili li avete epurati!

E infatti la tabella mostra esattamente questo fenomeno.

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Su diverse scansioni temporali e su diversi stili di investimento sono proposte le percentuali di sottoperformance medie dei fondi a gestione attiva rispetto al benchmark indicato nel prospetto. La linea rossa rappresenta il 50%.

Se nel medio periodo le sottoperformance sono consistenti (ma questa non è una novità), l’aspetto più interessante è quello del lungo periodo. I colori più scuri dell’istogramma infatti mostrano la percentuale di fondi che non riescono a battere il benchmark, mentre il numerino rosso indica la media di “excess return” degli stessi fondi sopravissuti. Tutto sommato, e con le ovvie differenze da stile a stile, tra il 50% e il 60% dei fondi non raggiunge l’obiettivo. Nemmeno così disastroso, ma c’è il trucco.

Questi valori sono rappresentativi delle performance dei soli fondi sopravissuti. Aggiungendo i rottamati ecco che più o meno su tutti gli stili il 75%-80% (e in alcuni casi anche di più) dei fondi non batte il proprio benchmark analizzandola dai 5 anni di storia in avanti.

Tutto questo per dire cosa. Non che dovete evitare i fondi a gestione attiva (mi raccomando però sempre occhio ai costi), quanto piuttosto le campagne di marketing che mettono in evidenza prodotti soprattutto nuovi, di fatto oscurando tutto il resto.

Quando un consulente vi presenta una società di investimento con fondi ricchi di stelline, rating, premi, ricordate sempre vi sta facendo guardare agli investimenti tramite lo specchio retrovisore. Più la gamma è concentrata e soprattutto stabile, più significa che le eccellenze ci sono e sono soprattutto facilmente monitorabili. Più la gamma e ampia e fatta di nomi modaioli più le vostre antenne si devono addrizzare e possibile spostare in altre direzioni.

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