Alla Ricerca della Volatilità

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Leggendo il consueto post giornaliero di Ben Carlson sul suo blog http://awealthofcommonsense.com/ ho avuto un’idea per cercare di spiegare ancora meglio il perché mi piace la volatilità dei mercai finanziari.

Nello specifico il post riguarda la corretta osservazione di Carlson circa il fatto che associare ad un investimento azionario le ipotesi (se non anche peggio le performance passate) di crescita economica di una specifica area geografica è un esercizio non corretto. Peccato che spesso e volentieri anche media specializzati guardino al Pil come ad un elemento decisivo nelle sorti future del mercato azionario. Contano le aspettative di utile, oltre ovviamente ad altri fattori e NON esclusivamente i tassi di crescita economica.

Il grafico successivo mostra infatti la volatilità a 5 anni delle azioni americane e del tasso di crescita economica. Vedete somiglianze? Assolutamente no. Qualcuno cita la deludente crescita media finora conseguita dal 2010 (2,1%) come un fattore non in grado di supportare le attuali quotazioni azionarie dello S&P500. Peccato che non esistono evidenze empiriche del contrario, ovvero che alta crescita economica eviti ribassi di borsa.

a waelt

E’ molto complicato capire questi meccanismi e probabilmente nessuno riuscirà mai a spiegarsi l’apparente irrazionalità di certi momenti borsistici. A volte la fiducia può fare molto di più di un punto di Pil e perdere tempo ad ascoltare noiose proiezioni (riviste regolarmente dopo tre mesi) da parte di autorità istituzionali è un attentato alla possibilità di sfruttare al meglio ogni momento della vita che ci rimane, anche finanziariamente parlando.

Detto questo vi dicevo dell’idea un po’ bislacca che mi è venuta.

Ho preso tutte le performance di borsa ed obbligazionarie americane dal 1927 ad oggi, andando poisemplicemente a sommare i rendimenti annui di ciascuno.

taBFonte Damodaran – Shiller

Ad esempio nel 2015, sommando la performance di S&P500 + Obbligazione decennale Usa + obbligazione a 3 mesi Usa, otteniamo un risultato di +2,85%. Il segno non conta, quello che volevo isolare erano i casi di performance annua compreso tra +3% e -3%, annate sostanzialmente immobili dal punto di vista degli investimenti. Bene, come potete vedere dalla tabella  il risultato ottenuto è il nono di sempre per variazione percentuale assoluta più ristretta.

Quindi direte voi? Giusta osservazione. Sono allora andato a vedere qual è stato il risultato di questa sommatoria nell’anno successivo l’evento. Anche in questo caso il segno del risultato interessa il giusto.

Bene, negli anni successivi è emersa sempre la doppia cifra (tranne nel 2001), a volta con numeri anche importanti.

Con questo non si vuole dare un’indicazione sul fatto che il  mercato salirà o scenderà nel 2016 (per il momento siamo comunque a +15% confermando la statistica), ma che i cicli di borsa sono fatti così.

Anni di stanca, di incertezza, di paranoie e poi senza motivo si sale o si scende in modo esplosivo, inutile cercare spiegazioni. Non possiamo sapere quale sarà il momento giusto, sappiamo però che il mercato vive di volatilità e lo farà sempre a differenza del Pil che può rimanere stagnante per lustri interi.

E io in quella volatilità voglio rimanerci fino a quando il mio orizzonte temporale sarà sufficientemente lungo.

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