Non fa ancora caldo a Wall Street

caldo

Ormai ogni giorno appare qualche analista che indica nella borsa americana quella con le prospettive di rendimento più grame per la prossima decade e questo alla luce delle valutazioni raggiunte. La cosa che però nessuno vi dice è che se osserviamo il ritorno annuo di un investimento sulla borsa americana negli ultimi 10 o 20 anni siamo ben sotto la media storica.

Un lavoro egregio è stato fatto da Richard Bernstein sul suo blog. In pratica l’advisor americano ha ordinato le performance a 1, 3, 5, 7, 10 e 20 anni dello S&P500 in versione total return, quindi comprensiva di utili.

Negli ultimi 12 mesi ad esempio il ritorno totale è stato di quasi il 14% con il ritorno mediano del corrente bull market pari al 15,1%. Suddividendo idealmente in 5 quintili (quindi suddividendo in 5 fette le performance annue dal 1926 ad oggi della borsa americana), il risultato degli ultimi 12 mesi si inserisce nel terzo quintile. Non siamo di fronte ad un anno eccezionalmente “caldo” insomma.

Terzo quintile anche analizzando il total return a 3 anni (12,3%), secondo quintile (quindi ancora sotto livelli che caratterizzarono i picchi del passato) analizzando il rendimento annuo a 5 anni, secondo quintile sui 7 anni (13,8% annuo). Quest’ultimo caso è particolarmente utile perché prende dentro i numeri riferiti al momento di partenza del corrente bull market nel 2009. Quindi non abbiamo quotazioni a sconto ma nemmeno surriscaldate.

rba1Come però avevo anticipato le vere sorprese vengono dal rendimento a 10 anni e da quello a 20 anni.

Il ritorno annuo dell’ultima decade, complice il 2007-2008, si riduce al 7,5% (il quarto quintile delle rilevazioni storiche e quindi ad un gradino dalle più basse storicamente parlando); a 20 anni questo valore sale leggermente al 8,2% annuo, ma sempre all’interno del quarto quintile.

rba2Possibile che questi valori rappresenteranno per l’azionario la nuova normalità, ma dire che il mercato azionario sta vivendo una stagione di eccessi è una grande sciocchezza. Nulla vieta che possano esserci correzioni e anche pesanti (ci sono sempre state nella storia), ma sia nel breve periodo che nel lungo periodo i ritorni finora conseguiti non sono tali da far pensare a mercati eccessivamente surriscaldati.

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