Déjà Vu sui Tassi?

Magari non sarà così stavolta, però i cicli di borsa sono fatti per ripetersi con una certa frequenza (in analisi tecnica c’è proprio una vera e propria letteratura su questo) e quello che stiamo vedendo sui tassi di interesseamericani sa tanto di deja-vu.

Perché dico questo? Osservate l’andamento del tasso decennale americano nel 2013, 2014 e 2015. Prima della chiusura dell’anno i rendimenti cominciano a salire e poi appena il calendario dà il benvenuto all’annuo nuovo gli acquisti di obbligazioni arrivano a raffica.  Nel 2014 i tassi scesero di quasi 50 punti base, nel 2015 di oltre 60, nel 2016 di 80 punti base.

tnote

Perché questo accade non lo possiamo ovviamente sapere, ma parlare di combinazione casuale ci sempre un po’ da fatalisti.

Questi cicli prima o poi si interrompono ed anche stavolta il 2017 potrebbe non andare come nel triennio precedente, ma la sensazione di gestori che stanno prendendo profitto su un mercato obbligazionario è forte. Mediamente i bond hanno reso quest’anno tra il 4% e il 5% con rendimenti mondiali che partivano da un valore medio del 2% a scadenza il primo gennaio 2016.

Nessun cambio di tendenza per ora, ma una bella boccata di aria fresca (ribasso dei prezzi significa margine di utile per l’anno successivo per tutti i gestori) per affrontare il 2017 con un’arma, quella obbligazionaria, che rischiava di essere non solo spuntata, ma anche antieconomica alla luce di tassi negativi o prossimi allo zero.

 

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Grafico della Settimana: Nasdaq Biotech

Continuano i post che mirano a mettere in evidenza gli andamenti grafici più interessanti ed originali di asset finanziari assolutamente replicabili da ogni investitore tramite fondi/ETF/ETC/Azioni/Obbligazioni/Valute.

La speranza è che questi spunti possano essere di aiuto nelle scelte di investimento presenti e future.

I grafici, per volontà dell’autore, non saranno commentati proprio perchè verranno selezionati solo quelli che “parlano da soli”.

Questa settimana presentiamo l’indice relativo alle biotecnologie americane. Uno degli indici di borsa più sensibili all’andamento dei sondaggi elettorali è sui supporti. Considerando che il nemico dichiarato è Hillary Clinton il mercato sembra pronto ad emettere la sua sentenza…ma ancora non se la sente.

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Educazione finanziaria, non mettiamo la testa sotto la sabbia!

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Quelli  che vedete riportati sopra sono i risultati del test PISA sull’alfabetizzazione finanziaria di 18 paesi Ocse tra cui l’Italia. Il risultato è sconsolante, ma prima di entrare nel dettaglio vi spiego cosa intende l’Ocse per alfabetizzazione finanziaria e cosa sono i test PISA.

PISA 2012 definisce l’alfabetizzazione finanziaria come “…la conoscenza e la comprensione dei concetti e dei rischi finanziari unite alle competenze, alla motivazione e alla fiducia in se stessi per utilizzare tale conoscenza e comprensione al fine di prendere decisioni efficaci in un insieme di contesti finanziari, per migliorare il benessere finanziario delle singole persone e della società e consentire la partecipazione alla vita economica”

Per capire le competenze degli studenti che terminano il periodo della scuola dell’obbligo sono stati effettuati dei test attitudinali che miravano a

indicare in quale misura gli studenti quindicenni hanno acquisito il bagaglio di conoscenze e di competenze finanziarie necessario per la transizione dalla scuola all’istruzione superiore, al mondo del lavoro o dell’imprenditoria

Per la prima volta a test attitudinali su proprietà del linguaggio, di lettura, di matematica, ecc… si è voluto affiancare nel 2012 il grado di conoscenza e competenza finanziaria dei nostri ragazzi ed il risultato è sconsolante.

La classifica dice già tutto, non merita grandi commenti.

I risultati dell’Italia in materia di alfabetizzazione finanziaria sono inferiori alla media dei 13 Paesi ed economie dell’OCSE che hanno partecipato all’indagine. Più di uno studente su cinque in Italia (21,7% rispetto al 15,3% in media nei Paesi ed economie dell’OCSE) non riesce a raggiungere il livello di riferimento per le competenze di alfabetizzazione finanziaria (Livello 2). Solo il 2,1% degli studenti raggiunge il livello più alto nella scala PISA (rispetto a una media del 9,7% nei Paesi ed economie dell’area OCSE. Continua a leggere

Se economia reale ed economia finanziaria non si parlano

Lo sapete, il consiglio che offriamo sempre ad un investitore non professionista per sfruttare al meglio il suo tempo è quello di evitare di perdersi in astrusi ragionamenti circa l’evoluzione futura dei mercati finanziari alla luce di dati o eventi attuali. Anche in caso di capacità eccellenti di analisi, sono talmente tanti coloro che nel mondo hanno accesso a informazioni privilegiate rispetto alle vostre che sarete sempre e comunque in ritardo (ammesso e non concesso che conoscere in anticipo certe informazioni serva a qualcosa).

Pensate che questo nostro pensiero sia superficiale? Liberi di farlo, ma qualcuno dovrebbe spiegarci questo grafico.

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Mentre negli ultimi 5 anni Wall Street faceva segnare un rendimento annuo superiore al 11% grazie all’investimento in un semplicissimo indice S&P500, l’economia reale arrancava. Come si possono giustificare apprezzamenti così forti dell’azionario a fronte di crescita economica inferiore al 2% annuo? E che dire della produttività salita di un modestissimo 0,6% annuo? La partecipazione al lavoro ed i proprietari di case sono calati, esattamente come la ricchezza media reale. Lato aziendale gli utili sono cresciuti di meno del 1% annuo, con i ricavi altrettanto stitici (+1,2%). Come mai allora i mercati stanno salendo? Continua a leggere

Postafuturo da grande, buona idea ma troppo costosa

Nei giorni scorsi, navigando in rete tra i prodotti finanziari destinati ai minorenni, mi sono imbattuto nella polizza assicurativa Postafuturo da grande di Poste Italiane.

In passato i tassi di interesse più elevati permettevano a Poste di emettere Libretti e Buoni Postali certamente interessanti sia lato educazione finanziaria del bambino, sia rendimento (ad esempio ricordo con piacere i buoni postali indicizzati all’inflazione il cui collocamento è purtroppo sospeso come si vede qui )

Tra i prodotti in collocamento rimane qualche cosa che ha ancora contenuti perlopiù educativi, mentre praticamente nulla rimane lato crescita del capitale.

Di recente è stata emessa questa polizza denominata Postafuturo da grande a favore di bambini da zero a 10 anni. Continua a leggere

Navigare tra le obbligazioni emergenti

Studio interessante di SPDR Etf sul mercato sempre più ricco dei bond emergenti. In 15 anni il numero delle emissioni è cresciuto secondo Barclays del 1719%  superando i 9 trilioni di Dollari. Non tutto il mercato è accessibile agli investitori stranieri con l’investibile che comunque supera i 4 trilioni. Una bella sommetta che si  è andata ad infilare soprattutto nei prodotti gestiti  attivi ed a replica passiva.

Come si sono comportati i gestori con riferimento a questa particolare asset class?

Nella tabella riportata qui sotto abbiamo una risposta poco incoraggiante.

etf1Fonte: Spdr Etf

Che l’universo siano i bond in valute forti (Dollaro ed Euro in particolare) o le valute locali emergenti, sulla distanza dei 5 anni oltre il 90% dei gestori fa peggio dei rispettivi benchamrk di riferimento.

Costi e tanto altro tra le motivazioni che hanno determinato questo andamento deludente. Nel rapporto di SPDR si intravedono però particolari interessanti. Continua a leggere